I dubbi sollevati sul Conto Consuntivo del Comune di Benevento servono a evitare repliche nella città dei dissesti finanziari

- Politica Istituzioni di pompeo nuzzolo

Torno sull’argomento dell’inserimento dei residui provenienti dal dissesto nel Conto consuntivo 2018 del Comune di Benevento. Per effetto del parere espresso dalla Corte dei Conti della Puglia (delibera n 98/2018), i residui precedenti il dissesto finanziario, quelli di competenza dell’Organo straordinario di liquidazione, che d’ora in poi chiamerò poi chiamato OSL, possono essere inseriti nella contabilità del Comune, purché sia rispettata la separazione delle due gestioni, quella dell’Osl e quella del Comune, a seguito del approvazione del bilancio riequilibrato. Mancando indicazioni sulle modalità di scritturazione, c’è piena autonomia sulle procedure di contabilizzazione dei residui derivanti dal dissesto, sempreché sia garantita, come si diceva prima, la separazione della gestione e di conseguenza la non commistione fra le due gestioni separate.
Perché c’è questa limitazione?

Innanzitutto perché gli organi di gestione sono diversi ed esercitano poteri diversi: l’OSL gestisce i crediti e debiti nati prima della dichiarazione di dissesto, il Consiglio Comunale il bilancio riequilibrato e il futuro dell’Ente Comune. La netta separazione temporale inerente le singole gestioni comporta anche diversi poteri, mentre per l’OSL l’esercizio del potere riguarda solo i fatti rilevanti ai fini economici nati prima del 31 dicembre, ovvero la gestione dei residui attivi e passivi anteriori alla dichiarazione di dissesto, per l’Ente Comune l’esercizio del potere amministrativo riguarda tutti i rapporti organici e interorganici che sono messi in essere dal 1° gennaio dell’anno successivo alla dichiarazione di dissesto, il 2018 appunto.

Se partiamo dal principio che i numeri che sono immessi nella contabilità rappresentano fatti che producono effetti economici, la distinzione temporale diviene di facile lettura e di altrettanta semplice applicazione nel rispetto dei principi esposti. La Corte dei Conti della Puglia, con il suo parere, concedendo la possibilità di conservare i residui attivi e passivi nel bilancio preventivo, a decorrere dal 2018, ha creato dubbi e perplessità sull’applicazione concreta della facoltà offerta ovvero sul come inserire nella contabilità i predetti residui, senza infrangere il divieto di separazione delle gestioni di cui sono titolari l’OSL e il Comune.

C’è un ulteriore motivo che giustifica il principio di separazione fra le gestioni. Se ci fosse commistione fra le due gestioni, non ci sarebbe la possibilità di verificare e garantire la stabilità del bilancio riequilibrato che è necessaria per assicurare alla cittadinanza i servizi essenziali. Far partecipare alla determinazione del risultato di amministrazione i crediti e i debiti, senza accorgimenti, ma soprattutto la cassa dell’OSL, significa mischiare le gestioni e impedire la lettura del bilancio di esercizio che, di fatto, subisce le alterazioni derivanti da una liquidità di proprietà di un altro ente e di altri creditori. Vedi articolo su Enti locali del 26.10,2018, a firma di Simone Simeone.

Credo che a questo punto sia opportuna una simulazione semplice, ipotizzando che la cassa dell’OSL che ha contribuito alla determinazione del risultato di amministrazione di € 16.921.509,98 sia di € 1.000 000. Il risultato non sarebbe più di 16,921.509,98 ma di 15.921.509,98. Ipotizzando che, nonostante il minor risultato, tutto rimanga uguale (fondo garanzia crediti e fondi vincolati per trasferimenti), il risultato presenterebbe un dato negativo da ripianare di circa un milione.

Tutto quanto serve per dimostrare che l’immissione dei dati inerenti la gestione separata dell’OSL non rappresenta una semplice contabilizzazione neutra, ma una vero e proprio atto di gestione, tanto è vero che la predetta immissione produce un diverso risultato e una fusione del tempo che la normativa del dissesto vuole separato.

E’ la nuova cultura sovranista che appiattisce tutto sul presente. Questa riflessione non è dettata da un accanimento o da avversione politica ma dal voler evitare che, anche se spinti da un desiderio di fare, si vada incontro a un nuovo e diverso indebitamento non basato sui debiti fuori bilancio, ma da un uso distorto del dissesto che induce a spendere in buona fede del danaro che non c’è, perché è di un altro soggetto, allontanandosi dalla possibilità concreta di verificare la tenuta dei conti nei termini precedentemente evidenziati.

Le procedure messe in atto per funzionare, a prescindere, hanno bisogno che il risanamento allunghi i suoi tempi e che l’OSL, privato del flusso di cassa perché trattenuto dal Comune, prolunghi nel tempo la sua gestione senza poter decidere sulle modalità di semplificazione previste dalla normativa sul dissesto.

Un’ultima annotazione che riguarda la Tari che è un tema di cui, ormai, mi occupo da più di venti anni perché ritengo che sia il vero problema della città di Benevento e della Campania. L’accertamento nel Conto è di € 16.628.638,66 (pag. 3 del prospetto delle entrate) mentre nella relazione dei revisori, il Collegio dichiara che l’accertamento (pag 8 della relazione) è di euro 15.484.418,66. Sono numeri discordanti che, probabilmente sono sfuggiti al collegio o probabilmente veritieri, ma bisognevoli di una spiegazione.