Benevento impiega 27 anni per accettare in dono l’Hortus e regolamentarlo: “mettimmece scuorno”

- Politica Istituzioni di Carlo Panella

La notizia, ufficiale, è che ieri il Consiglio Comunale di Benevento “ha proceduto all’accettazione della donazione del maestro Mimmo Paladino e all’acquisizione al patrimonio comunale dei relativi beni, nonché all’approvazione del regolamento per l’uso dell’Hortus Conclusus con 23 voti favorevoli e 1 contrario”. Sempre ufficialmente Palazzo Mosti, oggi, ha fatto sapere che “il sindaco di Benevento Clemente Mastella ha avuto stamani un cordiale colloquio con l’artista originario di Paduli e ricevuto un suo messaggio di ringraziamento per aver condotto a buon fine l’annosa vicenda”.
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Tutti vissero felici e contenti? No. Perché finalmente ieri è stato solo steso un pietoso velo su una vicenda che plasticamente getta scorno sugli amministratori (degli ultimi decenni e di ogni parte), di questa città, ma soprattutto su coloro che li hanno eletti. Il popolo elettore che non solo non è innocente, ma è invece il principale responsabile, come lo è ogni mandante in un delitto rispetto all’esecutore materiale. Andiamo per ordine.
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Le parole sono importanti e innanzitutto ricordiamo cos’è il Consiglio Comunale; come da Statuto della Città, è “il legittimo rappresentante della volontà popolare”, la “massima espressione democratica di Benevento” ed esprime la volontà della comunità”. Dunque, ieri 5 marzo 2019 “il popolo di Benevento” ha accettato e regolamentato l’uso della meravigliosa installazione inaugurata, nel centro storico, nell’ex Convento di San Domenico, nel 1992. Esattamente, 27 anni fa!
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La corrente dominante (il nuovo mainstream) di questi anni esalta la parola popolo e lo fa in un senso nazionalista. Non lo esplicita perché tale accezione ancora non è spendibile: c’è ancora memoria dei disastri prodotti dal nazionalismo. Per cui a nazionalista si preferisce la parola sovranista, ritenuta più presentabile anche per l’appiglio fornito dall’Articolo 1 della Costituzione Italiana per il quale, appunto, la sovranità appartiene al popolo “che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
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Lascio da parte, qui, le pur interessanti questioni generali del sovranismo o del populismo, restringo il campo a Benevento e alla parte dell’articolo 1 che ho virgolettato. Per ribadire ciò che da decenni scrivo e cioè che il popolo – inteso come elettorato attivo - non è mai innocente (né può dirsi tale) o irresponsabile per quanto producono coloro che manda a governare. E l’assurda vicenda della “sregolata” e non formalmente accettata - per 27 anni - installazione dell’Hortus Conclusus di Paladino è solo un’ulteriore conferma.

Tra i tanti monumenti testimoni dell’illustre e plurimillenario passato di Benevento, c’è anche, l’Hortus Conclusus il più significativo, degli ultimi decenni, se non proprio dell’intero secolo scorso. Il merito di chi lo volle e lo realizzò allora è stato però offuscato dal grande demerito di tutti coloro che, dal 1992 in poi, non solo l’hanno tenuto male e trascurato ma nemmeno hanno provveduto ai più elementari successivi adempimenti per i quali si è provveduto solo ieri in Consiglio: accettare in dono un’installazione e regolamentarne la fruzione.
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Nei 27 anni sregolati trascorsi, la vicenda-Hortus, periodicamente, è tornata agli onori delle cronache e degli scontri politici. Riferendoci solo all’ultimo periodo, ricordiamo in link: 1) le polemiche del 2015 per una denuncia sull’incuria fatta dal TG1 (leggi); 2) poi quelle più propriamente relative alla regolamentazione dell’uso e alla donazione, con la possibilità di spostare la querelle in tribunale (leggi); 3) con gli interventi di assessori comunali dell’epoca e precedenti (leggi); 4) quindi nel 2016 la perdurante incuria coi risentimenti degli amministratori rispetto a chi lo faceva notare (leggi); 5) i primi sopralluoghi (leggi) della nuova (attuale) amministrazione; 6) l’intervento dei volontari di Campus per ripulire l’Hortus dalle erbacce (leggi); 7) fino al 2017, con la vicenda della testa mozzata di una delle statue di Paladino che fanno parte dell’opera (leggi).
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Nei 27 anni trascorsi “il popolo sovrano” ha potuto sapere delle mancanze amministrative e regolamentari di coloro che si sceglieva per governare Benevento nelle varie elezioni comunali dal 1992 al 2019 (se ne sono svolte ben sei !). Oltre all’incapacità di tenerlo pulito e al riparo dai vandali, incessanti, al punto che, come ricorda Wikipedia, a 13 anni dalla sua realizzazione, nel 2005, fu necessario un restauro del complesso che già presentava i primi segni di abbandono… I bronzi furono ripuliti e trattati contro la corrosione e cancellate le scritte dalle panchine, il verde fu curato e le fontane riattivate”. Come sopra linkato, dopo qull restauro il degrado è tornato a farla da padrone e anche l’attuale Giunta Mastella ha dovuto chiedere, a giugno scorso, alla Regione Campania 270mila euro anche per riqualificare l’Hortus Conclusus.
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Ora non c’è sciocchezza maggiore di identificare come un unico soggetto il popolo che è in realtà un indistinto composto da intelligenti e sciocchi, probi e vandali, operosi e sfaccendati, tolleranti e pettegoli. Ma, se proprio dobbiamo dar retta al mainstream del popolo Vergine e Sovrano, ebbene questo popolo di Benevento ha su di sé lo scorno per l’accaduto. Sapeva delle mancanze ma non se n’è curato, perché qui conta e va difeso solo ciò che è di proprietà privata o lo può diventare. Qui si preferisce mandare a Palazzo Mosti il parente, il professionista di riferimento (medico, avvocato, ingegnere…), il conoscente e si prescinde del tutto da una valutazione sulla capacità di gestione della cosa pubblica del prescelto. Con un consegente scadimento progressivo delle amministrazioni inarrestabile, fallimenti (dissesti finanziari…) a catena, sprechi di soldi, servizi scadenti e tasse alle stelle.

Altro che élite, da cui l’innocente popolo deve difendersi! Ritornello che serpeggia, anche qui, sui social, tra gli insulti e le aberranti esternazioni degli ignoranti e degli aggressivi leoni da tastiera: gli stessi che per decenni hanno eletto questi amministratori. I governanti di Benevento non sono caduti dal cielo, come si credeva per le statue degli dei duemila anni fa, ma sono invece precisa immagine e somiglianza del popolo elettore.

Né questo stringente legame di colpevolezza, per non dire correità, è scoperta mia: l’ha detto Aristotele oltre duemila anni fa, poi ripreso e rilanciato da tanti, da De Maistre a Churchill: “Ogni popolo ha il governo che si merita”. Nessun trionfalismo dunque per aver impiegato 27 anni ad accettare un dono e dargli una normativa. A capo chino a Palazzo Mosti e sulle testiere di pc e smartphone, “il popolo” di Benevento può solo vergognarsi per questo buco di 27 anni e provare con umiltà e serietà a far meglio. Intanto: mettimmece scuorno !