Camorra casertana in azione anche nel Beneventano: tre arresti della DDA per usura ed estorsione

- Cronaca IlVaglio.it

I Carabinieri della Compagnia di Montesarchio e i finanzieri della Compagnia di Marcianise stamane hanno dato esecuzione a tre ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dall’Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli su richiesta delle Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di napoli, nei confronti di altrettanti residenti nei comuni di Santa Maria a Vico e San Felice a Cancello e ritenuti responsabili, in concorso tra loro, dei delitti usura ed estorsione, aggravati dall’articolo 7 Legge 203/1991 (metodo mafioso), perché in Arienzo (CE), San Felice a Cancello (CE) e Forchia (BN), dall’anno 2000, - sempre per la DDA - con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso hanno costretto quattro imprenditori, delle province di Benevento e di Caserta, a versare somme di denaro a titolo usuraio ovvero estorsivo. L'operazione è denominata "Dirty Fur".

In carcere: Antonio Carfora, 54enne di San Felice a Cancello; Antonio Di Paolo, 34enne di Caserta; Michele Pesce, 59enne di San Felice a Cancello. Scrive oggi in merito il procuratore della Repubblica aggiunto Giuseppe Borrelli: “Nel provvedimento cautelare, nel quale risultano indagate altre 17 persone, il Gip ha ritenuto la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza nei confronti dei predetti indagati, in un arco temporale compreso tra il 2005 e il 2009 per reati di usura, estorsione e riciclaggio, aggravati dall'uso del metodo camorristico, in danno di vari imprenditori locali, vessati dai sempre crescenti tassi usurari che, in alcuni casi, hanno raggiunto anche il 120%.In particolare, gli esiti delle investigazioni hanno evidenziato l'esistenza di un'intensa attività usuraria ed estorsiva preparata con cadenza quasi giornaliera e caratterizzata da continue richieste, vessatorie, da pressioni esercitate sulle persone offese, vittime di gravi e frequenti atti di violenza e intimidazione, tali da porli in una condizione di paura e di totale soggezione. Il timore delle gravi ritorsioni minacciate e le enormi risorse finanziarie richieste a fronte dei prestiti elargiti, hanno determinato un progressivo aggravarsi della situazione economica dei debitori, i quali, seppur inizialmente reticenti a seguito delle indagini effettuate, hanno poi ammesso i fatti. Nel corso delle attività sono state effettuate indagini tecniche, quali intercettazioni telefoniche ed ambientali, e bancarie che hanno consentito di accertare come nella consumazione dei delitti sia stato utilizzato il metodo mafioso che ha costretto le vittime a subire e tacere.

Le risultanze probatorie sono state acquisite grazie alla collaborazione della Guardia di Finanza di Marcianise e i carabinieri di Montesarchio che, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno dapprima individuato i rapporti esistenti tra le vittime e gli usurai (anche attraverso perquisizioni e sequestri, intercettazioni telefoniche ed ambientali, appostamenti e pedinamenti) e poi dettagliatamente ricostruito i prestiti elargiti e gli interessi usurari applicati ad ogni rapporto, attraverso un puntuale esame della documentazione bancaria confrontata con quella rinvenuta nel corso delle perquisizioni. Infatti, l'ordinanza cautelare ricostruisce le vicissitudini di quattro imprenditori operanti tra le province di Caserta e Benevento, entrati da anni nel vortice dell'usura del sodalizio criminale oggetto del provvedimento.

Inoltre contestualmente è stata data esecuzione anche ad un decreto di sequestro preventivo emesso dallo stesso Ufficio del Gip, nei confronti degli indagati e del loro nucleo familiare che ha consentito di bloccare beni mobili e immobili, ditte e società, nonché disponibilità finanziarie ai fini della confisca speciale di cui all'articolo 12 sexies della legge 356/192, per un valore di circa 5 milioni di euro, nonché al sequestro di somme di denaro e altri beni per un valore di 261.800 euro (corrispondenti agli illeciti profitti degli interessi usurari) ai fini della confisca per equivalente di cui al sesto comma dell'articolo 644 del codice penale.In particolare sono stati posti sotto sequestro una società, 16 appartamenti, 6 terreni per un totale di 15.973 mq, 14 locali vari, 11 garage, una tettoia chiusa e altre 11 porzioni di tettoie, 3 auto di cui due di lusso, e numerosi rapporti finanziari in corso di quantificazione.

Occorre rimarcare che con l'applicazione di strumenti normativi, quali il sequestro preventivo finalizzato alal confisca speciale o allargata e a quella per equivalente, è stato possibile aggredire i patrimoni illeciti e privare gli autori dei reati dei mezzi e del capitali usati nell'attività usuraria”. L’odierna operazione è il terzo troncone dell’indagine: il 17 marzo 2010, infatti, furono arrestati i primi otto indagati, cui fecero seguito ulteriori otto il 23 gennaio 2012.