L’ex ministra De Girolamo ballerina in tv: politica e spettacolo cifra della rappresentanza democratica attuale

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Due pinte di birra galeotte, ma benedette, si sono rivelate l'arma di distrazione di una piccola massa (un paio d'amici al pub) rispetto all'esaltazione beneventano-popolare che ha accompagnato il debutto dell'ex onorevole Nunzia De Girolamo alla febbre del sabato sera, maratona di ballo a puntate e trionfo televisivo della competitività un po' casareccia, se ovviamente rapportata a quanto (“Non si uccidono così anche i cavalli?”) ha raccontato McCoy e portato sullo schermo Pollack. Anche se un piccolo gioco di richiami incrociati non è impossibile: allo sfondo narrativo dell'una, la Grande Depressione e l'ultima possibilità, replica il valore più lieve dell'altra: la Grande delusione (il complottismo sul mancato ritorno alla Camera dei deputati) e la seconda possibilità (l'intrattenimento).

Nunzia De Girolamo, come sempre, si è rivelata coraggiosa e ha svelato anche ai sanniti ammaliati dal fondale di cartapesta del patrimonio Unesco (quello maltrattato nella realtà e non il televisivo) l'ipocrisia dei tempi moderni. Mettendo a nudo il legame fra politica e spettacolo, l'unione realizzata dall'assenza di confini e della condivisione di contenuti che è la cifra del passaggio generazionale della rappresentanza democratica (concetto corroborato dalla presenza dell'ex senatore Razzi). Risulta un po' difficile, oggi, pensare ad una Iotti o Merlin o Noce o Mattei (Terracini o Parri o Nenni) dinanzi all'occhio di una telecamera sfidarsi, dopo aver votato la Costituzione e non sull'identità di nipoti egiziane, a colpi di mambo e twist e boogie woogie.