Altalene vandalizzate: la società beneventana in silenzio e per accidia diventa sempre più primitiva

- Cronaca IlVaglio.it

C'è un fenomeno che ormai dev'essere talmente connesso al (mal)costume cittadino da passare inosservato per indignazione anche se ricordato ogni tanto, ma solo per rassegnazione. Il vandalismo, involontario o doloso. Del primo abbiamo avuto un ultimo esempio con il fresco di battesimo ponte ciclopedonale Pagliuca; sul secondo, ancora ad esempio, la Spina Verde vanta ormai corposa letteratura. Entrambi a loro modo colpevoli, nonostante una teoria insostenibile di giustificazioni e indulgenze.

Di recente, per restare in tema, il discorso è stato rilanciato da un post del sindaco Mastella sul suo profilo facebook, già ripreso - 'nudo e crudo' - da alcuni organi di stampa attenti alle esternazioni, meno alle valutazioni: “E' la quarta volta – ha scritto il primo cittadino di Benevento - che faccio aggiustare le altalene in villa comunale. Mi chiedo chi è che ha tale cattiveria da rompere le giostrine per i bambini della città. Che vergogna. Chiedo a tutti di difendere ciò che appartiene ai cittadini di questa città, soprattutto se piccoli”.

Appare intanto chiaro che Mastella non si sia recato spesso (buon per lui) in altre aree pubbliche sistemate (?) a verde, come sui viali Atlantici o Moro, dove la rottura delle altalene, volontaria o meno, vanta – anche lì - precedenti. Ma, inutile dire, l'elenco di eventuali danni grandi e piccoli, 'quotidiani', potrebbe arricchirsi di circostanze ed episodi da pescarsi nel patrimonio degli scempi con cui tanti cittadini hanno dovuto fare i conti, se non vi hanno assistito.

Eppure, va riconosciuto, nessuna voce (pure) questa volta si è levata al fianco di un Mastella giustamente irritato per un atto, colposo o meno, per quanto a prima vista poco significativo. Non un comitato spontaneo, forse perché non ci sono tronchi d'albero da preservare; non una formazione politica, perché riconoscere istinti da troglodita al popolo elettore conviene ben poco, e si capisce; non un'associazione, perché pescare nel brodo di coltura della protesta e delle responsabilità istituzionali è più lucrativo per accreditarsi come elemento di contrasto e rottura in purezza.

E mentre una serie di microcosmi sgomita per dare di sé testimonianza d'esistenza in vita, il macrocosmo cittadino continua ogni giorno a svelarsi per quello che è: una società beneventana che naturalmente regredisce e che nel silenzio complice o nell'assoluzione per accidia prospera, strutturandosi sempre più come primitiva.
La società beneventana regredisce e per accidia diventa sempre più primitiva