La scaramanzia, la mitologia, Francesco, lo zio Teo e le passioni da trasmettere

- La Botte di Diogene di anteo di napoli

È noto a chiunque mi conosca, anche solo un poco, che quando gioca il Napoli entro in “modalità scaramantica”, con una cura quasi maniacale del dettaglio, dalla disposizione degli oggetti all’illuminazione della stanza, senza trascurare il colore delle mie mutande; il tutto confermato fino al primo risultato deludente. Per non parlare delle persone. Quella di vedere insieme una partita del Napoli è una richiesta che mi destabilizza e costituisce un rischio di ostracismo quasi senza appello. Sia chiaro, io non penso affatto che l’ospite “porti male”, mi limito a constatare che “schierati insieme” si perde. Negli anni la selezione è stata molto severa, senza sconti, neppure per mia moglie… Va detto, a sua “discolpa”, che il nostro rapporto è iniziato, esattamente ventuno anni fa, nel corso della stagione più umiliante nella storia del Napoli, chiusa all’ultimo posto col record negativo di punti, seguita da stagioni sempre più disastrose culminate nel fallimento economico e nella conseguente retrocessione in C.

Lo straordinario rinascimento azzurro dell’era De Laurentiis mi ha indotto col tempo a richiamarla dall’esilio e a riammetterla nella stanza della tv…

C’è stata una sola persona per la quale ho fatto una eccezione: Francesco. Di lui e dell’importanza che si è conquistato nella mia vita sto per raccontare al lettore, a partire dal nostro primo incontro.

Sabato 15 ottobre 2016, mia moglie e io eravamo a Milano, ospiti dei suoi genitori (il papà è un fratello di mia moglie). Quel giorno si giocava Napoli-Roma, partita che il sottoscritto, emigrato nell’Urbe da quasi sette lustri, per usare un eufemismo “sente particolarmente”… Il Napoli fu sconfitto per 3 a 1.

Francesco non aveva ancora raggiunto i tre mesi di vita. Nonostante l’esordio… oggi alla domanda “tu chi sei”, risponderei senza esitare: innanzitutto “lo zio Teo” (notare l’articolo determinativo “ambrosiano”)! Una definizione che confermerebbero rassegnati, scuotendo la testa e alzando lo sguardo al cielo, non solo mia moglie e i genitori del bambino, ma anche amici e colleghi di lavoro, quotidianamente inondati dalle vicende del “patatino”…

In tempi in cui i rapporti tra gli esseri umani si declinano in termini di “ius sanguinis”, in una forma che ricorda sempre più la “limpieza de sangre” di secoli bui e di decenni non molto lontani, il mio essere “lo zio Teo” di Francesco si fonda esclusivamente sullo “ius cordis”. È una tipologia di diritto alla base di molte delle scelte della mia esistenza, non di tutte, ma certamente di quelle che rifarei senza esitare. Spesso si passa da “perdenti” quando si vive secondo lo “ius cordis”, perché difficilmente ci si ritrova dalla parte del più forte e il più delle volte la delusione è dietro l’angolo. Ma chi divide il mondo in perdenti e vincenti, scegliendo l’avverbio “prima” invece di quello “insieme”, forse conoscerà pure meno delusioni, ma sicuramente vivrà un’esistenza molto più triste, perché il percorso per la gioia, se non per la felicità, è simile a quello di una circolare, sostanzialmente senza capolinea. È un percorso che si fa andando incontro al mondo, viaggiando, fisicamente e/o leggendo, aprendosi al nuovo con la giusta combinazione di timore e curiosità che muove le acquisizioni di un bimbo.

Penso che non ci sia forma di affetto più grande per una persona, per un bambino in particolare, che provare a trasmettergli le proprie passioni. Nel caso di Francesco, la “lettura”, nel terreno fertilissimo della sua stupefacente intelligenza, comincia a dare i primi frutti.

Sono considerato un discreto affabulatore, qualità che mi ha sempre attirato l’affetto dei bambini, salvo rarissime eccezioni (cresciuti, in genere, costoro non hanno avuto una “buona riuscita”); mi è sempre piaciuto raccontare loro storie della mitologia classica. Anni fa su una spiaggia del Gargano raccontavo l’Odissea a puntate e l’ultimo giorno fui quasi sequestrato dai genitori affinché ne completassi la storia. Una scrittrice di successo, nostra concittadina, asserisce di aver ricevuto l’imprinting dalla mia versione per l’infanzia della Teogonia che le raccontavo da bambina.

Lo scorso fine settimana Francesco è venuto a Roma per una tre giorni intensissima, alla fine della quale ha pienamente interiorizzato la valenza affettiva dell’affermazione “sei nel cuore dello zio Teo”; fino a pochi giorni prima, nel corso della “nostra” quotidiana videochiamata (la mamma fa pazientemente da “tramite”) dissentiva precisando: “no, io sono a Milano”!

Gli ho fatto trovare i libri di una collana di mitologia a fumetti, adatta anche a bimbi della sua età. Smentendo lo scetticismo di mia moglie sull’interesse che il bambino avrebbe provato, è stato irresistibilmente attratto dalle storie che “lo zio Teo” gli leggeva: su tutte Icaro e ancor più Ulisse e Polifemo. Durante il viaggio di ritorno a Milano in treno ha conquistato l’attenzione dei viaggiatori raccontando della montagna di fuoco e della “pietra dello zio Teo” (gli avevo mostrato delle pietre laviche prese sull’Etna), cosa che ha fatto anche appena ha messo piede all’asilo. Ma soprattutto mi ha chiesto di portarlo in Sicilia a vedere “la montagna di fuoco coi sassi veri”, riferendosi anche a una foto sulla Costa dei Ciclopi ad Aci Trezza, con sullo sfondo gli scogli che secondo il mito sarebbero stati scagliati da Polifemo contro la nave di Ulisse.

L’altra mia passione che provo a trasmettergli è il tifo per il Napoli, fin dalla culla con abbigliamento griffato e gadget di ogni tipo, ma soprattutto con l’esperienza di un’intera settimana a Dimaro in concomitanza col ritiro degli azzurri che dovrebbe ripetersi anche la prossima estate. Francesco ha un’attrazione irresistibile per le caffettiere e durante la sua trasferta romana gli ho fatto usare quella azzurra della SSC Napoli che al momento dell’ebollizione comincia a cantare il ritornello di “’O surdato ‘nnammurato”, immediatamente divenuta la “caffettiera magica”. Il bambino ha intuito che la “N” in campo azzurro dello stemma è qualcosa che lo fa entrare in comunione con “lo zio Teo”; me ne segnala la presenza su ogni oggetto in casa, come nel caso delle mie ciabatte, che ha “indossato” presentandosi al sottoscritto con aria trionfante. È la stessa “N” che ha attirato la sua attenzione quando ci siamo casualmente imbattuti nel pullman degli azzurri prima della partita Roma-Napoli di domenica scorsa. Un segno del destino: il Napoli ha vinto per 4 a 1 e Francesco, dopo due anni e mezzo, ha avuto la sua rivincita!