Altrabenevento: "Mani sulla città", del processo rimangono i danni

- Politica Istituzioni IlVaglio.it

Scrive Gabriele Corona, per Altrabenevento: "Il processo nato dall’indagine denominata 'Mani sulla città' si è concluso con 4 condanne per fatti di certo meno rilevanti rispetto ai reati contestati ai 40 imputati. Sono comprensibili i commenti di soddisfazione dei prosciolti o assolti ma sono inaccettabili i tentativi di far apparire le accuse come il frutto di una congiura o di errori colossali del magistrato Antonio Clemente e della Digos che condussero le indagini. Bisognerebbe ricordare, prima di giudizi affrettati e immotivati, che quella attività fu condivisa anche da altri magistrati; che per molti reati contestati è intervenuta la prescrizione (anche a causa di un processo lunghissimo); che qualche perito prima molto convinto è poi apparso incerto; che molti testimoni chiave, soprattutto quelli per i reati più gravi (corruzione, appalti truccati, ecc), preoccupati per possibili imputazioni anche a loro carico, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere e quindi non hanno confermato le dichiarazioni rese a verbale.

Bisogna anche ricordare che non aver potuto dimostrare o provare i reati penali non vuol dire che i fatti non sono mai accaduti. Ad esempio, è certo e incontestabile che nel 2006 l’amministrazione D’Alessandro comprò per 247.000 mila euro un rudere di poche stanze diroccate da un privato che pochissimi anni prima lo aveva acquistato per 28.500 euro. Il valore era schizzato solo perché qualcuno sosteneva di avere scoperto che quella era la casa natale di San Gennaro nell’omonimo vicolo. Era una bufala, peraltro inventata facendo anche confusione con un’altra unità immobiliare privata che si trova di fronte al quadro del santo. Il processo non ha potuto, anche per la prescrizione, accertare responsabilità penali, ma il fatto rimane: il Comune ha sperperato 247.000 euro di fondi pubblici per acquistare un rudere dando credito ad assurde dicerie.

Altro esempio: i lavori per il Parco Archeologico di Cellarulo. Il processo non ha accertato reati penali ma restano gli “errori” di progettazione ed esecuzione dei lavori che hanno contribuito notevolmente alla distruzione soprattutto per allagamento. Nel 1991 con il Comitato 'Giù le mani' impedimmo che l’antica Maleventum fosse distrutta dalle ruspe e negli anni successivi presentammo anche le prime ipotesi progettuali per il parco Verde, Archeologico e Fluviale. Per la valorizzazione di quell’area, compresa quella dell’Anfiteatro vicino alla stazione Appia, sono stati assegnati al Comune di Benevento circa 10 milioni di euro ma oggi c’è solo distruzione e degrado.

Per questo motivo, ai commenti di soddisfazione per le assoluzioni-prescrizioni si aggiungono quelli di sconcerto e di rabbia dei cittadini dinanzi a troppe sentenze senza condanne in una città con alti tassi di corruzione. C’è il rischio che, in un modo o nell’altro, innocentisti e colpevolisti di fatto si ritrovino nel manifestare sfiducia nella magistratura (i primi verso i pubblici ministeri e gli altri contro i giudicanti) senza considerare il 'contesto' e cioè il livello degli intrecci affaristici e malavitosi da un lato e la rassegnazione dei cittadini onesti dall’altro.

Di sicuro Altrabenevento continuerà a contrastare il malaffare della 'città tranquilla' perché verifica che le consistenti sabbie mobili che caratterizzano questa città non sono ancora riuscite a paralizzare del tutto il Tribunale fino a ridurlo a trattare solo i processi ai mariuoli di coperchietti”.