Il giornalismo sannita caduto al punto da essere esortato da procuratore e questore. E pure dal vescovo !

- Opinioni di Carlo Panella
Giuseppe Giulietti e Aldo Policastro
Giuseppe Giulietti e Aldo Policastro

Prologo - Stamattina nella sede di Futuridea, in Contrada Piano Cappelle a Benevento, si è tenuto un seminario di aggiornamento professionale per giornalisti, organizzato da Formedia, in collaborazione col Sindacato unitario giornalisti della Campania (SUGC). Il tema discusso è stato: “Giustizia e informazione: fonti e professione”. Dopo un saluto di Carmine Nardone, presidente di Futuridea, e i discorsi introduttivi di Marzio Di Mezza e Claudio Silvestri, dirigenti del SUGC, ne hanno parlato Massimo Perrotti, consigliere di Cassazione, Giuseppe Bellassai, questore di Benevento, Aldo Policastro, procuratore della Repubblica presso il locale Tribunale, e Giuseppe Giulietti, presidente nazionale della Federazione Nazionale della Stampa (FNSI). Articolati e approfonditi gli interventi che hanno reso interessanti e ben spese le ore per i giornalisti intervenuti. La partecipazione al seminario, infatti, ha concesso 6 crediti agli operatori dell’informazione iscritti all’Ordine professionale i quali devono seguire un percorso di formazione continua.
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Precisazione - Delle tante cose dette, qui scrivo a proposito di quanto espresso sui giornalisti sanniti da chi è stato chiamato a intervenire. Perché lo ritengo prioritario e per esigenze di unità di trattazione, rinunciando a commentare altro, come pure andrebbe fatto, tipo le forti “preoccupazioni” del SUGC per i “troppi giornalisti pubblicisti” iscritti in Campania, così mortificanti per le retribuzioni dei “giornalisti professionisti”...
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Il questore e il procuratore di Benevento
In particolare, sono da sottolineare due passaggi di Bellassai e Policastro sul giornalismo sannita, non proprio esaltanti per la nostra categoria. Il questore uscente, tra l’altro, nel ribadire, opportunamente, la distinzione di ruoli e la delimitazione dei rispettivi campi tra polizia e giornalisti, ha anche dovuto lamentare l’assenza di un giornalismo di inchiesta, la capacità propria, autonoma, degli operatori dell’informazione di trovare notizie, senza attenderle dalle forze dell’ordine. E che pure si dolgono quando non le ritengono doviziose, come nella mancata rivelazione delle generalità della persone coinvolte o limitate alle sole iniziali di nome e cognome.
Ancora più amare – per i giornalisti – le parole di Policastro che è arrivato a incoraggiare l’espressione di critiche, anche ai magistrati, laddove ve ne fossero da fare. Cercando l’aggettivo meno urticante per la platea, il procuratore ha definito troppo “istituzionale” il giornalismo sannita. E ha ricordato come il locale arcivescovo, Felice Accrocca, sia giunto a definirlo “timido”, al pari della società in cui opera. Policastro, insomma, ha dovuto ricordare che le critiche a chi esercita il potere istituzionale “possono servire a farci operare meglio”. Per cui ha auspicato uno scatto in avanti, per rendere più ampia la compagnia a “qualche voce critica che qui nel Sannio pure c’è”, perché come per la magistratura anche per il giornalismo l’indipendenza è condizione indispensabile.
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I giornalisti sanniti
Sono lacune gravi del giornalismo locale, tante volte da me e da altri su questo giornale evidenziate. Purtroppo, sia Bellassai che Policastro hanno ragione ed è davvero mortificante che due alte cariche istituzionali che, normalmente, avrebbero dovuto essere in un sano e serrato rapporto dialettico con gli organi di informazione, siano costretti a Benevento a esortare i giornalisti a essere non tanto più coraggiosi ma almeno più professionali, osando almeno commentare in modo critico ciò che è noto, se non, come pur si dovrebbe, scoprirlo e denunciarlo.
Per le modestissime risorse a disposizione e quindi il limitatissimo campo di azione, chi firma questo articolo e questo giornale non si sentono destinatari di tali rilievi: scripta manent (le cose scritte rimangono) ci sono tanti articoli da anni a confermarlo. Alla Procura, alla Questura e alle altre sedi del Potere pubblico e politico nel Sannio le critiche anche forti da queste colonne non sono mancate (un articolo per tutti); pure qualche inchiesta abbiamo pubblicato, peraltro caduta nel nulla (leggasi parcheggio AMTS di Porta Rufina…): i limiti, dunque, non sono solo di chi pure denuncia...
Si fa meno del poco che si può
Ma mi sono sentito lo stesso molto a disagio stamattina nel sentire quelle parole alle quali, ovviamente purtroppo, nessuno ha obiettato, stavolta non potendolo fare e non solo non volendolo… E sì perché qui non solo non ci si espone direttamente nell’azione di denuncia, anche della gestione dei poteri, ma si tende a non dare spazio - se non proprio a oscurare a zittire - sui giornali e sugli altri organi di informazione a quei pochi che, nella società, lo fanno, quando le accuse sono gravi o possono “disturbare i manovratori”, come si leggeva un tempo sui tram nella grandi città.
C’è poco da aggiungere, se non il ricordare le condizioni generali di grande precarietà e di scarsità di mezzi economici degli editori locali e quindi degli operatori dell’informazione. E’ una concreta spiegazione del fenomeno giornalismo-acquiescente sannita, non è una mera scusa. Ma la debolezza economica non è la sola causa, né la principale. Perché non è che a Benevento ci sia un giornalismo povero col capo chino e un giornalismo professionale (o dei “professionisti”…), retribuito e quindi più al sicuro, che invece è più battagliero e incisivo, anzi…
I diritti ? I favori !
Nessuno è obbligato a dirsi giornalista, se poi non lo fa o non lo può fare, e comunque la questione principale è culturale. Si vuole essere vicini ai poteri, non distanti per controllarli e criticarli meglio, si opera per facilitarne le comunicazioni e semmai gigioneggiarsi coi colleghi per aver divulgato prima degli altri la notizia elargita. Da queste parti si evita di criticare e censurare finanche un presidente della squadra di calcio o un operatore culturale in recensione, figurarsi l’operato della Procura della Repubblica o della Questura! Se pure l’arcivescovo di Benevento deve denunciare i deficit di proposta e di protesta di questa desolata realtà sannita, il giornalismo evidentemente, nel suo complesso, non può fare eccezione. Se lo facesse, sarebbe la prima spia del contrario. dell’esistenza di uno spirito civico in questa città che non potrebbe non emergere innanzitutto come spirito critico. La plurisecolare regola della società sannita è – ovunque (poteri inclusi...) - il cauto e celato assicurarsi delle amicizie, dei favori. Esporsi per rivendicare diritti è considerato dannoso, quanto non inutile e sovente oggetto di dileggio.