La Tari a Benevento 'fa scuola' - Elaborata un nuova categoria di tassa: a contenuto alternativo...

- Opinioni di pompeo nuzzolo

I cittadini di Benevento sono stati tassati per il servizio-rifiuti per un ammontare di euro 15.068.369,31, più 1.740.000 per finanziare le riduzioni, più la Tefa (la tassa da pagare alla Provincia) pari al 5%. Non credo che la politica abbia la sensibilità - onde rassicurare i contribuenti sulla giusta tassazione della Tari - di chiarire le contraddizioni che traspaiono negli stessi documenti citati nell’articolo pubblicato dal Vaglio.it il 30/4/2019 (clicca per leggerlo) e nelle varie dichiarazioni rilasciate dall’assessore comunale alle finanze alla stampa locale.

Quindi, cercherò di fornire qui, per quanto possibile, per gli atti e le dichiarazioni cui accennavo, una chiave di lettura che possa allontanare la foschia che avvolge la tassa sui rifiuti che molti cittadini di Benevento pagano, diversi impugnano, mentre altri non pagano e dormono tranquilli, quelli cioè che non hanno mai dichiarato le superficie da sottoporre a tassazione, sconosciuti all’ufficio tributi nonostante "la lotta accanita" messa in atto per scovarli...

In merito a questa vasta mancanza, l’accesso al catasto, gratuito per i Comuni, sarebbe uno strumento più che sufficiente per trovare qualche evasore. Per non parlare, poi, dell'incrocio delle banche dati, un buco nero dello spazio, da queste parti... Pure la banca dati dell’acquedotto, inoltre, potrebbe essere utile a combattere l'evasione, come quella dell’energia elettrica e del servizio gas. Invece, la Gesesa, società partecipata dal Comune che gestisce il servizio idrico, ha donato al suo socio di minoranza (il Comune di Benevento) una costosa auto per essere aiutata a scovare gli abusivi utilizzatori dell’acqua pubblica.
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Torno alla tassa per i rifiuti e parto dalla delibera n 5 del 10.2.2017, reperita sul sito del Ministero, con la quale il Consiglio Comunale di Benevento licenziò il piano finanziario e delle tariffe Tari per l’anno 2017, con le seguenti voci. Il totale dei costi ammonta a 16.688 369,31 euro. Nei costi sono comprese le riduzioni coperte attraverso una spalmatura sull’intera platea, in modo tale da coprire il 100% dei costi. La cifra predetta è quella che dovrebbe essere il totale del ruolo.

Al rigo successivo è riportata la cifra di 15.068.369,31 euro quale cifra da mettere a ruolo, se non ci fossero state riduzioni da applicare. Non è superfluo dire che le riduzioni previste dal regolamento indicate nel piano ammontano a zero euro. In termini numerici si ha il seguente prospetto:
Totale costi, compresi i costi delle riduzioni, ed escluso il 5% della tassa provinciale, euro 16.688.369,31
Entrate senza riduzioni 15.068.369,31. L’ammontare delle riduzioni è di euro 1.740.000 (16.688.369,31 - 15.068.369,31)
Riduzioni previste da regolamento 0,00 (non è indicato alcun euro)
Entrata teorica (comprese le riduzioni) 16.788.369,31.

La delibera prevede due totali, una con le riduzioni e un'altra senza le riduzioni, per cui, nel caso ci fossero state delle riduzioni, il cittadino avrebbe dovuto versare 16.788.369,31 mentre, in assenza di riduzioni, avrebbe pagato di meno ovvero 15.068.369,31.

La prima domanda da porsi è la seguente: la struttura comunale (Giunta e Uffici tecnici) sapeva o non sapeva se c’erano delle riduzioni già in essere? Dal piano risulta che non ci sono riduzioni.

Ammesso che ci fossero state e che, per pura dimenticanza, non sia stato riportato il numero dei soggetti titolari della riduzione, qual è stato il motivo che ha fatto formulare due spese alternative, una più grande ed un’altra minore?

La struttura, in senso lato, sa o non sa che i piani possono essere modificati, per motivi straordinari, non oltre il 31 luglio dell’esercizio di competenza, per cui la scelta fra l’una o l’altra somma andava supportata da un atto di Consiglio Comunale da assumersi nel termine sopra descritto?

Inoltre, ammesso che le riduzioni fossero state davvero pari a zero, come indicato nel piano, perché non sono stati riaperti i termini per inoltrare le istanze, al fine di ottenere la riduzione, considerato che il termine di scadenza previsto per la fine di gennaio avrebbe lasciato a zero le riduzioni?

La struttura, sempre in senso lato, era a consapevole che a causa della diversità degli importi sarebbe stato doveroso prevedere due diverse aliquote per ottenere due i diversi totali?

Totò ci ha insegnato che è la somma che fa il totale. Gli assessorati di competenza, la ragioneria e gli organi di controllo sanno che è che la somma degli addendi che dà il totale?

Chi ha firmato la determina n. 54 del 20.06.2018, senza numero del registro generale e senza parere contabile e non pubblicata, con la quale è stata compensata la somma di 1.740.000, sapeva o non sapeva che per effettuare una compensazione bisogna che ci siano due soggetti che si scambiano fra di loro debiti e crediti in essere al momento della compensazione?

La struttura sa che il ruolo va redatto ed approvato entro un termine di scadenza e pubblicato per essere efficace?

La struttura sa che per considerare come residui attivi le somme non pagate dai cittadini, che hanno denunciato di essere soggetti passivi della Tari, è necessario che tali residui siano accertati attraverso un ruolo o un decreto ingiuntivo, altrimenti devono essere accertati per cassa ovvero solo nel momento in cui la tassa viene incassata? Sa, inoltre, che se l’accertamento è fatto per cassa non è necessario vincolare somme nel fondo a garanzia dei crediti di dubbia esigibilità?

Non so chi abbia suggerito questo sistema di scritturazioni contabili, ma posso immaginare che il sistema possa avere degli effetti non positivi sulla tenuta dei conti.

Si può inoltre pensare che i 2,5 milioni di euro per economie, confluiti nell’avanzo di amministrazione, siano in eccesso rispetto ai costi del servizio che risulta essere determinato in 14 milioni di euro.

In definitiva. a me sembra che sia stata elaborata una nuova categoria di tassa: la tassa, anziché avere certezza nella sua entità, diviene a contenuto alternativo a favore dell’ente impositore. Stabilire se questa nuova forma di tassazione sia coerente con la riserva di legge prevista dalla Costituzione italiana (art. 23 ) credo sia meritevole di attenzione da parte degli studiosi di diritto tributario e, perché no, da parte dell’università.