Illuminare i monumenti per la cultura è un piacere, semplificare gli adempimenti per una voltura un dovere

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L'Arco di Traiano
L'Arco di Traiano

E la luce fu. Questa volta sul complesso monumentale di Sant'Ilario a Porta'Aurea. Pubblica illuminazione, perché servirà appunto la cittadinanza beneventana, a cura di una società privata (la GeSeSa), peraltro parzialmente partecipata da palazzo Mosti. Come dire, una sintesi perfetta in funzione del godimento del bene comune che ha già avuto precedenti di prestigio fra le vestigia locali: Arco di Traiano e Teatro Romano (luglio 2018), Bue Apis (gennaio 2019). Il prossimo passo di questa campagna di “valorizzazione artistica” lo ha scandito il sindaco Mastella e certo riscalderà a led soprattutto i cuori della comunità religiosa: sotto con la Basilica della Madonna delle Grazie.

Nel frattempo, ovvero mentre si semina per impreziosire il presente e rendere seducente il futuro dei monumenti (certo qualcuno dovrà pur sentirsi stimolato a seguire la sera questa idea di “percorso illuminato”), varrebbe la pena convogliare il fascio di luci delle attenzioni istituzionali puntando appunto pure sulla valorizzazione turistica dei beni stessi, se è vero – come titolava Il Mattino dell'11 agosto – che è “pronta a decollare la rete museale”. Il che significa che finora è stata a terra. Nella speranza, inoltre, che la meritoria opera dell'azienda idrica, la disinteressata vicinanza ai cittadini e il desiderio di ammantare del bello siti e testimonianze culturali sannite dispieghi la sua forza nelle attività minute. Come la voltura di un'utenza. Per la quale, in un mondo di big data, banche dati, incroci di dati, dati autocertificabili, c'è un percorso a otto adempimenti. Magari m'illumino di meno ma semplifico di più. Poi c’è, ovviamente la vexata quaestio (la tormentata vicenda) della qualità dell’acqua servita a decine di migliaia di benevenani, ma questa è un’altra storia. Molto meno illuminata…