I pini del Viale Atlantici: segati i tronchi e i rami di tutti, ma nessuno tocchi la pagliuzza nel mio giardino

- Politica Istituzioni di Giovanni Festa

Ci sarà sicuramente chi, astuto e/o di lungo corso, non mancherà di cogliere lo spunto più interessante offerto dal dibattito politico in questi ultimi giorni: la pena di morte cui sono stati condannati i pini del viale degli Atlantici, in città. L'implacabile ghigliottina si è abbattuta su tronchi e rami al termine di un processo da tanti ritenuto sommario, istruito su elementi discutibili e giunto ad un verdetto troppo celere. I maggiori partiti dell'opposizione (Pd e M5S), all'attuale esecutivo a trazione mastelliana, hanno rimarcato il loro dissenso, cavalcando l'onda della protesta cittadina, lo sconforto pubblico per la dissezione del polmone verde, lo scarabocchio vergato sullo storico disegno del viale che rievoca un'epopea fascista, la ferita inferta alla memoria dell'infanzia. Agronomi, ambientalisti, studiosi, frontisti in generale non hanno mancato di fornire il loro appoggio ai tronchi mutilati e cadenti, connettendo la difesa del verde a un più ampio ammodernamento urbanistico, secondo una sequenza temporale che non facesse della inusitata fretta il perno su cui far ruotare gli interventi dell'amministrazione in carica.

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I pini in questione hanno poco più di ottanta anni di vita: messa a dimora e loro senso sono illustrati da un bell'articolo di Mario Pedicini sull'ultimo numero di Realtà Sannita, inquadrati in più ampio contesto rievocativo ma anche di prospettiva futura (“Restyling per Viale degli Atlantici”).

Esistono - o esisterebbero o comunque non sarebbero legate a necessità assoluta, secondo la prospettiva politica di riferimento - perizie che tengono assieme le misure radicali adottate all'emergenza che impone di intervenire.

Purtuttavia, mentre è lecito che si sollecitino progetti d'ampio raggio (e prospettive di calendario piuttosto dilatate...), esistono oggi piccoli interrogativi magari rimasti inevasi in questi ultimi ottanta e poco più anni di vita: 1) chi ha manutenuto le piante mentre il tempo ha fatto il suo vergognoso lavoro di scorrere via perché tutto ciò non accadesse e dove si è annidato il moto di indignazione popolare? E in diretta dipendenza 2) chi potrebbe giurare che proprio quell'anziano lì, col bastone per giunta, non inciampi nella infida sconnessione del marciapiede? 3) chi è in grado di escludere categoricamente un destino così cinico e baro da lasciar cadere un rametto sulla zucca del viandante al primo alito di vento?

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Accade, talvolta, di spingere al paradosso pure la “sindrome Nimby (not in my back yeard”: s'ingrossi pure la trave della nostra inconsapevolezza politica (e il furto della nostra memoria futura), oltre il confine, ma che non venga segata la pagliuzza del mio giardino.