Lucio Lonardo difende gli operatori dell'ospedale Rummo dalla campagna accusatoria e censura Mastella

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Scrive Lucio Lonardo, già esponente politico e amministratore Asia, stavolta nella qualità di medico di Benevento: Da addetto ai lavori, medico chirurgo in Benevento ormai da 40 anni con rapporti professionali proficui e costanti con i colleghi dell’Ospedale Rummo in Benevento, ho seguito con estremo interesse la vicenda della raccolta di firme dei 4000 cittadini contro l’attuale management del nosocomio in questione.

Nulla questio sulla legittimità dell’iniziativa, anche perché ritengo che abbiano ottemperato al regolamento sulla privacy e quindi a quanto declarato dall’art. 143 comma 1 lettera c, all’art. 154 comma 1 lettera d, dando un’idonea informativa con annesso modulo per il consenso al trattenimento di dati sensibili, nonché alla nomina del responsabile della conservazione dei dati e a tutto quello che ne deriva, quando questi dati vengono consegnati ad altro soggetto sia esso il Sindaco o Tizio o Caio o Sempronio.

Ho avuto anche l’impressione che trattasi di una specie di battaglia dei bottoni, per la verità, perché fatta di fumus e di aria fritta, essendo il Manager in scadenza già all’indomani, ovvero al 3 agosto 2019.
Detto questo trovo per lo meno singolare che il

Sindaco, massimo esponente per la tutela della salute pubblica cittadina, debba firmare o, se non lo ha fatto, aspettare 4000 firme per manifestare, come un comune cittadino, negando il proprio ruolo, il disappunto per una presunta mala gestio del Rummo, quando sarebbe bastato non disertare l’incontro con il Presidente della Regione De Luca in visita proprio ad esso nosocomio, dando così l’abbrivio all’istituzione di un tavolo istituzionale di concertazione sul delicato argomento.
Ma il punto è un altro, questo clamore, questa sovraesposizione, i toni accessi al “ ‘ndo coglio coglio” finisce per mortificare la professionalità e la buona gestio dei colleghi, ingenerando negli utenti sfiducia, disaffezione, addirittura panico favorendo anche eventuali azioni di insofferenza nei confronti dei lavoratori durante l’espletamento delle loro attività.
Premesso che l’attuale commissariamento regionale della Sanità, unico caso in Italia, ha prodotto sfracelli per il contenimento della spesa con mortificazione di organici, attrezzature e progettualità dovunque, magari qui piuttosto che in altre realtà ma se così fosse per scelta del Commissario, ciò di sballato nella gestione nulla ha tolto a primari, aiuti, assistenti, infermieri, OSA, OSAS e via discorrendo che, pur nelle indiscutibili difficoltà, hanno dato e danno il meglio di sé, assicurando comunque un’assistenza e un operato degni di questo nome. Chi ha lasciato lo ha fatto per carriera, per un miglioramento economico e del proprio bacino di utenza, e per carità è più che legittimo, ma chi è rimasto non va crocefisso, anzi apprezzato e sostenuto.
Ricordo solo a me stesso che abbiamo una cardiologia, una rianimazione, una pneumologia, una neurochirurgia, una radiologia che molti ci invidiano per la competenza e la professionalità dei primari e di tutto lo staff e con questo so, ma solo per motivi di spazio, che faccio torto a tanti altri colleghi.

Perché il messaggio che sta passando è questo: non un disaccordo solo sul management ma anche su tutta la parte sanitaria e assistenziale che passa in qualche modo per inefficiente. Ebbene non ci sto non solo per un inveterato senso di giustizia, di mia appartenenza, ma soprattutto perché conosco l’abnegazione e la competenza dei colleghi.
Ricordatevi che per motivi di opportunismo economico hanno tagliato fortemente gli investimenti ma questo non autorizza alcuno a pensare che così facendo anche tagliato gli attributi ai colleghi!
Non so se in questi giorni incapperò, mi auguro solo per la calura, in qualche incidente di percorso ma vi assicuro che se ciò dovesse accadere, ricorrerei senza alcuna remora alle loro prestazioni e in questo caso sarà mia premura mandare un selfie sui social!