Meglio tirare a campare che tirare le cuoia. Il Consiglio Comunale di Benevento al bivio

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Palazzo Mosti, sede del Comune di Benevento
Palazzo Mosti, sede del Comune di Benevento

Si è svolto a reti mediatiche unificate il “pre-Consiglio comunale”, anticipazione – appunto – dell'assise di palazzo Mosti in programma, domani, martedì 4 giugno per apporre in calce alla storia del Bilancio consuntivo 2018 la parola 'fine'. Perché la sua mancata approvazione davvero significherebbe la 'fine' dell'esperienza amministrativa mastelliana. Dunque, non siamo dinanzi a un fatto politicamente serio, nonostante la messe di titoli e articoli emersi, ad arte, con lo scopo di avvisare l'allegra brigata di maggioranza alla vigilia della seduta assembleare: “Tensione sulla deliberazione relativa al Conto consuntivo” (Gazzetta di Benevento); “Non c'è nessun problema per l'approvazione del bilancio. Chi ha detto diversamente lo ha fatto ad arte” (Ottopagine); “Il sindaco non fa drammi. Chiudere la sua avventura in largo anticipo non lo scalfisce più di tanto, almeno in apparenza” (LabTv); “Bilancio e tensioni nella maggioranza, Mastella non teme mal di pancia: Se vogliono, si torna a casa tutti” (Anteprima 24); “Ore decisive per il Bilancio, Mastella: chi è in malafede, venga allo scoperto”” (Il Sannio Quotidiano); “Consuntivo, o passa o mi dimetto” (Il Mattino).

Alzi la mano chi, sia pure per un solo attimo (e si batta il petto tre volte, nel caso), ritenga concreto l'aut/aut del ceppalonese, nel (solo) senso di attribuire alla componente consiliare di maggioranza una tale autonomia 'intellettuale' prima ancora che politica tale da far emergere con un palese voto contrario il mal di pancia rispetto alla stesura dello strumento contabile. Che, lo ricordiamo, è stato oggetto di critiche valutazioni dell'opposizione e, poi, di un serpeggiante scontento di una piccola frangia della maggioranza. La stessa che ha dettato le esternazioni del primo cittadino tese, più che altro, a stabilire dove sono realmente depositate le leve del comando di un aggregato politico. E rivolte a ristabilire la giustezza dell'ordine gerarchico che fa di Mastella un dominus ma anche un ospite del panorama cittadino. Il sindaco ha velleità, pertanto, tuttora intatte – almeno per militanza ed esperienza -, di intrufolarsi in salotti 'migliori' di quelli locali, a differenza della corte di consiglieri che lo sostiene e che, senza di lui – oggi - , non ha alcun futuro oltre lo steccato beneventano.

Eppure, in ballo non c'è alcun sovvertimento possibile ma solo la correttezza verso l'opinione pubblica, cioè l'elettorato. Che imporrebbe delle responsabilità ineludibili in rapporto al banale interrogativo: è stilato in modo corretto il Bilancio consuntivo oppure no?
Ho il diritto di essere fedele al bene pubblico oppure ho il dovere non edificante di assoggettarmi al diktat politico che getta sul piatto della bilancia la mia 'scomparsa' istituzionale rispetto comunque alla sopravvivenza di chi lo ha proposto forte di un curriculum e una storia personale ancora in grado di assicurare galleggiamenti?
Un’alternativa che in astratto non dovrebbe porsi, tanto scontata sarebbe la scelta. In realtà, sarà preferita l’opzione proposta, tanti anni fa, da un altro democristiano di lunghissimo corso: meglio tirare a campare che tirare le cuoia…