Tasse per i rifiuti e Comune di Benevento, informazioni contraddittorie e poco chiare. La politica chieda conto

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Palazzo Mosti, sede del Comune di Benevento
Palazzo Mosti, sede del Comune di Benevento

Nel commentare l’approvazione del bilancio di previsione 2019 del Comune di Benevento l’assessora alle Finanze, Maria Carmela Serluca , enfatizzando la rigidità del bilancio che prevede 65.821.688,24 euro di spesa corrente, ha affermato che la ”spesa per la gestione dei rifiuti, pari a 15.058.312,67” rappresenta il 40% del bilancio” (Gazzetta di Benevento del 9 aprile). L’esternazione appare sorprendente rispetto ai contenuti della delibera di Consiglio del piano finanziario della Tari da lei presentata, dove si quantifica la tariffa complessiva in 17.638.063,68, pari al costo del servizio, al netto della Tefa, cioè, della Tassa provinciale sui rifiuti.

La contraddizione appare evidente. Nella stessa delibera è garantita la copertura degli importi relativi alla riduzioni attraverso la spalmatura della relativa spesa di 1.720.000,00 sulle tariffe di tutti i contribuenti, come vuole la legge. La contraddizione non si giustifica. I contribuenti devono pagare la tassa sui rifiuti ma hanno diritto a una comunicazione trasparente, logica e coerente rispetto agli atti che determinano il costo del servizio e la relativa imposizione. Hanno per questo motivo diritto a un giusto procedimento peraltro definito dalla legge.

Il piano finanziario non essendo soggetto a controllo potrebbe solo essere impugnato davanti a un giudice amministrativo e, proprio per questo, gli atti e le comunicazioni non devono presentare contraddizioni.

Al fine di capire, alla luce di quanto descritto, la logica del piano, ritengo opportuno esaminare la gestione del piano finanziario dell’esercizio del 2017 cristallizzata nel Conto consuntivo del esercizio 2017 approvato dal Consiglio Comunale di Benevento, previo esame del Collegio dei revisori dei conti.

Nel 2017, il piano finanziario per la determinazione delle tariffe del servizio rifiuti - atto di Consiglio n 5/2017 - determinava il costo del servizio rifiuti in euro 16.788.019,31, al netto della tassa provinciale pari al 5% del costo determinato. All’interno dell’importo c’era anche il costo delle riduzioni pari ad 1.720.000,00 che, per legge, è consentito spalmare sull’intera platea dei contribuenti e quindi inserito nel totale sopra indicato. La dizione entrata teorica non era ancora in voga nel piano del 2017, per cui non c’era alcuna distinzione nominativa fra costo del servizio e entrata della tassa. In tutti i comuni la voce entrata teorica e costo del servizio coincidono, salvo qualche comune del meridione.

La gestione del servizio rifiuti del 2017, esercizio non influenzato contabilmente dal alcun dato finanziario proveniente dal passato per effetto della dichiarazione di dissesto, presenta le seguenti risultanze:

PREVISIONI DEFINITIVE 16.617.167,78

PAGAMENTI 13.314.572,58

IMPEGNI 14.008.298,30

ECCONOMIE DI COMPETENZA 2.572.271,68

E.C. (RESIDUI) 693.725,68.
Traducendo i numeri in concetti, sorvolando sulla contraddizione fra il dato del piano e la cifra accertata nel conto, si può affermare che il costo del servizio è di 14.008.298,30 ml e che le economie ammontano a 2,5ml. Le economie, per legge devono essere inserite nel piano finanziario dell’anno successivo, in riduzione della tassa pagata in più. La riduzione non solo non c’è stata nel piano del 2018 o 2019, ma la tassa è stata aumentate sia nel 2018 che nel 2019.

Si potrebbe correggere il piano finanziario del 2019 adducendo come scusante il fatto che il piano del 2018 è stato approvato prima del conto consuntivo, anche se la Corte dei conti della Campania ha sancito il dovere di tener conto delle risultanze dell’esercizio chiuso anche senza l’approvazione del Conto ( 62/2019/PAR).

L’atto che offusca ancor più il procedimento descritto è la determina n. 54/2018, non pubblicata, senza parere contabile e senza numero del registro generale, con la quale si approva il ruolo della tari del 2017 per un importo di 15.797.172,16, compreso il 5% della tassa provinciale, somma inferiore all’accertamento determinato dal responsabile dell’ufficio finanza in euro 16.617.167,78 senza la tassa provinciale. Nella medesima determina è riportata una compensazione di euro 1.720.000,00 senza alcuna indicazione sul soggetto con il quale si effettua la compensazione. La compensazione non può essere fatta con se stesso, ma ha bisogno di due soggetti che, scambiandosi fra di loro crediti e debiti, compensano fra di loro il dare e l’avere che, nel presente caso, è perfettamente identico.

L’informazione data al pubblico e ai politici che dovrebbero controllare non appare trasparente e logica. E’ vero che è difficile capire e leggere un bilancio, ma per questo ci sono i tecnici e un collegio di revisori. A questo punto dovrebbe essere la politica a chiedere chiarimenti in merito a tutela dei contribuenti evitando che sia la stampa, come già accaduto con un giornalista d’inchiesta di nome D’Avanzo con le dieci famose domande rivolte a Berlusconi.