Il polverone sull'ospedale di S. Agata e l'incapacità di decidere assumendosene la responsabilità

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Il "S. Alfonso Maria de' Liguori" di S. Agata dei Goti
Il "S. Alfonso Maria de' Liguori" di S. Agata dei Goti

Accade che venga chiuso un capitolo spiacevole e si apra la porta, dell'ospedale di Sant'Agata de' Goti, a una nuova narrazione dagli esiti non prevedibili. Rientra l’annunciata chiusura del reparto di Ortopedia, si spezzano le catene del digiuno delle attiviste del Comitato civico “Curiamo la Vita”, si profilano tavoli istituzionali e conferenze stampa/verità. Il rumore di fondo è quello, fastidioso, della politica.

Non c'è esponente di partito, movimenti compresi, che non abbia sgomitato per accreditarsi presso l'opinione pubblica indossando la toga, candida stavolta, del difensore dei diritti dei più deboli. Nello scagliarsi gli uni contro gli altri, attraverso i consueti commenti via social e a mezzo stampa, distribuendo colpe e responsabilità secondo le proprie convenienze elettorali, hanno alimentato un corto circuito da eccesso di informazione che ha sortito solo l'effetto di disorientare il lettore. Tutto ciò per tacere della compenetrazione di parti sociali, Chiesa, associazioni varie.

Giaculatorie, battute sul petto... un cancan che testimonia l'impudicizia della vicenda e si offre all'esterno come prova di estrema debolezza delle istituzioni, chiamate all'improbo compito di assecondare il corso degli eventi senza preoccupazione alcuna per la loro credibilità. Basta, infatti, che una forma di protesta, anche estrema e mediaticamente 'spinta' come uno sciopero della fame, si frapponga alle decisioni adottate dalla politica perché, tra strepiti e senserie, i processi avviati vengano interrotti. Con il duplice risultato di allontanare dalla comprensione della reale portata del Piano sanitario regionale e di quel che lo stesso ha previsto per il “Sant'Alfonso Maria de' Liguori” di Sant'Agata dei Goti, e di lasciar passare il messaggio che il fare può essere regolarmente disfatto se si alza il polverone.

Al punto che viene da chiedersi: perché, ritenendo evidentemente di operare nel modo corretto, mettere in moto un meccanismo decisionale il cui funzionamento viene sabotato dal primo galeotto granello di sabbia? Perché si governa assecondando gli umori popolari, e al diavolo l'autorevolezza e l'assunzione, anche impopolare, delle responsabilità nelle scelte.