Le tristi e tragiche evocazioni di certi manifesti affissi anche nelle strade di Benevento

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Dei tanti “...um” di un maccheronico latino usati per nominare in maniera vana le leggi elettorali di questo Paese si è persa memoria (Mattarellum Italicum, Porcellum...). E chissà che proprio oggi questo vuoto non si riveli utile a riaffermare la ritrovata astrattezza di tempi in cui non rimpiangere affatto l'abolizione ultraventennale del voto di 'preferenza', santificando addirittura le liste bloccate. Ovvero il sostanziale disinteresse per la loro formazione e successiva composizione richiesto all'elettore, al quale fornire solo simbolo, una partecipazione sbiadita e la matita.

Perché fa specie osservare recenti affissioni e quasi ripiombare agli inizi del ventennio del secolo scorso causa un richiamo elettorale speso tra nomi di regimi indicibili per Costituzione osservata e tricolori patriottici scoloriti dall'uso dittatoriale fatto tanti anni addietro.

I vecchi, in particolare, credevano di aver archiviato in via definitiva simili evocazioni, mettendosi alle spalle anni di stenti e sofferenze e macerie morali e materiali. Invece, passeggiando con qualche ultranonno del terzo millennio – ce ne sono ancora e ricordano -, si viene pervasi dallo sgomento leggendo incredulità in quegli occhi acquosi che passano in rassegna filari di immagini da cui oggi nuovamente rispunta l'amo della destra nascosto dal ghiotto boccone della paura e di priorità individuate secondo un ordine di identità sociale.

Ci sono manifesti che sono iconici non certo il loro messaggio elettorale, lecito, quanto per la capacità di (re)suscitare – in chi non ha smarrito la bussola dei valori democratici - la storia nella sua versione di tragedia, possibile perché già vissuta. Ci sono inizi sottovalutati, sempre nel passato, che suggeriscono di vivere un presente orgogliosamente consapevole nella sua intransigenza coltivando il germe di un futuro senza mai nazifascismi.