'Abbiamo una tradizione gloriosa': Assostampa replica al procuratore

- Opinioni IlVaglio.it
Giovanni Fuccio
Giovanni Fuccio

Giovanni Fuccio, presidente dell'Associazione Stampa Sannita, ha inviato, oggi, una nota di commento a quanto dichiarato, 5 giorni fa, dal capo della Procuratore della Repubblica di Benevento, Aldo Policastro (e riportato dal Vaglio.it, clicca e leggi l'articolo), nel corso di un convegno sul tema: “Giustizia e informazione: fonti e professione”, organizzato dal Sindacato unitario giornalisti della Campania (SUGC).

Policastro, nell'ambito di un discorso ampio e su varie questioni, ha anche spronato il giornalismo sannita a essere "meno istituzionale", cioè, più critico, anche sull'operato della medesima Procura e sulla magistratura. Oggi, l'Assostampa sannita ha diramato in merito la seguente nota
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In riferimento ad alcuni giudizi espressi dal Procuratore della Repubblica Aldo Policastro sulla Stampa Sannita e riportati da 'Il Vaglio.it' a firma del direttore Carlo Panella, il presidente dell’Assostampa Sannita Giovanni Fuccio ha rilasciato la seguente dichiarazione: 'Quando il signor procuratore - come si legge nell’articolo - definisce troppo istituzionale il giornalismo sannita e poi denuncia l’assenza di un giornalismo d’inchiesta e l’incapacità dei giornalisti di trovare notizie, senza attenderle dalle forze dell’ordine, dimostra di non avere una visione complessiva del mondo dell’informazione sannita e di prendere in considerazione solo alcune esperienze da lui evidentemente vissute.

L’aver voluto poi ricordare che 'per il giornalismo l’indipendenza è condizione indispensabile' lascia intendere che egli teme in qualche modo che ci sia qui nel Sannio una sorta di soggezione generalizzata dei giornalisti al potere politico o a chissà quale altro potere.

Tutto ciò premesso è ovvio che tali valutazioni non possono trovarmi in alcun modo concorde perché tutta la storia della stampa sannita è stata sempre improntata alla massima correttezza che è cosa ben diversa da sottomissione a organi istituzionali o politici.

Sarebbe un grave errore confondere quello che è uno stile di vita con la compiacenza. Nella stragrande maggioranza (se non totalità) i giornalisti sanniti, nel passato come nei difficili tempi odierni, hanno dimostrato di avere autonomia di giudizio, indipendenza totale, consapevolezza e professionalità.

Basta dare uno sguardo al libro Storia della Stampa Sannita, (1997) pagg. 525, di Edgardo De Rimini per capire quanto tutto questo sia confortato da fatti ben documentati. In quel libro si delinea una storia davvero gloriosa che onora il Sannio e la sua cultura. Ieri come oggi i giornalisti sanniti continuano ad ispirarsi ed operare nel solco di quella tradizione, sempre con la schiena diritta al servizio dell’informazione”.
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La nota di Fuccio non entra nel merito delle considerazioni dal magistrato, caute peraltro ed espresse con spirito costruttivo. Del resto, il richiamarsi di Assostampa a "una tradizione gloriosa" ci pare debole anche sul piano dialettico: Aldo Policastro è nel Sannio da due anni e solo in base alla sua biennale esperienza si poteva esprimere e si è espresso. Pur a voler ammettere un passato glorioso, solo del presente si è parlato nel convegno.

Anche qualche altro collega, nei giorni scorsi, pur con toni sfumati, è parso non gradire l'invito del magistrato. Più che risentirsi, in questi casi sarebbe opportuno interrogarsi - con umiltà - sullo stato del giornalismo nel Sannio e sul fatto che un procuratore della Repubblica abbia fatto quella esortazione pur rispettosa, ai giornalisti sanniti. Non solo al magistrato, ma a nessun altro sarebbe potuto venire a mente di farlo se i fatti dicessero altro, attualizzassero "la gloriosa tradizione".

In ogni caso, visto che le nuove tecnologie consentono la riproducibilità di quanto scritto o trasmesso in precedenza - tramite i link -, ogni testata o singolo giornalista, che si siano sentiti ingiustamente considerati da quella esortazione, possono ripubblicare - appunto coi relativi link - gli articoli di critica alla Procura o le inchieste che Policastro ignorerebbe. Come sempre, servono i fatti; anzi, trattandosi di ambienti giudiziari, aggiungiamo con un po' di ironia, si producano le "prove" contrarie. E comunque, quel che conta soprattutto: si metta in condizione non solo quel magistrato ma chiunque altro di non potere/dovere esortare più... (C.P.)