Mastella mangia come parla... La sortita del sindaco di Benevento non è solo folkloristica

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Un sindaco da esportazione, quello di Benevento: esce dal Palazzo (Mosti), entra nelle case dei cittadini. Mastella ha affidato a un paio di 'post' sul suo profilo social il buon proposito di essere quanto più possibile vicino alla gente. A orologeria. Cioè col calendario alla mano: a partire dal 26 agosto prossimo, “andrò, da chi mi invita, nei quartieri o nelle contrade, per parlare, ma in serenità, con chi ne avrà voglia. In dialogo e discutendo in positivo. Bevendo un caffè o a pranzo. Ma io porterò di mio quel che è giusto. Chi vuole mi scriva e farò un programma di visite nelle case e con le persone che vorranno”.

La ripresa dopo le fatiche delle vacanze e di Città Spettacolo si presenta, dunque, con la novità della distanza accorciata fra gli eletti e gli amministrati: una scuola di pensiero ha sempre creduto che questo fosse un presupposto dell'agire in politica e non una conseguenza, ma non è il caso di 'sindacare', pena il consueto rischio di essere ammessi di diritto alla schiera dei malpensanti, malpancisti, rosiconi, eccetera.

Il web è un moltiplicatore, come sappiamo e quindi giù richieste su richieste, al punto che ore dopo l'approccio volto a disegnare il profilo di un sindaco dalla dimensione umana c'è già da districarsi con le prenotazioni - neanche si fosse a una di quelle trasmissioni a tema-chef che vanno (chissà perché) per la maggiore e nella speranza di tener lontano il picco glicemico: “Ai tanti che mi hanno scritto per il caffè o pranzo da loro voglio dire che io ora prendo nota delle richieste e ci vedremo a partire da fine agosto. Se qualcuno non riesce a mettersi in contatto con me o io dovessi dimenticarmi per incolpevole negligenza rifatevi vivi. Per intanto siete davvero tanti. Lo so che qualcuno avrà voglia di sfogarsi. Ma la politica è ascoltare e spiegare le rispettive ragioni. Occorre pazienza e tolleranza”. L'iniziativa di per sé è già un successo: tutti ne parlano, la discutono, magari la criticano, ma – su tutto – va rispettata.

Il richiamo alla 'pazienza e tolleranza', però, evapora nelle righe finali del pensiero del sindaco, dal quale emerge la consueta insofferenza nei confronti degli organi di informazione: “Mi prenderò anche i miei torti laddove emergessero ma chiedo anche di discutere senza prevenzione e senza pregiudizi. Non voglio giornalisti di mezzo. Voglio ascoltare in libertà”.

Nella foga di dare ampio risalto, parlare e riferire di miscele di caffè, menù, gelati o altre diavolerie e leccornie da condividere col primo cittadino, al cittadino si fornisce anche una versione rielaborata e scorretta della 'democrazia diretta', già bandiera di altri provveduti sovvertitori del buon senso, e soprattutto si avvalora l'equazione tra il lavoro della stampa e l'assenza di libertà nel giudizio.

Il folklore dell'iniziativa mastelliana, quindi, non deve trarre in inganno: la politica nella su versione 2.0 – tutta social, tanto racconto, pochi fatti, molte distorsioni - rimane uguale a se stessa e non perde la pulsione a sbrigliarsi.