Primarie, una prova riuscita di 'vera' democrazia col risultato di due anime nel Pd sannita

- Opinioni IlVaglio.it

Prova di democrazia 'reale' era nelle intenzioni, e tale è risultata nei fatti. Con una partecipazione popolare certo lontana dai fasti di Veltroni/Prodi, ma ben più che incoraggiante ad un anno dalla disfatta nelle elezioni politiche. Le Primarie del Pd offuscano, come è ovvio, le consultazioni on line degli ex alfieri del cambiamento, conferendo loro il valore di assemblea condominiale allargata, mentre il combinato disposto d'inizio marzo fra la manifestazione antirazzista a Milano e il milione e mezzo alle urne di un partito ridà fiato e magari voglia di riappropriarsi di un ruolo davvero politico e definito da parte di una vasta area di centro-sinistra. Che intende opporsi al declino del Paese, maturato in appena un anno di (s)governo gialloverde, ed alla deriva naturale (politica, economica, sociale, culturale) dello stesso dovuta alla matrice della peggiore destra possibile, tenuta insieme da una trama fatta di paura, risentimento, bramosia di potere – in nulla distinguendosi dalle infelici esperienze governative del passato rispetto alle quali veniva promessa una cesura netta (e quindi con l'aggravante della 'fuffa' elettorale).

Le certezze del piano di sopra – era trascorsa un'ora dalla chiusura dei seggi e già il nome di Nicola Zingaretti veniva associato alla carica di segretario nazionale - si dissolvono sul territorio. Sappiamo che l'appuntamento ha avuto anche il valore della conta della fronda all'attuale segreteria provinciale, ovvero alla trimurti De Caro-Mortaruolo-Valentino, e sappiamo che il cambio di riferimento 'centrale' (il voto ortodosso nel Sannio era tutto per il candidato Martina) giocoforza detterà una convivenza tra i due Pd del Sannio, adesso. Quello abbarbicato alle cariche (“Valentino è il nostro segretario provinciale e lo sarà fino al 29 ottobre del 2021”, ha proclamato De Caro in una recente conferenza stampa) ed al peso politico del pacchetto di voti che dovrà fungere da garanzia soprattutto in chiave regionale, e quello estromesso da tutto ma scalpitante, in grado per esempio di allestire una seconda lista per le imminenti elezioni provinciali, ovviamente disconosciuta, e desideroso di monetizzare la nuova mozione di fedeltà che ha inteso esprimere. In questa tenaglia, per farla semplice, corrono il rischio di essere stritolati i possibili elettori, cioè coloro su cui contare per riannodare il discorso della competitività per ritornare a governare gli enti locali.

Ultimi colpi di coda e primi tentativi di detronizzazione, quindi, rispondono a due spinte uguali e contrarie, determinano cioè il rischio di un immobilismo che, magari, è superabile davvero attraverso una 'revisione condivisa' della guida: prendendo atto dei risultati, convocando gli organi politici e rinfrescando i volti di riferimento per evitare, al Pd sannita, di aggravare l'effetto-Renzi che, nel Paese, ha condotto al successo Zingaretti.

Nonostante una affluenza da non sottovalutare, al netto del voto organizzato dai soliti collettori, il peso di un nuovo, possibile ridimensionamento grava sulle spalle dell'attuale classe dirigente del partito (di maggioranza e... dell'opposizione scopertasi tale solo oggi), chiamata a dare una risposta matura. Dati i precedenti, la scommessa potrebbe non essere vinta – prima testimonianza la nota diffusa, a commento, dal segretario Valentino (leggi): affluenza locale e complimenti a Zingaretti rientrano nella prassi, e sono giunte molte ore dopo il consolidamento dei dati, mentre rientra in uno schema che si ritiene inviolato il riferimento alla positiva “performance” regionale di De Caro...