L'attualità di Alcide De Gasperi e la complessità dello statista nel libro di Tognon

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L’Aula Magna dell’Università Giustino Fortunato a Benevento, gremita e attenta, ha accolto oggi pomeriggio la presentazione del libro “Alcide De Gasperi e l’Italia europea. Passato e presente a confronto” di Giuseppe Tognon. L’autore, ordinario di Storia dell’educazione nella Libera Università Maria Santissima Assunta (Lumsa) di Roma, è anche presidente della Fondazione Trentina Alcide De Gasperi ed è stato al suo esordio nel capoluogo sannita.

L’incontro, moderato dal giornalista Alfredo Salzano, e che ha visto in sala non pochi esponenti storici locali della Democrazia Cristiana (partito di cui De Gasperi è stato la massima espressione), è cominciato con i saluti dell’assessora comunale alla Cultura, Rossella Del Prete, che insegna di Storia economica nell’Università del Sannio. La docente ha colto l’occasione per rilanciare, in questa occasione, l’appello anche da lei firmato, oltre che da migliaia di intellettuali e altri operatori culturali italiani, lanciato da Liliana Segre, Andrea Camilleri e Andrea Giardina. Nell’appello si chiede al Governo e in particolare al Ministero dell’Istruzione: che la prova di storia venga ripristinata negli scritti dell’esame di Stato delle scuole superiori; che le ore dedicate alla disciplina nelle scuole vengano incrementate e non ulteriormente ridotte; che dentro l’università sia favorita la ricerca storica, ampliando l’accesso agli studiosi più giovani.

Ha poi preso la parola Francesco Bonini rettore della Lumsa che ha inquadrato la particolare parabola politica di de Gasperi che ha iniziato la sua attività nel Trentino, allora parte dell’Impero Austro-Ungarico, l’ha poi continuata nell’Italia liberale e monarchica, quindi proseguita da oppositore durante il ventennio fascista, fino a diventare il primo presidente del Consiglio dell’Italia Repubblicana.

Angelo Scala, rettore di Unifortunato, invece, ha focalizzato il suo intervento su tre tematiche guida: 1) la differenza tra essere populista e popolare e la scelta di De Gasperi per il popolarismo; 2) l’intuizione dello statista trentino, che aveva vissuto i drammi e le conseguenze nefaste dei due conflitti mondiali del Novecento, di puntare sulla costruzione di un’unione europea come detererente e sistema di prevenzione dei conflitti, ma anche come orizzonte di una proficua crescita comune; 3) il suo essere leader politico, non nel senso attuale, narcisistico e personalistico, ma come costruttore di futuro per i governati, non assecondandone gli istinti o inseguendone le pulsioni, ma indicando strade percorribili e feconde per il futuro, per un agire collettivo, attraverso sindacati, associazioni, sezioni, sodalizi.

Le conclusioni sono state affidate all’autore del volume che raccoglie le Lezioni che storici, giuristi, politici, giornalisti (tra cui Sergio Mattarella, Beppe Vacca, Leopoldo Elia, Pietro Scoppola, Sergio Romano) hanno offerto a un vasto pubblico riunito dalla Fondazione a Pieve Tesino, paese natale di De Gasperi, a partire dal 2004. Un bel libro composto anche da una puntuale cronologia delle tappe politiche dello statista e da un’ampia bibliografia. Che per Tognon, con l’epistolario degasperiano, forniscono un quadro ampio e variegato su uno statista la cui figura è ancora lontana dall' essere stata inquadrata definitivamente.