La mummia Città Spettacolo: un nome da mungere non si abbandona. Non c'è storia...

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Quasi si potrebbe non avviare proprio un (modesto) commento su quanto proporrà, dal 25 al 31 agosto, l'edizione del quarantennale di Benevento Città Spettacolo: le parole più sferzanti le ha spese addirittura un europarlamentare di Forza Italia, Fulvio Martusciello (leggi), in teoria la medesima compagine di militanza del sindaco Mastella, che, al culmine di una sequenza di interventi polemici aventi ad oggetto appunto il primo cittadino, ha parlato di 'vuoto culturale'. Dando corpo alle valutazioni critiche emerse, in loco, attraverso alcuni interventi (Furno, Di Gioia, Principe) venuti durante lo stillicidio di notizie che ha anticipato, come al solito, il programma del direttore artistico Renato Giordano (leggi).

Ora: se la critica dell'onorevole azzurro può essere ascritta magari anche all'astio politico esistente, e come tale ritenuta ingenerosa e partigiana, quella espressa involontariamente dallo stesso sindaco nel corso dell'appuntamento con i mezzi di informazione non lascia adito a dubbi. “I connotati del festival sono cambiati, nome e logo restano invece gli stessi altrimenti si perderebbero gli investimenti sostenuti”, ha detto Mastella (Anteprima 24). Dunque pura economia, e d'altra parte “la manifestazione è stata organizzata con 150mila euro, i fondi non sono ingenti e sono stati spesi per aumentare il pil del territorio beneventano”.

Dell'intuizione di quaranta anni fa resta, quindi, giusto il nome ed il logo. Una chiarezza esemplare, a dire il vero, ribadita nel titolo affibbiato alla manifestazione: “Il senso dell'essenza”, laddove – vocabolario Treccani alla mano – per essenza si intende “sostanza” ed essa viene svelata attraverso un significato (il 'senso') che ne denuda le caratteristiche di cartellone-calderone, dove (con ovvie eccezioni, quasi 'fisiologiche' nel mare magnum) trova posto di tutto senza che si riesca ad afferrare un filo di identità. 150.000 euro a questo punto sono più che sufficienti a vellicare le ambizioni del direttore artistico, che ha contribuito a rinsaldare la cerniera della pietra tombale sull'idea di Gregoretti. Al quale per colmo di sfortuna viene pure intitolato un premio, che sarà consegnato all'Hortus Conclusus martedì 27 agosto.

E' chiaro che ci sono fasce di pubblico privilegiate da alcune, facili, scelte, e che ben difficilmente da queste si leveranno critiche; è chiaro ancora che quando, sin dalla conferenza stampa, viene in risalto l'insofferenza per le contrarietà possibili vuol dire che le stesse sono già state messe in conto, magari come riflesso pavloviano (inavvertito dai protagonisti ma vissuto come tale) delle scelte effettuate. E' chiaro perché l'assessore Picucci non vanti più la delega alla Cultura ed è chiaro, infine, e lo si va ripetendo ormai da tre anni, che lo scopo dichiarato (ed il sottotesto politico) è semplicemente quello di aggrumare popolo (potenziali elettori) per la strada e nelle piazze.

Non è chiaro perché ancora esista (e resista) la Fondazione Benevento Città Spettacolo. E non è chiaro perché Giordano sia ancora al timone di una manifestazione che ha almeno avuto il pregio di far rievocare con rimpianto pure le edizioni meno fortunate o 'pallose'.

Recuperare la via originaria ed originale del passato può essere una proposta alternativa da gettare sul tappeto: concentrarsi sul poco ma buono (e, avendone la forza economica, prospettare un programma estivo 'altro' rispetto a Città Spettacolo, per tutti i gusti e le inclinazioni), facendo leva sulle risorse regionali disponibili. In fondo, come ha ricordato Mastella, queste sono dovute al marchio ed esso è una proprietà intellettuale della città-cultura che non merita di essere vieppiù snaturata dalla china degli ultimi tre anni.