Lega - Non ci sono più i Principi di una volta. Mancate mietiture e annacquamenti post-voto

- Politica Istituzioni IlVaglio.it
Nadia Sgrò
Nadia Sgrò

Il prima e il dopo sono momenti non necessariamente collegati fra di loro, in politica. Nessuna conseguenzialità è richiesta fra aspettative e risultati, né emerge nelle analisi a babbo morto. E allora va certamente attribuito a un ammorbidimento del carattere il commento di un ‘grande elettore’ in incognito (ma mica tanto) come Claudio Mosè Principe, oggi avversario sanguigno di quel sindaco Mastella “…uscito ridimensionato nei numeri sia nel capoluogo che in provincia…” con il quale pure ha camminato insieme sui sentieri, tortuosi, delle vicende locali.
Ora, Principe, si è scoperto leghista e con la consueta missione di far emergere una ‘silenziosa’ leadership attraverso legami istituzionali e mobilitazione al voto. L’ha fatto anche in queste Europee, inquadrando nel mirino Luca Ricciardi, anch’egli in transito da formazioni di destra e accasatosi chez Salvini con indubbio tempismo al punto da divenire di botto coordinatore provinciale. Il battibecco a mezzo stampa alla vigilia della tornata elettorale fra i due (sostenitori di candidati differenti) lasciava presagire fuoco e fiamme, almeno a tenere in debito conto le intenzioni non celate di Principe: “Il raccolto politico di Ricciardi si vedrà dopo il 26 maggio, quando la gestione privatistica ed autoreferenziale saranno giudicate dagli elettori”. Insomma, la verità “sarà scritta dal dopo voto, bisogna solo attendere”.

Accade che Principe perda un po’ del tocco di Mida, che la candidata sannita (già in partenza senza alcuna speranza di essere eletta) sostenuta di Ricciardi (Sgro) metta assieme, a Benevento e in provincia, molte e molte preferenze in più rispetto alla favorita di Principe (Vuolo, che – il caso vuole -, ben più accreditata altrove, comunque capitalizza i voti sanniti e riesce a entrare nel Parlamento europeo).

Dunque, in chiave locale – quella peraltro evocata da Principe nel suo incedere verbale della vigilia – c’è un esito chiaro, annacquato poi dal successo di partito e altra candidata che non quella di Ricciardi.

Ma non ci sono più i Principi di una volta. Ed ecco che tale arzigogolo fa capolino nella precisazione che Mosè Claudio ha inteso fare nel dopo-voto, e nel più classico degli stili del doroteismo: “Dobbiamo solo unire tutte le posizioni e tutte le differenze che ci sono state in queste ultime settimane, per costruire un grande partito che si realizza includendo e non dicendo sciocchezze appropriandosi di risultati non propri”.

Ha dimenticato 'solo' di dire chi ha più mietuto, quanto a raccolto politico. Ma pensieri, parole e omissioni, senza opere, sono il pane quotidiano della politica e del microcosmo politico locale: basta accontentarsi.