Pesci d’Aprile e trascurabili baruffe sul pedigree dei consiglieri comunali di Benevento

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Luigi De Minico
Luigi De Minico

La polpa del Consiglio comunale di Benevento di lunedì 1° aprile è stata impolitica. Bisogna partire infatti dalla considerazione che quando l'assemblea di palazzo Mosti si riunisce, dato il divario numerico fra gli schieramenti, dopo schermaglie di routine, si limita alla ratifica – per voto favorevole – dell'ordine del giorno proposto. E' accaduto, con qualche opportuna eccezione (quando non si può fare a meno di ritenere sensata una proposta delle opposizioni...), anche in questa ricordata riunione, che nel racconto mediatico – però – si è caratterizzata per una frase dal sen fuggita al presidente del Consiglio Luigi De Minico (che ha espresso di “poter accettare obiezioni sulle procedure solo da chi all’interno del consesso e in particolare dell’opposizione ha un pedigree” - Ntr24).

Apriti cielo: sommovimenti e richiesta di pubbliche scuse sono stati il punto... aggiuntivo all'ordine del giorno, del quale si è discusso con ardore e partecipazione che ben di rado le cronache hanno fatto emergere in altre circostanza consiliari. L'orgoglio generale, colpito e affondato, dei rappresentanti del popolo – chiamato impropriamente in ballo vista l'assenza del vincolo di mandato e il rappresentare in sostanza sé stessi in una cornice d'azione politica individuata dall'appartenenza – ha prodotto la tempesta perfetta delle azzuffatine, dei chiarimenti, delle sfiducie possibili in un’assemblea della quale in verità si fa fatica a trovare traccia delle fisionomia originaria, fra avvicendamenti, cambi di casacca, genesi di gruppi consiliari dal nulla, grandi e piccoli distinguo per giungere, infine, al gusto occasionale della teatralità e all'inefficacia politica/amministrativa spalmata ormai su un triennio, quasi.

D'altra parte non possiamo però non tenere in considerazione il candore dei consiglieri beneventani, ignari d'essere parte di quel mondo della politica 'nuova' che ha trovato ragione d'essere negli scambi anche pesanti dei contenuti (chiamiamoli così) – dai cappi esibiti alle fettine di mortadella sventolate per tacere delle celebrazioni di piazze aizzate a suon di maleparole come slogan.

C'è da giurare, però, che il senso delle parole di De Minico fosse altro. Che intendesse alludere all'assenza di “Pedigree”... dagli scaffali delle librerie di casa dei nostri consiglieri (il bel romanzo di Simenon non è introvabile: edizione Adelphi, anche tascabile). E c'è da scommettere che abbia ragione.