Gli ossessionati dall’antifascismo e di quella che è la festa della Liberazione dell’Italia: senza se e senza ma

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Nel suo resoconto dell'appuntamento con il corteo cittadino organizzato dall'ANPI provinciale per celebrare il successo sul nazifascismo, Gazzetta di Benevento ne ha gioiosamente sottolineato alcuni punti ritenuti, in tutta evidenza, salienti. Innanzitutto che la manifestazione è allestita “per commemorare la data del 25 aprile, definita Festa della Liberazione”. Il Decreto Legislativo Luogotenenziale 22 aprile 1946, n. 185 recante “Disposizioni in materia di ricorrenze festive” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (ancora del Regno d'Italia) n. 96 del 24 aprile 1946, con in calce le firme di Umberto di Savoia, Alcide De Gasperi (Presidente dell'ultimo Consiglio dei Ministri del Regno d'Italia e primo Capo di Governo dell'Italia Repubblicana), Gaetano Barbareschi (Ministro del Lavoro) ed il visto del Guadasigilli Palmiro Togliatti, composto da 5 articoli, proprio all'articolo 1 recita: “A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale”. Poi, con la Legge n. 260 del 27 maggio 1949, recante sempre “Disposizioni in materia di ricorrenze festive”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 31 maggio 1949, n. 124, si statuisce all'articolo 2 come siano “considerati giorni festivi, agli effetti della osservanza del completo orario festivo e del divieto di compiere determinati atti giuridici, oltre al giorno della festa nazionale, i giorni seguenti: … il 25 aprile: anniversario della liberazione”.

“L'intera manifestazione – ricorda ancora l'articolo - è stata accompagnata dalla ossessiva esecuzione di Bella Ciao da parte della banda musicale di Grottolelle”. Una sorpresa, a quanto pare, per il giornalista: la canzone simbolo della lotta contro gli invasori va rinchiusa magari nella scatola dei due/tre minuti tipici dell'esibizione mediatico/televisiva. L'aggettivazione adoperata, dunque, sottolinea, nel significato estensivo della stessa, che l'esecuzione di “Bella Ciao” diviene “motivo persistente di tormentosa angoscia o di molestia irritante”: nel primo caso, non condividendo, basta non andare; nel secondo armarsi di pazienza e magari tapparsi le orecchie provando indulgenza nei confronti del tic musicale dei radical chic in corteo.

A proposito: quanto alla riuscita, beh... l'osservatore emette e scrive un giudizio lapidario. Che riassume in sé il valore tutto moderno del concetto di 'audience' sorvolando sul senso critico (inteso come riferimento a una interpretazione della realtà senza accettarla passivamente): “Come da tradizione non c'è stata una moltitudine di partecipanti”.

Durante gli anni bui della dittatura fascista tutt'Italia era fascista, meno pochi evidentemente più illuminati. Dopo, tutti sono divenuti antifascisti, meno pochi, poi in questi anni cresciuti sempre più di numero, grazie anche agli ammaestramenti di certa politica e al tradizionale racconto mediatico puntato sul solo presente.