Le ultime notizie sulla imbruttita area del Duomo a Benevento confermano che l'incompiuta resterà tale

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Evidenzia Il Mattino del 16 giugno che il ponte per approdare a una “città sostenibile”, attraverso fondi all'uopo destinati, non passerà per il completamento della struttura posizionata di fronte alla Cattedrale cittadina, oggi immaginata diversamente - rispetto all'originale disegno di museo d'arte contemporanea - come “piazza coperta e front office turistico e, ai piani superiori, con sale espositive dedicate ad archivio municipale, alle raffigurazioni della città nella Storia”, eccetera.

“La Regione ha comunicato che per la realizzazione dei lavori non sono tollerabili ritardi che sforino i 6 mesi, pena il definanziamento dell'opera”. Meglio dirottare i soldi altrove, comunque incidendo nella carne viva di una riqualificazione altrove possibile. E così, per ora, “l'incompiuta resterà ancora tale”, sintetizza il giornale. Con indubbia efficacia e senza ulteriore commento.

La notizia ovviamente ha un suo interesse tecnico e non sorprende il cittadino comune, anche quello del tutto ignaro dell'ultimo risvolto a mezzo stampa, semplicemente, perché forte dell'abitudine a considerare la statuaria inutilità della costruzione in bozze. Assimilata a una distorsione del paesaggio urbano negli anni divenuta familiare.

L'aggiornamento appena rivelato dal Mattino, però, reca con sé l'oro in bocca almeno dello stato (definito) dei fatti. Il progetto di riqualificazione dell'area nacque sotto il sindacato Viespoli (1993-2001) e sono poi trascorsi tredici anni dalla posa della prima pietra (25 maggio 2006) e siamo distanti non si sa quanto dalla posa dell'ultima.

La visione profetica di un certo tipo di politica (giunta D'Alessandro, all'epoca: “Questo è un luogo simbolo, caro ai beneventani. E lo diventerà ancora di più perché tornerà a vivere e a pulsare”) è rimasta tale, accompagnandosi di conseguenza al fallimento di un'esperienza ritenuta di rottura anni e anni fa.

Piazza Duomo si è scoperta nel corso del tempo palestra di archi-star e starlette. Sull'involucro che incornicia il nulla, pertanto, è possibile ancora leggere in filigrana quanto scolpito dal sociologo De Masi - più che favorevole alla realizzazione del progetto di Gabetti&Isola sul museo di arte contemporanea nel solco di “una produzione urbanistica funzionale e bella, arricchita dalle più svariate intuizioni” - durante un convegno tenutosi al Museo del Sannio nel 2007 e organizzato non a caso dall'Odine degli Architetti locale: “Fare opere che lascino segni forti”. Sì, il segno della croce, come esorcismo che ci liberi dai demoni del mattone utile.
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