Come Don Abbondio, Mastella non va controvento. “Il coraggio, uno non se lo può dare”, e nemmeno conviene…

- Politica Istituzioni di Carlo Panella

“Don Abbondio (il lettore se n’è già avveduto) non era nato con un cuor di leone… Don Abbondio, assorbito continuamente ne’ pensieri della propria quiete, non si curava di que’ vantaggi, per ottenere i quali facesse bisogno d’adoperarsi molto, o d’arrischiarsi un poco…”. Così Manzoni nel primo capitolo del Romanzo descriveva il curato impaurito alla vista del possibile pericolo (costituito dai bravi di Don Rodrigo). E più avanti nel libro, al cospetto del nobile cardinale Federigo Borromeo - che gli chiedeva spiegazioni - gli faceva pronunciare la famosa frase: “Il coraggio, uno non se lo può dare”. E quindi se non lo hai…
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Si parva licet componere magnis (se è lecito paragonare le cose piccole alle grandi), anche il sindaco di Benevento non è un cuor di leone. Mastella avrà le sue doti, si può immaginare. Una di esse, anzi, è certa: la capacità di seduzione di una parte decisiva del popolo elettore beneventano. Nel 2016 è riuscito a farsi scegliere come l’uomo del cambiamento nella gestione del potere, dopo aver esercitato il potere, in vari modi e in vari luoghi, pressoché ininterrottamente, nei quarant’anni precedenti, dal 1976. Ma il coraggio dell’amministratore, no, non è proprio il suo punto forte.
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L’ultimo esempio è stato la odierna, nuova chiusura preventiva delle scuole, dei parchi pubblici e cimitero per l’annunciato allarme-vento forte emanato della protezione civile. Prima di Mastella, le scuole si chiudevano in casi rarissimi e solo per delle avvenute copiose nevicate. Alla prova dei fatti, oggi, la ventilazione in città pur se notevole è stata sopportabile: le scuole potevano rimanere aperte. In tante altre circostanze, lo stop alle lezioni è stato dato per paura di danni derivanti da pioggia, neve o generico maltempo. Perché?

Perché in caso di effettivi danni alle persone, derivanti da tali prospettate circostanze climatiche, il sindaco avrebbe potuto subire conseguenze, anche in sede giudiziaria, per non aver chiuso le scuole. Solo apparente è la contraddizione dettata dal fatto che lui ha aperto molte scuole in assenza della preventiva certezza della loro sicurezza antisismica. In questo caso l’evento potenzialmente dannoso (il terremoto) è imprevedibile, a differenza dei diramati allarmi climatici. Diversa quindi è anche la successiva valutazione della responsabilità del sindaco. Ed è solo questo l’elemento dirimente, quello che prevale, anche rispetto ai danni che questi frequenti stop (all’erogazione di un pubblico servizio) sicuramente producono agli studenti e alle famiglie.
Del resto, Mastella ha ribattuto in questi anni alle critiche in merito pure dicendo che è facile avanzarle quanto non si è esposti personalmente alle eventuali conseguenze, come lo è il sindaco.
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E qui ancora (sempre, si parva licet…) il ceppalonese sembra sovrapporsi a Don Abbondio, di fronte a Federigo che lo rimproverava per il servizio matrimoniale non reso a Renzo e Lucia; leggiamo ancora dai ‘Promessi Sposi’: “ Ma voi, - proseguì e concluse il cardinale, - non avete visto, non avete voluto veder altro che il vostro pericolo temporale; qual maraviglia che vi sia parso tale, da trascurar per esso ogni altra cosa?”.
E don Abbondio al cardinale : Gli è perché le ho viste io quelle facce, - scappò detto a don Abbondio; - le ho sentite io quelle parole. Vossignoria illustrissima parla bene; ma bisognerebbe esser ne’ panni d’un povero prete, e essersi trovato al punto”.
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Ecco, Mastella è, rimanendo in citazione, “un povero sindaco” che “trovandosi al punto”, cioè di fronte alle possibili personali conseguenze negative, derivanti dal far prevalere l’interesse pubblico, potenzialmente rischioso, non ha dubbi. Per la precisione, Don Abbondio era messo peggio: lui doveva inventarsi i più improbabili pretesti per non celebrare, mentre il ceppalonese sindaco di Benevento è coperto sul piano legale: nessuno mai gli potrà imputare un eccesso di prudenza.

E si gode pure l’apprezzamento sui social degli studenti “scapocchioni” che – come mai in passato – saltano tante giornata di scuola, senza dover fare filone. Certo, non avrà il plauso delle famiglie che si trovano scombussolate da questi stop per la forzata presenza in casa dei bambini ai quali dover badare, con problemi a catena sui luoghi di lavoro dei genitori e non solo. La chiusura a go-go delle scuole, peraltro, è solo una cifra caratteristica dello scansare lo scansabile, in termini di proprie responsabilità nel proprio procedere da sindaco (gli esempi sono tanti, ma sintesi s’impone).
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Ma, viene da chiedere, se è vero che “uno il coraggio non se lo può dare”, perché uno ha voluto fare il sindaco?
Il cardinale, in merito, disse al curato: “Se avete amato il vostro gregge, se avete riposto in lui il vostro amore, le vostre cure… il coraggio non doveva mancarvi al bisogno: l’amore è intrepido”. Federigo ignorava che per Don Abbondio fare il curato non era il fine, ma solo il mezzo per la propria migliore esistenza…