Il Comune di Benevento, come tanti altri italiani, ha qualcosa da dire sulla chiusura gialloverde di Radio Radicale? Speriamo

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Un ordine del giorno qui, una mozione lì, una risoluzione del Consiglio comunale o addirittura una delibera di Giunta. Così, attraverso atti ufficiali che sorgono dal territorio, viene formandosi la mappa di una geografia del Paese, nord-sud-centro-piccoli-grandi comuni-regioni, tenuta assieme dal collante della libertà di espressione e stampa da difendere attraverso il riconoscimento del servizio di informazione, 'plurale', svolto da Radio Radicale (leggi anche sul Vaglio.it l'intervento di Antonio Furno, in ricordo di Massimo Bordin e della necessità di conservare una voce essenziale nel mondo dei media).

Come ampiamente riportato su tutti gli organi di informazione, la convenzione con il Ministero dello Sviluppo (responsabile dei dicastero: il pentastellato Di Maio) è scaduta.

Né sono stati dichiarati ammissibili gli emendamenti al Decreto cosiddetto Crescita dalle Commissioni Bilancio e Finanze di Montecitorio (necessitava unanimità, voto contrario del M5S) volti all'ottenimento di una proroga semestrale della convenzione.
Né, dinanzi a un microfono e a una redazione che potrebbero spegnersi, qualificati esponenti grillini magari con la qualifica e la conoscenza professionale del 'giornalista' hanno mai obiettato alcunché dinanzi all'intransigenza in particolare di qualche esponente grillino di Governo.

Resta, allora, la testimonianza affidata alla campagna diffusa a sostegno della conservazione di quel bene immateriale che è il pluralismo e materiale che è una emittente radio in grado di assicurarlo. E ci sarebbe tempo per esprimersi addirittura qui in città - come appunto fatto altrove -, dove il Consiglio comunale chiamato ad affrontare il delicato nodo del rendiconto di gestione e previsto per il 24 maggio è stato rinviata a data da destinarsi: non manca tempo per pensare e per agire, quindi.

Non molto distante da Benevento, ai confini con la Valle Caudina, il comune di Santa Maria a Vico ha approvato proprio il 22 maggio una delibera di Giunta per far giungere la sua vicinanza alla radio: “La democrazia e la libertà di stampa non possono essere ridotte ad una mera questione economica, non c'è necessità di risparmio che tenga”, ha affermato il sindaco Andrea Pirozzi. In scia, giusto per citare qualche esempio, alla mozione a sostegno presentata nel Comune di San Vito dei Normanni o approvata dal Consiglio comunale di Catanzaro, all'ordine del giorno del Consiglio comunale di Lucera o di Viterbo, del provvedimento del Comune di Ceglie Messapica o di Bitonto, di Motta San Giovanni, del Consiglio comunale di Acireale o Bella, o Sant'Arcangelo, o Moliterno, o della Regione Calabria, o del Consiglio regionale della Lombardia, o del Consiglio comunale di San Benedetto del Tronto, o dei Comuni di Rosolini, Lucca, Aprilia...

Piccoli cenni di vitalità civile e sociale spalancano le porte a una conoscenza dei fenomeni non limitato all'orto di casa, traducono in atti il senso di giuste lotte democratiche. E' in grado di coglierlo, confrontandosi, l'assemblea o il governo di Palazzo Mosti? La speranza deve essere sempre l’ultima a morire.