Gli eccessi della movida a Benevento continuano a far danni. Chi dovrebbe evitarli e fermarli ripete inutili riunioni e parole

- Cronaca IlVaglio.it

Sono le certezze quelle che contano nella vita e che permettono al cittadino di conservare la fiducia nell'istituzione. Ma i risultati? Poco importano. Vale appunto la percezione della vicinanza. Espressa, nel caso in esame ( la cosiddetta “movida”: basta la parola), dalla convocazione, dal pensoso riunirsi, dalle definitive, ma non troppo, adozioni di provvedimenti che vengono in seguito alle sedute dei Comitati per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica, ospitati nelle sedi del Governo decentrate sul territorio, Prefetture rispettose della linea e. al tempo stesso, fiduciose nella risoluzione delle difficoltà in virtù della stesura di onorabili verbali assembleari (l'ultimo è dell'11 giugno 2019, stilato dopo proteste dei Comitati civici, lettere dei commercianti, proposte di incontro dei Giovani Democratici).

Dici “movida” a Benevento nella buffer zone ed elenchi disagi (per i residenti), episodi di cronaca (per gli organi di informazione), buone intenzioni (per gli enti pubblici e le forze dell'ordine). E dici, al tempo stesso, tavoli e Comitati in Prefettura, appunto.

Spulciando fra i precedenti, per esempio (leggi), guardiamo a un fenomeno che "al momento non presenta particolari criticità", oltre al dato che "è in corso di realizzazione l’adeguamento del sistema di videosorveglianza attraverso l’installazione ai varchi del centro storico di telecamere dedicate per il rilevamento delle targhe" (l’articolo linkato si riferisce all’oggi? No, al settembre del 2014 !).

Spulciando ancora trovi pure che “l’obiettivo è rendere la movida del fine settimana più sicura per i ragazzi e per i residenti e, al tempo stesso, tenteremo di supportare i proprietari dei locali notturni” contando sul fatto che “dal mese prossimo dovrebbero essere attivate anche le telecamere ai varchi d’ingresso del centro” (Siamo ancora tornati al settembre 2014? No, siamo all’oggi).

Insomma, sono stati cinque anni di stasi operativa e di politica incontinenza verbale, che disegnano – come si è visto - un quadro di mera propaganda nel quale il ripetersi del “giorno della marmotta” replica i disastri della movida al punto di divenire un elemento consolatorio e de-responsabilizzante. Buono per la prossima seduta del Comitato.