La conflittualità interna tipica del PD rimane anche quando si cambia bandiera...

- Politica Istituzioni IlVaglio.it

Strisciante o palese, la litigiosità in casa Pd è un vero marchio a fuoco e una proprietà intellettuale che non esclude il partito nel Sannio. E' risaputo, per esempio, che l'elezione per il rinnovo del Consiglio provinciale sia stata preceduta dalla scomunica per una delle due liste presentate in odore di centrosinistra, quella facente riferimento ad un'area, per così dire, zingarettiana un po' allargata. Di conseguenza, in sede di presentazione dell'appuntamento elettorale venne fuori l'orgoglio dell'appartenenza e quindi che “l'analisi del voto del Partito Democratico verrà fatta sulla lista approvata dagli organi di partito”. Salvo poi dover fare i conti col noto intuito politico del segretario provinciale Valentino, i cui conti in sede di bilancio sono stati tirati alla luce di “note e ingiustificate differenziazioni di alcuni di noi che hanno, a un tempo, condotto (com’era peraltro facilmente prevedibile e previsto) ad un allentamento del vincolo di appartenenza oltreché ad una inutile dispersione di voti a discapito del miglior esito conseguibile”. Chissà cosa s'aspettava, il segretario, dopo la semina della vigilia.

Comunque, l'onda lunga dei contrasti diviene pure di esportazione. Sfonda gli argini del partito e si allarga addirittura agli ex. L'ambizione di due sindaci, Michele Napoletano di Airola ed Armando Rocco di Calvi, già alfieri dei dem sanniti poi transitati nel centrodestra mastelliano armi, bagagli e posti da provare a ricoprire, ha giocato un brutto tiro ad almeno uno di loro, fuori dal neonato parlamentino per una quisquilia di voto ponderato. Per ora non ci sarà Rocco alla Rocca, in favore di Napoletano, ma sembra che dall'escluso parta un ricorso contro l'incluso per un soffio per sovvertire il risultato dei fratelli/coltelli della lista L'Altro Sannio. Ci sono aspetti del Pd che restano nel Dna, anche quando si cambia bandiera...