Medico denuncia infermieri del Pronto Soccorso, difesi dalla Cgil

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Scrive il coordinatore provinciale di Benevento della FP CGIL Sanità Privata Pompeo Taddeo: Fa specie, in un periodo come quello attuale, in cui sovente gli operatori del pronto soccorso diventano facilmente oggetto di strali e sfoghi, troppo spesso ingiustificati e persino violenti, da parte dell’utenza, diventare bersaglio persino di qualche medico del servizio di trasporto del 118. Questo l’increscioso episodio avvenuto lo scorso 1° giugno, allorquando un medico addetto al servizio 118 (la dottoressa in questione è individuata nella nota del sindacalista, con le iniziali del nome e cognome, nonché del Saut ove opera, NDR) con una lettera indirizzata alla dirigenza del Fatebenefratelli e della centrale operativa del 118, lamentava comportamenti offensivi e irriguardosi perpetrati, a suo dire, da parte degli operatori sanitari in servizio presso il pronto soccorso.

Ci sembra alquanto ovvio, ma forse non scontato, dover precisare che presso i pronto soccorso vi è un ordine di accettazioni al triage che riserva priorità ai codici rosso, giallo, verde e bianco, ed è per questo motivo che il paziente assistito dalla dott.ssa in questione ha dovuto attendere prima dello sbarellamento, anche perché non si trattava di un codice giallo (così come sostenuto dalla stessa) bensì di un codice verde, per cui va da sé che i tempi di attesa possano subire qualche prolungamento, e ci spiace se tale allungamento dei tempi possa incidere e coincidere con lo smonto dei colleghi del 118, ma si sa, o meglio, dovrebbe essere un dato acquisito il fatto che i pazienti per noi operatori sanitari hanno priorità anche sulla organizzazione della nostra stessa vita privata.

Ci rincresce dover diventare bersaglio anche di certi colleghi che, invece, pur di dare sfogo al proprio malessere, intraprendono iniziative vessatorie contro chi, come loro, sacrifica anche l’orario del pranzo, ma con umiltà e in maniera silente, senza polemizzare necessariamente sugli altri.

Ricordiamo a tal uopo che il pronto soccorso del Fatebenefratelli conta decine di migliaia di accessi all’ anno, e sfidiamo chiunque ad anticipare i tempi di attesa nel triage, dove quotidianamente accogliamo i pazienti con spirito di assoluto servizio; pertanto respingiamo al mittente le affermazioni circa le fantomatiche “merende” del personale “nel mentre il paziente attendeva fuori dalla stanza libera del triage”, perché in quel momento non vi erano stanze libere, né tantomeno il personale stava mangiando, poiché noi operatori preferiamo pranzare a casa con i nostri familiari, salvo poi andare a cena, così come pure spesso accade, anche con molti operatori del 118, con i quali abbiamo stabilito ottime e durature amicizie.

Infine la nostra solidarietà va al caposala, persona integerrima, stimata e di indiscussa e comprovata professionalità, anch’esso oggetto dello sterile e infondato sfogo in questione, mentre alla Dottoressa va il nostro invito ad un migliore chiarimento dei fatti prima di lanciare anatemi e, non da ultimo, un invito ad unirsi a cena con tutti noi operatori, ove testare personalmente la qualità dei rapporti che preferiamo intrattenere.