Sguera: So per certo che il M5S in cui ho agito da attivista e consigliere, non era un partito “di destra”

- Opinioni di Nicola Sguera

Alle sollecitazioni di Antonio Furno pubblicate sul Vaglio.it (leggi), risponde l'ex consigliere comunale Nicola Sguera: "Credo che Antonio Furno sia una delle migliori intelligenze di questa città. Una risorsa. Un bene, dunque, che da qualche anno abbia deciso di spendersi in politica, scegliendo, però, una posizione defilata, quasi da consigliere (o da “intellettuale organico”). Dialoghiamo da diversi anni su molte questioni: politica, scienza, filosofia, fumetti. Quasi sempre siamo su fronti opposti: lui Ditko, io Kirby, per fare un esempio fumettistico, senza alcuna possibile conciliazione. Credo (e spero) che invecchieremo così, litigando come Olmo e Alfredo nelle ultime scene di “Novecento”.

La sua intelligenza fa il paio, però, con una stupefacente alterigia intellettuale. Talvolta, scherzando, gli dico che l’unica pietra di paragone nell’universo, sempre per rimanere nel campo dei fumetti (resi celebri per il grande pubblico dai Marvel Studios) è la Suprema Intelligenza Kree... Ora, mi chiedo, chi, se non una persona che vuole far entrare, come la scarpetta di Cenerentola, anche a forza i “fatti” nella “teoria”, può non vedere che in questi anni è accaduta una rivoluzione? Come è possibile che un innamorato dell’America e dell’Inghilterra come lui, che predilige testi in inglese ai “provinciali” testi italiani cui mi condanna la mia ignoranza, non si renda conto che la Brexit, Trump e il marzo 2018 siano esito e ulteriore motore di una trasformazione radicale della politica e della società? Come non “vedere” che le categorie che utilizza (centro-destra e centro-sinistra) conservino un’identità solo onomastica, essendo divenute radicalmente altro? Vanamente, e ancora una volta in pubblico, lo invito a leggere i libri di Marco Revelli, il quale nel suo ultimo libro (“La politica senza la politica”, Einaudi), a p. XIII dell’Introduzione, parla di «salto di paradigma» (utilizzando la categoria resa celebre da Kuhn ne “La struttura delle rivoluzioni scientifiche” e che fa tanto ridere il mio amico).

Lucidamente Revelli cerca di capire la crisi in cui siamo immersi, che è anche e soprattutto crisi di rappresentanza, crisi di quei contenitori che sono stati i partiti politici. Dunque, per rimanere all’Italia, il cosiddetto “centro-destra” sta diventando qualcosa d’altro, in cui le pulsioni xenofobe e securitarie diventano asse portante della proposta politica, il centro-sinistra, finita la breve e sciagurata stagione renziana (di cui Antonio è stato fiero sostenitore), non lascia ancora intravedere una via di ricostruzione della propria ragion d’essere. Ma in ogni caso siamo in un’epoca nuova della politica italiana (e per questo penso che il PD sia assolutamente inadeguato ad affrontarla). E il M5S in cui ho militato fino allo scorso anno? Antonio è convinto, sulla scorta di Iacoboni (di cui sta per uscire un nuovo libro sulla falsariga del primo) che sia stato un esperimento le cui linee erano fissate da Casaleggio pater e, dunque, inevitabilmente «di destra, anti-democratico, illiberale, xenofobo e nazionalista». Io dall’interno ho conosciuto altro. Ad esempio, il Movimento che avrebbe voluto Strada, la Gabanelli o Rodotà alla Presidenza della Repubblica. O quello che ha reso centrale nel dibattitto politico una misura-bandiera della sinistra radicale come il reddito di cittadinanza, o ha iniziato a parlare sul serio di decrescita “conviviale” e di “transition town”, o ha teorizzato elementi spinti di democrazia diretta nell’asfittico corpo della (post?)democrazia italiana.

Erano menzogne? È stato un inganno? Io continuo a credere che il M5S, nato quasi per scommessa, si è evoluto, cambiando molto, e avrebbe potuto continuare a farlo. Da un certo punto in poi (il 2017) la parola d’ordine è stata: andiamo a comandare perché non basta fare opposizione. Da allora è accaduta quella che, oggi, mi appare una vera e propria mutazione genetica. Lungi dall’emanciparsi dai “padri”, è diventato un vero e proprio partito guidato dall’alto in maniera “ferrea” da un’oligarchia costituita sostanzialmente da Casaleggio junior e Luigi Di Maio. Colpa mia non aver compreso allora questa deriva dall’interno. Ma ancora nel 2018 l’alleanza con la Lega, che si sta rivelando sciagurata perché contestualmente sta distruggendo il M5S e alimentando il partito di Salvini, non era inevitabile. Bisognava comprendere che i tempi non erano maturi. So per certo che il Movimento, però, in cui ho agito da attivista e consigliere, non era un partito “di destra”, pur avendo al suo interno una pluralità di anime, so che non era “antidemocratico e illiberale”. Sul nazionalista potremmo discutere, ma semmai un’altra volta perché il discorso è complesso (esiste, insomma, un sovranismo non sciovinista, se vogliamo semplificare “di sinistra”).

A differenza di Antonio, in questa fase non ho certezze: so che bisogna battersi per valori latamente umani, come l’accoglienza, che esistono punti di riferimento solidi nella mia vita politica come il 25 aprile e l’antifascismo, che la Costituzione, difesa contro le fole renzian-boschiane (e furniane...) sarà sempre un bene-rifugio. Poco altro. Per questo sto leggendo. Antonio mi dice sempre che i libri che leggo fanno schifo. La sua espressione è più colorita, evocando la dimensione organica. Mi fa molto sorridere (anche se di fronte alla Suprema Intelligenza bisogna avere pudore). A questi libri come in tempi bui mi rivolgo cercando una fiammella che possa orientare il mio percorso di educatore e di cittadino, in questa fase facendo mio il motto spinoziano: «Humanas actiones non ridere, non lugere, neque detestari sed intelligere (Non irridere, non compiangere, non disprezzare ma comprendere le azioni umane)".