La crisi del Benevento calcio: quel che non si è voluto vedere (e scrivere...) ora è conclamato

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Sta diventando squadra di filotti, il Benevento: dieci risultati utili prima di tre sconfitte in fila. I primi serviti a riagganciare il treno della vetta, le seconde a dare concretezza al paradosso del tecnico giallorosso Bucchi dopo il rocambolesco stop patito a un sospiro dalla fine in Lombardia: “L'aria dell'alta classifica ci ha fatto male”. Di conseguenza, per stare bene converrà non respirarla.
Detto, fatto: è arrivata la battuta d'arresto interna con lo Spezia, terza – dopo Livorno e Cremonese - delle tre squadre in crisi affrontate che il Benevento, con dovuto garbo e mollezza in campo, ha rilanciato. Migliorandosi vieppiù: all'inconsistenza dell'attacco e all'anonimato del centrocampo che si sono passati il testimone in questa o quella gara, stavolta si è aggiunta anche la spensieratezza difensiva.
Chissà se mister Bucchi ora ha potuto finalmente dire, data la raggiunta perfezione del sistema, di “aver visto la mia squadra”.

Ci sono volute una trentina di settimana di torneo perché la pittura fresca di un quadro così bello venisse messa in discussione dagli spettatori paganti. Un esempio di pazienza, espresso magari con la ferocia di un lazzo privato dando di gomito al vicino di posto, e con un fischiare collettivo, modalità – è bene ricordare - meno feroce di una gigantesca pernacchia.
E' come stare appollaiati sul loggione di un teatro, dove non di rado si annidano gli intenditori più raffinati, rimanendo delusi dall'ennesima replica sotto tono di un testo debole per intreccio e rappresentazione nel suo adattamento scenico rispetto a una versione originale che lasciava intravedere differenti potenzialità.
Benché non sia affatto messa in discussione la professionalità dei teatranti, se non in improvvide esternazioni nelle interviste post-gara, il coro di fischi non può essere selettivo, accomuna tutti – regia e interpreti – con la correttezza, appunto solo sonora, della riprovazione per avere, almeno una volta, mandati persi i soldi per l'acquisto del biglietto.

Pare spandersi odor di sangue per l'aria sannita, e anche la stampa, sempre affine e giustificazionista, comincia a masticare parole rivoluzionarie e, in quel nascondino di settimana in settimana organizzato per celare indizi di una possibile verità, scopre la crisi d'improvviso certificata dagli ultimi 90 minuti al ‘Ciro Vigorito’. Tenendosi pronta al sostegno societario incondizionato rispetto a qualunque opzione praticata.
Se ci siano o meno frizioni di spogliatoio, o contrasti d'altro genere, se ci sia un allenatore da cambiare o meno per dare una sterzata/sferzata all'ultimo scorcio di campionato o per non disconoscere le mosse di inizio stagione, è roba che non interessa. E non compete a chi s'affaccia dall'esterno.

Guardare a una gestione lucida della gara, a un calcio meno improduttivo e più spensierato, libero e duttile rispetto agli schematismi in cui è stato a lungo ingabbiato... ebbene queste non paiono pretese infondate.
Risultato o no, che almeno ci si diverta senza provare alla fine un senso di frustrazione da parte di chi guarda per quanto di inespresso viene offerto sul terreno di gioco (gioco…).