La chiarezza di Simone e la sinistra che deve recuperare il tempo perduto

- Opinioni di Isabella Castelluccio

“Sta cosa di anda’ sempre contro le minoranze a me nun me sta bene. State a fa leva sulla rabbia della gente solo per racimolare voti”: Simone, 15 anni, una sicurezza ed una lucidità da fare invidia al più veterano dei nostri leader. Nella manifestazione che Casapound ha organizzato a Torre Maura contro la presenza dei Rom nel centro di accoglienza, la voce di questo ragazzino ha tuonato nei confronti di un leader dell’estrema destra romana, evidentemente spiazzato ed in imbarazzo nei confronti dell’incisività e semplicità dei concetti espressi dal ragazzo. E le parole di Simone sono subito diventate “virali”, presenti sui social e riportate sui giornali con una risonanza che da tempo non si registrava nei confronti di “parole” pronunciate da nessun “intellettuale” di sinistra. Una sorta di breve vademecum di un lessico dimenticato: minoranze, rabbia della gente, disagio, degrado, propaganda. E così Simone con poche e semplici parole è riuscito a fare un’analisi più che concreta della situazione attuale.

La rabbia della gente è tanta ed è pure facile veicolarla. E si veicola con gli slogan, con le soluzioni semplici, con la caccia al nemico. Nel caso di Torre Maura, periferia degradata di Roma, i nemici sono i Rom, se andiamo indietro di qualche mese, nella “periferia degradata” di S. Lorenzo, quella dove perse la vita la giovane Desiree, erano gli immigrati. E a chi gli chiede se vuole che la sua casa possa essere svaligiata dai rom arrivati nel quartiere, Simone risponde con semplicità disarmante che il problema è che gli svaligino la casa, non chi gliela svaligia, se un rom o un italiano.

Trasportato il concetto ad un livello più generale, il problema è la periferia degradata ed abbandonata a se stessa, non chi di quel degrado è vittima, e passando ad una dimensione ancora più nazionale, il problema diventa la politica sconsiderata di chi è al governo che non impedisce che vi siano realtà come Torre Maura e S. Lorenzo, non chi in una faziosa e semplicistica visione ne viene additato come responsabile. E altrettanto si potrebbe dire per altre politiche adottate dal nostro governo in questi pochi mesi di “militanza” ma sufficienti per capirne perfettamente l’orientamento e le finalità.

“State a fare leva sulla rabbia della gente solo per racimolare voti”: si potrebbero riassumere meglio tutti i “teatrini” ai quali abbiamo assistito da qualche tempo a questa parte? Dal caso Diciotti a quello più recente della Alan Kurdi, la nave della Organizzazione non governativa (Ong) tedesca Sea Eye che è ora in viaggio verso Malta dopo che le famiglie si sono rifiutate di separarsi per far sbarcare in Italia solo due bambini con le madri, un atto frutto di una pura strumentalizzazione a fini politici operata dal nostro ministro dell’interno che ha tentato, in questo modo, di “portare l’equipaggio della Alan Kurdi a un dilemma morale, umiliando i naufraghi per tentare il massimo vantaggio politico da questa situazione” secondo quanto denunciato dalla stessa Ong. E le mail traboccanti odio razziale e solidarietà a Salvini giunte alla organizzazione non governativa dimostrano che “l’onda” è stata cavalcata ancora una volta; ancora una volta si è riusciti a “far leva sulla rabbia della gente per racimolare voti”, e ancora una volta sono le vittime del sistema ad apparire “i nemici” da abbattere. E che dire del caso della cittadinanza a Rami ed Adam, i due ragazzi dello scuolabus dirottato a S. Donato milanese?

Dapprima avrebbero dovuto candidarsi ed essere eletti per cambiare la legge che regolamenta la cittadinanza, dopo poco, invece, nel ministro ha prevalso il senso “paterno” (potrebbe essere mio figlio cit.) e si è detto d’accordo nel concederla ai due “eroi”, come se essere cittadini non fosse un diritto ma un premio. Torre Maura come il Mediterraneo, come S. Lorenzo, come il “premio” ad Adam e Rami: situazioni di difficoltà veicolate alla ricerca di un nemico e di voti, diritti negati “regalati” per pura propaganda, e Simone che ci spiega con poche parole la drammaticità del presente. Perché questo presente è drammatico, la gravità della situazione è sotto i nostri occhi e cresce giorno per giorno, ma nessuno sembra prenderne realmente coscienza.

Il disagio della gente, dei ceti medi, dei ragazzi e degli studenti è sempre più pesante e a sinistra continuano a mancare riferimenti concreti e precisi, quegli “atti” necessari e indispensabili perché la sinistra travolta dal renzismo possa riabilitarsi mancano ancora, o perlomeno non sono visibili. I suoi rappresentanti vengono visti dai più come responsabili dei problemi, non come alternativa. E così si è creato il paradosso in Italia di un popolo di sinistra privo di una rappresentanza. Un popolo che si sta ricostruendo dal basso, nel quale ancora sono vivi quei valori progressisti e di militanza che lo caratterizzavano un tempo e che riempivano le piazze (vedi il movimento femminista, quello ambientalista di Fridays for Future, le piazze dei sindacati) ma che non trova un adeguato riscontro istituzionale. Ma ora che il saluto romano nelle piazze comincia ad essere sempre più presente e la pseudoalternativa pentastellata a soccombere al pesante alleato, ora che il territorio comincia ad essere sempre più minato dalle politiche xenofobe salviniane e la destra sovranista comincia ad organizzarsi in tutta Europa è arrivato il momento di recuperare il tempo perduto. Il voto del 5 marzo è stato analizzato e vivisezionato da tutti i punti di vista, sono state ricercate colpe e cause, sappiamo tutto degli sbagli, dei colpevoli, dello smantellamento dei diritti del lavoro e del walfare, ora bisogna agire. Recuperare teoria e pratica, recuperare i valori fondanti e agire sul territorio in maniera chiara ed incisiva. Riprendere politiche a favore del lavoro e della “gente”, favorire politiche progressiste e di redistribuzione delle ricchezze senza se e senza ma, la situazione è troppo pericolosa ed esplosiva per concedersi ancora il lusso di perdersi nelle lotte intestine, nelle scissioni e nei ricongiungimenti di una sinistra da sempre smembrata, bisogna essere presenti e ridiventare, come un tempo non troppo passato, un riferimento credibile. Esitare per paura di perdere una parte di elettorato moderato in questo contesto non è più lecito, non è più tempo di tatticismi politici, c’è in gioco ben altro che voti. “Nessuno deve essere lasciato indietro” continua Simone guardando negli occhi il suo interlocutore “né rom, né italiani, né africani”, ed è questo semplice concetto espresso in questo semplice modo la necessità più evidente: ritornare ad essere garanti di uguaglianza.