Uno valeva uno... ministri e contratti valgono di più. Il M5S salva dal processo il leghista Salvini

- Opinioni di Giovanni Festa
Matteo Salvini (Lega) e Luigi Di Maio (Movimento 5 Stelle)
Matteo Salvini (Lega) e Luigi Di Maio (Movimento 5 Stelle)

Ci sono circostanze chiarite meglio di qualsiasi commento dalle parole dei diretti interessati, in questo caso i Senatori della Repubblica chiamati, nella seduta n. 100 del 20 marzo 2019, a votare la relazione della Giunta delle elezioni e delle Immunità Parlamentari sulla “domanda di autorizzazione a procedere in giudizio ai sensi dell'articolo 96 della Costituzione nei confronti del senatore Matteo Salvini, nella sua qualità di Ministro dell'interno pro tempore per i reati di cui all'articolo 605, commi primo, secondo, numero 2, e terzo, del codice penale (sequestro di persona aggravato)”: è il caso della nave Diciotti. Relazione favorevole al rigetto.

Come sia andata è cosa nota. L'interpretazione compiuta la si può trovare con Giarrusso (M5S): “Non vi è dubbio che siamo in presenza di un'azione di Governo. Non vi è dubbio che questo bilanciamento di interessi nel caso di specie vi sia stato perché, a fronte di un interesse preminente, perseguito da anni dal Movimento, come quello di riportare l'Europa alle proprie responsabilità per il problema dei migranti, vi sia stato un sacrificio minimo, tollerabile in democrazia. Solo di questo noi dobbiamo parlare oggi in questa sede!”.

Ma magari vuole aggiungere qualcosa Nugnes (M5S): “I diritti umani dei membri della Diciotti sono stati compressi, in modo certamente reversibile, ma sono stati compressi. Diritti, tra l'altro, di soggetti fragili, tra cui minori, e in condizioni psicofisiche critiche. Questi diritti compressi devono essere comparati all'azione del Ministro, valutando se detta sottrazione sia valsa a tutelare un bene giuridico costituzionale preminente dello Stato. A mio giudizio, no. Aggiungo che è pericoloso, per ora e per il futuro, far passare il concetto che per far valere una finalità politica, un diritto, per quanto legittimo, verso altri, si possa far leva sui diritti di terzi, che nel caso specifico sono anche più deboli e in stato di disagio e fragilità”

Né d'altra parte si possono tacere certi precedenti, che ricorda Fattori (M5S): “Il 5 aprile 2011 il Parlamento italiano votò che Ruby era la nipote di Mubarak e io mi chiesi spesso come fosse possibile negare l'evidenza per salvare la poltrona di qualche amico e mi ero detta che col MoVimento 5 Stelle questo non sarebbe mai più accaduto. Il vice premier Salvini ha detto una frase che mi è piaciuta: «A me dire le bugie viene poco e viene male». Anche a me purtroppo dire le bugie viene poco e viene male, perché sono cresciuta nel MoVimento 5 Stelle con l'onestà come faro. Qui non c'era un interesse prevalente dello Stato, non c'era un interesse costituzionalmente rilevante a fermare 177 persone su una nave. C'era un interesse propagandistico; c'era un interesse politico con la «p» minuscola”.

Certo, tutti esponenti del medesimo partito, ma il travaglio maggiore strazia (relativamente...) una forza politica in particolare, una delle due che ha sottoscritto addirittura un 'contratto' per tagliare il traguardo del governo (una volta ci fu qualcuno che lo sottoscrisse con gli italiani, pensando un po' più in grande: oggi basta 'legarsi' a un partner). Alla quale forza si rivolge, in aula, il relatore di minoranza De Falco (ex M5S: ha pagato la coerenza): “Non posso non fare un vero e proprio appello ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, non soltanto richiamandoli alla loro battaglia di principio per l'abolizione della prerogativa dell'immunità, ma perché in questo caso non si tratta di applicare una prerogativa funzionale; si tratta di un odioso privilegio svincolato da qualsiasi criterio obiettivo. Per questo spero che loro, come so che sanno fare, votino da donne e uomini liberi”.
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E dunque, le senatrici sannite Lonardo (FI), De Lucia e Ricciardi (M5S) si ritengono 'libere'? Vanno considerate 'libere'? Come hanno votato? - domanda inutile, canticchierebbe Battisti, non il Cesare catturato ed esibito ma il Lucio nazionale -.
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Ha scritto Ezio Mauro (Repubblica, 20 marzo) a proposito dell'episodio della nave Mare Jonio, l'ultimo (per ora) sul tema che rimanda alla questione complessa su cui, in fondo, si è espressa l'aula di Palazzo Madama: “Un governo forte con i deboli, con una postura disumana e feroce verso i migranti che non accresce per nulla la sicurezza degli italiani, ma insegue qualche voto in più. Al prezzo di un paese spaventato ed incattivito”.

E ha scritto da ultimo Roberto Saviano: “Io, cittadino come tanti, come tutti, sarò processato; il ministro (Salvini, Ndr), invece, ha deciso di sottrarsi al processo, seriamente e giustamente spaventato dal fatto che la sua condotta nel caso Diciotti possa farlo condannare. Ha usato lo schermo e il ricatto politico per ottenere l'appoggio del suo alleato di governo, quel M5S che doveva fare da argine ai movimenti xenofobi e che ha finiti per essere la loro stampella di Governo”. Una lapide sulla tomba dell'articolo 3 della Costituzione: alla cittadinanza si darà pure il pane di un reddito, purché si tenga a debita distanza.