L’estrema prudenza degli assessori di Benevento nel richiedere i dovuti tributi e i fessi che li pagano puntualmente

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Foto di repertorio
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Non serve estrapolarne passi in particolare, una semplice scorsa al comunicato stampa può bastare a coloro i quali all'argomento hanno tributato - è il caso di dire... - interesse e curiosità da soddisfare (leggi sul Vaglio.it). Se non ci fossero a Benevento gli assessori Maria Carmela Serluca e Oberdan Picucci, bisognerebbe inventarli. La prosa della citata nota è, infatti, un esempio di prudenza politica e amministrativa, ovvero si traduce in una chiara espressione del riconoscimento di una categoria economica (il commercio ambulante) come espressione di una categoria sociale percepita come ‘non proprio accomodante’ nella protesta.

Il principio di legalità richiamato dalla articolata spiegazione della coppia d'assessori sembra quasi vissuto come un accidente del destino e del tempo (trascorso), che impone all'attuale amministrazione il compito improbo e a quanto pare elettoralmente sgradito di porsi come ultimo e decisivo anello normativo, deputato alla riscossione di tributi quantomeno ignorati nel corso degli anni. Un compito avvertito in tutta la sua gravità, ma accettato malvolentieri.

Piuttosto, c'è da chiedersi se tanta e tale cautela venga applicata nei confronti di ben altre categorie sociali, quelle dei 'fessi' che si ritrovano a dover far quadrare i conti di famiglia (anche) con l'imposizione fiscale. E che sono poco stentorei e mediaticamente poco appetibili, pure se protestano.

Insomma, la nota stampa del duo della Giunta Mastella in questione poteva essere più ristretta nel brodo verbale: quanto dovuto va pagato, poi si ragiona su possibili agevolazioni che garantiscano comunque il pieno soddisfacimento della pretesa (rate e simili). Ma talora non si distingue il bisogno concreto e la realtà violata nei suoi princìpi. E poi la poltrona è comoda.