Senza Gregoretti: ha fatto respirare a Benevento insperate e irripetute boccate d’arte

- Cultura Spettacolo di Carlo Panella

Oggi Ugo Gregoretti ci ha lasciato. Aveva 88 anni, ci può stare, razionalmente. Emotivamente, no. La circostanza addolora tanto, coloro che vivono anche di una dimensione pubblica, civile, politica, culturale (e che non badano solo al proprio interesse o a quello della propria famiglia). Dispiace perché la sua morte è una perdita per la cultura italiana sulla quale lui, romano, ha iniziato a incidere fin dagli inizi degli anni ’50. Regista, drammaturgo, giornalista, un intellettuale a tutto tondo; schierato politicamente, coraggioso, irriverente, con una particolarissima arguzia e una raffinatissima ironia, le sue cifre caratteristiche. Tutti i giornali e i media italiani stanno scrivendo e parlando delle sue qualità, della sua vasta produzione artistica. Per cui – in questa sede – possono bastare i brevi cenni appena esposti su questo protagonista della storia della televisione, del cinema e del teatro italiani. Qui, dobbiamo dare maggior rilievo a quel che Ugo Gregoretti ha significato per il Sannio (Pontelandolfo, in primis) e in particolare per la città di Benevento.
***
Il Sannio è una terra di bellezza aspra e severa, inspiegabilmente poco conosciuta e poco pubblicizzata”: sono parole di Gregoretti tratte da un suo documentario (rintracciabile in Internet, fortunatamente) realizzato, nel 1976, con gli Inti Illimani, allora esuli in Italia dopo colpo di stato fascista dei militari in Cile. In esso Gregoretti presentava alcuni dei comuni più belli di questa provincia e pezzi di storia locale allora, ma sostanzialmente pure oggi, quasi sconosciuti, come le gesta della banda del Matese, anarchici comunisti guidati da Enrico Malatesta che presero le mosse per il loro tentativo insurrezionale, nel 1877, da San Lupo.
Gregoretti, oltre a vivere a Roma, trascorreva qualche giorno a Pontelandolfo dove aveva una bella casa (e in questo paese ha svolto ancora, fino a due anni fa, la sua instancabile attività, dirigendo il festival di cortometraggi, il Comicron). Ebbene, quel meraviglioso reportage giornalistico faceva perno su un memorabile concerto degli Inti-Illimani nella grande piazza di Pontelandolfo, gremita fino all’inverosimile. Da lì partì il Gregoretti-sannita...
***
Il suo amore per il Sannio, terra nascosta ai più e da valorizzare, ebbe poi modo di sbocciare tre anni dopo, con la realizzazione della – indiscutibilmente sua - rassegna teatrale “Benevento Città Spettacolo”. La ideò e realizzò, per conto del Comune cittadino, dal 1980 al 1989. E quel decennio ha rappresentato, senza ombra di dubbio, il livello di produzione, promozione e divulgazione artistica più alto in questa città.
Benevento divenne, in quel decennio, via via, punto di riferimento nazionale del settore. Anche con opere che qui vedevano la luce e poi nello Sitvale continuavano a essere rappresentate. In azione i migliori registi, attori, scenografi, drammaturghi (l’elenco sarebbe sterminato) e quindi spazi teatrali che sono venuti crescendo (due per tutti: il De Simone e l’Auditorium San Nicola). Un’azione culturale e promozionale incessante, facendo lui da maieuta e levatrice per le energie locali: dall’indimenticabile ‘Battaglia di Benevento’ realizzata in Piazza Piano di Corte nel 1981, con attori dilettanti sanniti, alla nascita in loco di esperienze professionali, qualcuna fortunatamente ancora in vita come la Compagnia Solot, in cui operano ancora taluni di quei ragazzi di allora, “i figli Gregoretti” come furono chiamati.
***
Dieci anni di lustro, per il teatro e per Benevento. In un mirabile connubio e qui non può essere taciuto il merito in particolare del sindaco Antonio Pietrantonio che, dal 1982 al 1989, supportò non poco sul piano politico e amministrativo la rassegna. Fino a quel settembre 1989…
E qui, necessariamente, il racconto coinvolge chi qui scrive. Gregoretti diede un’intervista al giornale che quell’anno avevo fondato (e che poi ho diretto fino al 2011). Una copia ingiallita l’ho qui ora, tra le mani; sono andato a riprenderla e l’ho riletta. Le sue parole hanno conservato, 30 anni dopo, tutta la loro vitalità, sia sulla rassegna in particolare che era giunta al suo decennale, sia più in generale, sullo stato di arretratezza di allora della città e sul suo traboccante provincialismo.
Ma le verità, se amare, non vogliono essere ascoltate.
E del putiferio che le parole di Gregoretti avrebbero scatenato fummo ben consci, io e chi quell’intervista fece, Vittorio Severini. Ricordo i suoi dubbi in quella notte estiva, ma anche la sua soddisfazione per aveva saputo raccogliere dal direttore artistico, chiaramente e giustamente esasperato. Decisi comunque di pubblicare l'intervista, come il giornalismo obbliga a fare, senza annacquamenti o peggio censure.
E purtroppo quell’articolo segnò la fine dell’esperienza di Gregoretti alla guida di Città Spettacolo. Si scatenarono infatti politici, associazioni di commercianti, soggetti d’ogni tipo, taluni tanto grotteschi da poter apparire come personaggi in una sua commedia, al punto tale che Pietrantonio dovette cedere e sostituire Gregoretti.
***
Da allora la rassegna ha cominciato la sua fase discendente, dopo un biennio crollò, anche per il terremoto giudiziario che si abbatté sul Comune. Poi fu ripresa e trasformata in un decoroso festival da Maurizio Costanzo. Quindi rivide un nuovo spessore teatrale, grazie a Ruggero Cappuccio. Poi l’incessante declino, dipendente anche dal budget diventato – non a caso - sempre più esiguo, con le direzioni di Enzo Moscato e Giulio Baffi, con le quali di fatto Città Spettacolo è finita.
Le ultime edizioni, infatti, tuttora in essere di quella gloriosa rassegna portano solo il nome, ma sono tutt’altra cosa, distanti anni luce. Per carità di patria non aggiungiamo altro in merito, solo che è decisamente il caso di cambiarle il nome...
***
Se quella rassegna teatrale, Città Spettacolo, è finita da tempo, oggi che anche il suo inventore e impareggiabile tessitore non c’è più, il senso del perduto è diventato definitivo, totale, fisico.
Da qui l’emozione dolorosa, alla notizia del grande artista che l’Italia ha perso, ma che non abbiamo più soprattutto, qui, dove la sua opera ha contato ancor più. Gli diciamo ancora una volta un immenso grazie convinto, sentito, per averci fatto vivere, comodamente insperate boccate d’arte, qui, senza doverci spostare con l’auto, il treno, l’aereo.
E’ durato poco? Forse, ma è stato sicuramente molto bello.

*
PS - Pochi istanti prima di pubblicare ho letto su Facebook la proposta di Michelangelo Fetto della Solot di intitolare a Ugo Gregoretti il Teatro Comunale di Benevento. Ovviamente la condividiamo: mi pare davvero il minimo.