Le elezioni primarie, pure quelle del PD coi propri limiti, sono un esercizio di vera democrazia

- Politica Istituzioni di Giovanni Festa
I tre candidati alla segreteria PD: Maurizio Martina, Nicola Zingaretti e Roberto Giachetti
I tre candidati alla segreteria PD: Maurizio Martina, Nicola Zingaretti e Roberto Giachetti

Le elezioni Primarie del Pd per la scelta del segretario nazionale e, in Campania, anche di quello regionale, sono davvero quella prova descritta dai manifesti che le lanciano: “La parola alla Democrazia” E ciò per quanto – tranne alcune eccezioni – In Italia, nella regione, nella provincia e a Benevento siano state confinate ai margini. Questa prova di partecipazione è tanto più importante oggi, nei tempi bui della cosiddetta 'democrazia digitale', che si risolve in un appello virtuale e incontrollabile alle urne immateriali, fatto nel tentativo palese di sgravare di responsabilità la classe dirigente, annacquando le scelte nella perdita progressiva dei valori, con la complicità di una platea ristretta e fanatica che compulsa in modo frenetico la tastiera di un computer.

Quand'anche, pertanto, si contassero sulla punta delle dita di una mano, gli elettori che domenica 3 marzo parteciperanno a questa prova allestita dal Pd saranno almeno fisicamente individuabili e vorranno e dovranno scegliere all'opposto, cioè, per responsabilizzare la classe dirigente del loro partito, chiamarla a darsi una nuova identità, a ritrovare la fisionomia perduta di opzione politica definita e individuabile come possibile, concreta alternativa all'attuale deriva. Quasi non a caso le Primarie paiono addirittura sparite dai radar dell'informazione e dall'agenda politica, perché comunque segnale di fermento ed attività di parte dell'opposizione, per quanto flebile nella voce e dai contenuti non sempre 'riconoscibili'.

Poi ci sono i limiti, risaputi. Una interpretazione 'infelice' della realtà ha reso il Pd meno credibile e, come conseguenza, ampi segmenti d'elettorato lo hanno ritenuto poco affidabile. Peraltro, non a torto visto il grado di litigiosità interna che ne ha anche frammentato il messaggio rendendolo del tutto incomprensibile, in aggiunta alla palese timidezza nello scoprirsi di opposizione ma senza alcuna efficacia, politica e comunicativa.

Le Primarie, inoltre, soffrono della patologia del voto 'cammellato' laddove esse si fanno strumento di mero potere, veicolano una volontà di egemonia – da ribadire o da impiantare ex novo -, rifuggono la logica del ricambio, servono a coltivare (ancora) ambizioni personali camuffate da interesse pubblico (di partito).
E' una chiave di lettura dell'appuntamento nelle terre del Sannio che - nella prevedibilità degli esiti nazionali e per la segreteria regionale (in Campania sono i voti del presidente De Luca a decidere delle sorti 'democratiche') - sono pure un esperimento di 'dissenso' dalle consolidate linee-guida dell'ultimo decennio e oltre. Una novità che è pure il suo contrario, dal momento che il confronto, la conta, è sempre all'interno della nomenklatura (e dell'indotto...) che ha dilapidato nel tempo il patrimonio di consensi del centrosinistra, sempre ‘cadendo in piedi’ ovvero prendendo le distanze e cercando all'esterno le cause del proprio fallimento.