Tariffa Tari – Il Comune di Benevento non vuol chiarire i dubbi che ha fatto sorgere. Gli eventuali rimborsi che i contribuenti potranno chiedere

- Politica Istituzioni di pompeo nuzzolo

Torno a parlare della tassa sui rifiuti dopo aver preso atto che la Giunta Comunale di Benevento, a guida Mastella, non ha risposto alle domande da me poste sul Vaglio.it del 30 aprile 2019 (clicca per leggere), dimostrando di non voler fornire alcun chiarimento sulla tariffa Tari del 2017. Circa la principale domanda, credo, non possano esserci dubbi sulla risposta. Il totale è dato dalla somma degli addenti. Mi sembra un principio aritmetico che non possa in alcun modo essere messo in discussione. Il totale dei costi indicati nella delibera di Consiglio Comuale di Benevento n. 5/2017, comprese le riduzioni concesse ai contribuenti aventi diritto, è pari a € 16.788.369,31.

Su questo totale sono state determinate le tariffe relative a ciascuna categoria di contribuenti.
Cliccando sul seguente link si possono leggere la tabella dei costi e delle tariffe 16782_DIMUNIC-15bn17a783d.pdf (1.95MB).
Nella delibera è dichiarato esplicitamente che nei costi, quindi nella tariffa, sono compresi i costi relativi alle riduzioni cioè che sono coperte le minori entrate derivanti dalle riduzioni. Nella delibera è pure chiaramente detto che il costo del servizio senza le riduzioni, ammontanti ad € 1.720.000,00, è pari a 15. 068.369,31.

Nella delibera non è presente una tariffazione diversa per cui, se tutti i cittadini versassero quanto richiesto, con l’unica tariffazione indicata, si incasserebbero esattamente i 16,7 milioni richiesti più il 5% in più dovuto alla Provincia di Benevento, per un totale di € 17.627.787,77.

E’ stato più volte detto sulla stampa locale che il ruolo, cioè l’elenco in cui sono inseriti tutti i contribuenti assoggettati alla Tari (tassa sui rifiuti), ammonta a € 15.068.369,31 per cui, se questa affermazione fosse vera, si avrebbe un incasso inferiore al costo del servizio.

L’affermazione è confortata da una determina consegnata a un consigliere comunale che aveva chiesto la copia del ruolo, ricevendo in cambio la famosa determina dirigenziale n. 54 del 20 giugno 2018, senza firma, senza numerazione nel registro generale, senza pubblicazione e senza parere del ragioniere. Nella determina è detto che si approva l’elenco dei contribuenti con le seguenti risultanze:

totale tributo tari compreso tributo provinciale 15.797.172,16
riduzione minori entrate 1.720.000
compensazione riduzione ruolo 1.720.000
totale ruolo 15.797.172,16.

In pratica nel ruolo che non c’è, non è stato pubblicato, l’importo totale diminuisce a causa delle minori entrate di 1,7 milioni di euro. Nelle premesse la determina accerta che le riduzioni per minori entrate, ai sensi del regolamento, ammontano a euro 1.703.034,28, quindi a causa di tale accertamento si compensano le somme predette. Le riduzioni concedibili in base al regolamento, pur essendo cosa diversa dalle minori entrate, sono compensate non si sa come. Per effettuare una compensazione è necessario che i soggetti siano due. Chi sarebbe l’altro soggetto: il creditore? La spesa corrente, l’ASIA il Comune di Benevento stesso?

Inoltre, per la natura del tributo, la tassa di scopo non può essere compensata con nessun altro credito, ma solo utilizzata per diminuire il costo del piano finanziario dell’anno successivo. In pratica, non è una componente dell’avanzo di amministrazione, ma va usata solo per la destinazione vincolata per legge.

Tornando alle minori entrate va detto che esse possono essere accertate per due cause: o modificando in diminuzione il piano e le corrispondenti tariffe oppure per aver scoperto che i soggetti passivi della tassa erano fittizi o non tassabili per aver perso l’abitazione a causa di un cataclisma. Mancando l’abitazione vengono meno le superfici da tassare. Non credo si siano verificate le ipotesi descritte che abbiano consentito la cancellazione delle matricole dei contribuenti. La prima ipotesi, quella della diminuzione delle aliquote è verificabile dagli stessi contribuenti.

Ma è la stessa platea dei contribuenti che può accertare quanto ha versato e quale sia il vero totale della Tari. Ogni cittadino contribuente ha ricevuto la lettera d’invito a pagare nella quale è indicata la tariffa deliberata, per cui se la medesima è identica a quella inserita nella delibera, vuol dire che non c’è stata alcuna riduzione, per cui il cittadino ha il diritto, attraverso i propri rappresentanti, Ministeri, associazioni , magistrature competenti di chiedere il corretto uso del potere impositivo e, perché no, in sede di autotutela, per gli errori commessi dallo stesso ente impositore, il rimborso pari a quanto ha versato in più, in pratica in proporzione al milione e settecentoventi euro che supera il costo del servizio.

La compensazione lo dimostra. Se la tariffa è uguale, ne ho esaminata una, vuol dire che il milione settecentoventi euro è stato pagato dai contribuenti. Nella lettera d’invito, inoltre, è indicato con chiarezza che l’imposta provinciale per i rifiuti è aggiunta alla tariffa per cui partecipa quale addendo ulteriore al totale.

Se per le abitazioni la quota fissa è 1,63 e la quota variabile è 90,67, come risulta dalla lettera di invito esaminata, vuol dire che si sono pagate le aliquote relative a € 16.788.309,31 al netto dell’imposta provinciale. Se alla penultima casella del prospetto “DETTAGLIO FATTISPECIE…” c’è la quota dovuta alla Provincia, si trova la conferma che l’importo totale, prima indicato, è al netto della tassa provinciale.

C’è un altro motivo che rafforza quanto descritto. Le modifiche del piano o delle tariffe possono essere cambiate solo entro il mese di luglio dell’esercizio di competenza, con una delibera di Consiglio Comunale e con delle motivazioni compatibili con gli stanziamenti di bilancio. Se fosse stata accertata realmente una riduzione dell’importo, sarebbe stato necessario fare un atto di accertamento seguito da una delibera di Consiglio Comunale che modificasse il piano e le tariffe nel rispetto degli equilibri di bilancio.

Due ultime annotazioni.
La prima riguarda la determina consegnata a un consigliere comunale che aveva fatto richiesta sul ruolo. Non appare corretto consegnare un atto che assomiglia più a una nota informale che a un documento ma che comunque, al di là del nome, ha un valore di documento pubblico, perché pervenuto da un ente pubblico.
La seconda riguarda l’entità della tassa che appare eccessiva nel prelievo e sottrae risorse al consumo e quindi al sostegno della domanda, necessaria per la crescita.