“Mani sulla città” finisce sgonfia come si prevedeva: solo 4 condanne per abuso di ufficio. Assolti anche Pepe e Boccalone

- Cronaca IlVaglio.it
L'ex sindaco di Benevento Fausto Pepe
L'ex sindaco di Benevento Fausto Pepe

Come era prevedibile, date le definitive richieste della pubblica accusa, alla fine del dibattimento in primo grado il Tribunale di Benevento (presidente Fallarino, giudici a latere Rotili e Telaro) ha pronunciato, oggi, quasi tutte assoluzioni e intervenute prescrizioni per la quarantina di imputati nel processo denominato Mani sulla Città. Procedimento venuto alla luce l’8 gennaio 2013 con l’adozione di numerosi e gravi provvedimenti cautelari, pure nei confronti di amministratori comunali di primissimo piano, dirigenti e funzionari municipali e imprenditori. Tutti gli imputati si sono sempre dichiarati innocenti.
Indagati gli appalti e servizi del Comune di Benevento con il successivo rinvio a giudizio per vari reati ipotizzati: peculato, corruzione, concussione anche finalizzata a consensi elettorali, truffa, falso, abuso d’ufficio.

Tra gli imputati, sei anni fa destinatari di provvedimenti cautelari, anche l’allora sindaco di Benevento Fausto Pepe, l’allora presidente del Consiglio Comunale, Luigi Boccalone, oggi assolti con formula piena dalle imputazioni per le quali, ancora lo scorso 28 febbraio, erano state richieste rispettivamente condanne a 5 anni (Pepe) e 8 anni (Boccalone). In ultimo, a febbraio 2019, la Procura aveva chiesto 16 condanne, 19 assoluzioni e 17 prescrizioni.

Sono stati condannati soltanto quattro imputati e per il solo abuso di ufficio; per il restante vario e vasto impianto accusatorio, assoluzioni e prescrizioni. Clicca qui per leggere nel dettaglio le richieste della Procura di condanna e di declaratoria delle precrizioni, queste ultime pure oggi dichiarate dal collegio giudicante.
Un nostro breve commento sul processo solo alla fine di questo articolo. Prima spazio alle decisioni, così tanto attese.
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Le condanne

Nello specifico, sono stati condannati a 2 anni (pena sospesa): Aldo Damiano, all’epoca consigliere comunale di Benevento in carica, in precedenza assessore ai Lavori pubblici; Roberto La Peccerella, funzionario del Comune, Andrea Lanzalone, dirigente del Comune, e Cosimo Nardone, vicepresidente della cooperativa ‘San Valentino’. Comminati ai quattro citati anche l’interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena detentiva inflitta e il risarcimento dei danni in favore del Comune.

L’ultima Pm, dei tanti susseguitisi nella pubblica accusa, Assunta Tillo, a febbraio aveva invece chiesto la condanna: a 5 anni per Aldo Damiano (per falso, corruzione elettorale, abuso d'ufficio e truffa); a 7 anni e 6 mesi per Roberto La Peccerella (per concussione, abuso d'ufficio, truffa e falso); a 4 anni e 6 mesi per Andrea Lanzalone (per falso, abuso d'ufficio e truffa); a 5 anni per Cosimo Nardone (per falso, corruzione elettorale, abuso d'ufficio e truffa).
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Le assoluzioni
Assolti da un altro degli addebiti di abuso d'ufficio, con formula piena “perché il fatto non sussiste”, Pepe, Damiano, Nardone e Lanzalone, Mario Ferraro, presidente della cooperativa San Valentino, Annamaria Villanacci, dirigente del Comune di Benevento.

Assolti con formula piena “per non aver commesso il fatto”, da un ulteriore addebito di abuso e da quello di truffa Cipriano Di Puorto, presidente del ‘Consorzio Stabile Archè’; Maurizio Lando (anche dall’accusa di corruzione), amministratore della ‘Diamont Road’ e già amministratore della ‘Costruendo srl’; Angelo Diana, tecnico di fiducia di Antonio Cavaliere direttore della "Costruendo srl"; Giuseppe Somma, geometra del Comune.

Assolti con formula piena “perché il fatto non sussiste”, dalle accuse, a vario titolo, di concussione elettorale, concussione, corruzione, corruzione elettorale, abuso d'ufficio, turbativa d'asta, truffa, falso, peculato, lottizzazione abusiva: Pepe, Boccalone, Damiano, Nardone, Lanzalone, La Peccerella, Villanacci, Di Puorto, Ferraro, Lando, Somma, Claudio Mosè Principe, già assessore ai Lavori pubblici, Renato Lisi, già assessore alla Formazione; Antonio Cavaliere, direttore tecnico della ‘Costruendo srl’; Mario Siciliano, amministratore della ‘Sima’; Pietro Ciardiello, amministratore unico della ‘Ing. Pietro Ciardiello; Giovanni Fantasia, comandante della Polizia municipale, Giovanni Racioppi, funzionario del Comune; Achille Timossi, funzionario del Comune; Lorena Lombardi, funzionaria del Comune; Giuseppe Pellegrino, funzionario del Comune; Andrea Scocca, funzionario del Comune; Giancarlo Sperduti, geometra del Comune; Giovanni Pallotta, Vincenzo Rosiello, ingegnere; Luigi Tedesco, amministratore della ‘Artistica srl’; Silvano Capossela, direttore tecnico della ‘Progettare e Kostruire srl’ e della ‘Costruzione e Restauri Capossela srl.
Assolte perché il fatto non sussiste le società: 'Pietro Ciardiello srl', 'Siciliano Mario impresa edile', 'Siciliano Giuseppe impresa edile', 'Costruzioni e restauri Capossela', Artistica srl', Consorzio Archè, 'Gesico', 'Sama Costruzioni', 'Impresa Salvatore Maggio', 'Pdg di Pallotta Giovanni', 'Costruendo', 'Progettare e Kostruire'.
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Tre note di commento
Sulla gestione del processo Mani sulla Città (e di altri), da parte della magistratura beneventana, ci siamo espressi tante volte in maniera critica, sulla sua abnorme lunghezza, ma non solo: sconcertante è anche la distanza tra l’atteggiamento iniziale della pubblica accusa (a monte severissimo) e quello finale, tanto blando da arrivare a chiedere alla fine assoluzioni per persone per le quali inizialmente si erano chieste dure misure cautelari (clicca e leggi il caso in questione).
In particolare:
1. - Anche alla luce di questo processo, ma non solo (vedi in particolare quello gigantesco sulla ASL di Benevento), appare sempre più opportuno, che date le leggi vigenti, i magistrati inquirenti evitino in futuro di imbastire processi mastodontici che in troppi casi finiscono in prescrizione. Una vastità d’azione iniziale che, date le tante assoluzioni finali, probabilmente non aiuta nella individuazione delle ipotesi di reato e nel sostanziare di adeguate prove le stesse.
2. – I magistrati siano molto più attenti e prudenti nella richiesta e nella concessione di misure cautelari, soprattutto di quelle che privano o limitano la libertà personale degli indagati. Alla luce di come si è chiuso questo processo (ma, ripetiamo, non è solo questo il caso urticante) quelle prese nei confronti di tanti imputati appaiono davvero troppo severe, oltremodo.
3 – Resta la nostra valutazione sulla condizione particolare degli indagati, allorché siano politici e amministratori pubblici in carica. Al di là della loro posizione processuale, esiste una loro responsabilità politica. Finché sono indagati, con gravi accuse relative alla funzione che stanno svolgendo, opportunità vuole che lascino la funzione pubblica ricoperta che ha un valore superiore. Ricoprire una carica comporta avere non solo degli onori particolari, ma anche degli oneri in più. Per rimanere all’attualità di queste ore, le dimissioni date dalla carica della presidente della Giunta Regionale dell’Umbria, allo stato solo indagata per abuso di ufficio, rimangono sempre la strada da preferire.