Mastella ottiene, dopo il presidente, anche la maggioranza nel Consiglio Provinciale di Benevento

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Il presidente della Provincia Di Maria e il sindaco di Benevento Mastella
Il presidente della Provincia Di Maria e il sindaco di Benevento Mastella

Il risultato, a distanza di poco più di due anni, si è finalmente sbloccato nel Consiglio Provinciale di Benevento. Dal pareggio sancito dal fischio finale del 10 gennaio 2017 – finì 5 a 5 fra le opposte forze di centro (destra/sinistra), furono le prime elezioni dell’Assemblea della Rocca all'indomani del ritorno sulla scena politica locale di Mastella, divenuto sindaco della città capoluogo poco più di sei mesi prima - si è passati alla vittoria, netta, del centrodestra, in tal modo allineando l'esito della seconda domenica di marzo a quello della proclamazione del 1° novembre 2018 di Antonio Di Maria quale nuovo presidente della Provincia, non solo successore di Claudio Ricci, ma anche giustiziere della pluriennale esperienza del centrosinistra. L'omogeneità è stata raggiunta, quindi, sottraendo – ed è questo il primo dato politico – l'amministrazione dell'Ente agli 'equilibrismi' del recente passato.

Questo fondamentale aspetto, cioè l’aver garantito governabilità alla Rocca dei Rettori, è dovuto in larghissima, se non totale, parte alla macchina da guerra ceppalonese (il sindaco del capoluogo e Luigi Barone, con qualche altro pensatore cittaino...). La saldatura con l’ondivago centro ha partorito la nascita di due liste (L’Altro Sannio, Noi Sanniti) comunque ricollegabili alla leadership del sindaco di Benevento, che hanno dragato poco meno del 60% dei voti ponderati: sei i consiglieri eletti (Parisi, Bozzuto, l’ex piddino Napoletano; Nino Lombardi, Paglia, Cataudo), equamente suddivisi fra le due liste ed è sostanzialmente inutile ricorrere a particolari alchimie per capire se vi sia stato vantaggio per l’una o l’altra componente di riferimento in esse presenti (vanno avanti se marciano insieme). La acclarata vitalità politica di Mastella, tornato ad affacciarsi alla scena politica ripartendo dalla sua terra, è elemento ormai imprescindibile con cui fare i conti considerata la sua capacità di tradurla in voti sonanti in grado di assicurare prima il controllo del comune capoluogo, poi di completare – dopo un blitz fallito per un soffio nel 2017 – la filiera alla Provincia, con Presidenza e maggioranza assoluta dei consiglieri. Ovvio che il prossimo passo siano, sul territorio, le Elezioni Regionali del 2020, declinate chissà secondo quale aspirazione (se diretta o, ancor più importante, ‘indiretta’).

Anche perché il settimo consigliere ascrivibile al centrodestra della Rocca (Montella, di Sannio in Movimento), nel suo essere alfiere di un percorso alternativo - seppur non in aperto contrasto con la coalizione di matrice ceppalonese - non ha poi mietuto tantissimo (10,13%). Parlerà, questa lista, di un successo per aver conservato il seggio di due anni fa col medesimo rappresentante di allora (segno di un voto indirizzato con intelligenza), avrà certo dato un segnale di esistenza in vita, ma giungerà alla consapevolezza del valore inutile del suo apporto se non in un contesto di coalizione ben definita, dentro la quale esercitare magari il più classico dei poteri di interdizione, fra i mille distinguo politici del caso.

Il capitolo di centrosinistra è anch’esso di non complessa lettura. E’ passato da 5 a 3 (Renato Lombardi, Ruggiero, Carofano) consiglieri, al lordo della presenza, due anni fa, del centrodestra di Barone. Dovesse prendersi per buona la considerazione fatta dal segretario provinciale del Pd Carmine Valentino in occasione della recente conferenza stampa tenuta dal deputato Del Basso De Caro, e cioè che si sarebbe badato all’andamento della sola lista riconosciuta dagli organi di partito (quella col simbolo), ebbene si deve parlare di dimezzamento dei consiglieri: dai 4 delle due liste ‘apparentate’ di due anni fa ai 2 della sola lista di bandiera questa volta, con un riduzione in percentuale del voto di preferenza da oltre il 40% a poco meno del 17%. Non proprio qualcosa di cui andare fieri. Ma c’è tempo, almeno fino al 2021, quando verranno rinnovati appunto gli organi del partito nel Sannio, per proseguire l’opera di demolizione… Nell’analisi quindi preventiva che Valentino ha inteso offrire del voto alla Rocca il consigliere eletto con Sannio Campania Europa (Carofano, sindaco Pd di Telese Terme) è non solo la certificazione di un successo (poco più del 14%) di una lista che due anni fa non esisteva, ma anche il segno che la mela democratica è divisa quasi a metà.

Se, invece, accomuniamo le due liste (Pd e Sannio Campania Europa) nella categoria politica del ‘centrosinistra’, come correttamente si dovrebbe fare nel partito ‘plurale’ invocato e non praticato, il risultato finale sia pure di un elezione fra ‘eletti’ sarà un 30% o poco più che, pur segnando sempre un arretramento notevole rispetto alla tornata elettorale di due anni fa, può essere almeno considerato un punto di (ri)partenza per (ri)guadagnare credibilità, e voti. E’ ovvio che tutto dipenda dalle condizioni di novità con cui ci si vorrà presentare un domani all’elettorato.
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L'elezione del Consiglio provinciale, come sappiamo, è di 'secondo livello', ovvero prevede - a seguito delle modifiche introdotte dalla Legge 56/2014 (c.d. Delrio) - che si rechino all'urna solo gli eletti componenti le varie amministrazioni comunali sannite, il cui voto non ha lo stesso valore dipendendo dal rapporto fra popolazione (i comuni sono divisi in cinque fasce demografiche: fino a 3000 abitanti; 5000; 10000; 30000; 100000) e rappresentanti politici (indice di ponderazione). Ogni voto espresso ha dunque peso differente. In questa occasione, l'indice di ponderazione definitivo (il coefficiente per il quale moltiplicare il voto) è stato il seguente: 56 per i 558 votanti relativi a comuni di fascia A; 100 per i 221 votanti per comuni di fascia B; 177 per i 91 votanti dei comuni di fascia C; 253 per i 34 votanti per comuni di fascia B; 654 per l'unico comune di fascia A (Benevento) ed i suoi 33 votanti.

Si desume, infine, che il numero degli aventi diritto al voto è 937: lo hanno esercitato in 870, pari al 92,84% (due anni fa si registrò il 90,6% con 768 votanti su 848 aventi diritto). Il Consiglio sostituito, quello di due anni fa, pur con la suddivisione della posta concesse agibilità politica al centrosinistra con il riconfermato presidente Claudio Ricci, grazie ai 4 consiglieri eletti in quota Pd (2 dalla lista ufficiale e 2 da quella collegata e 'riconosciuta', a differenza di quest'anno) con la spruzzata di centro/centro di un consigliere (inutile specificare che questa volta il centro ha svoltato a destra sin dalla fase delle candidature); dalla parte opposta, alla Rocca salirono in 4 dalla lista mastelliana 'diretta' ed un azzurro di Forza Italia.