Il Comune di Benevento non protegge i disabili, li lascia senza sede e sfoggia pure 'carità pelosa'

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Foto di repertorio
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E' tornata al centro della scena, politica e sociale, a Benevento, la vicenda del Csp “E' più bello insieme”, le cui ultime sorti, dopo la chiusura della struttura che l'ospitava e la sostanziale interruzione del servizio offerto ai disabili, lo vedono dipendere anche dalla benevolenza dei cittadini per trovare un tetto... mentre magari avranno trovato un posto (precario) nella varie “rassegne teatrali e musicali presenti nel periodo estivo in città” attraverso la “partecipazione privilegiata” caldeggiata dal MoVimento 5 Stelle.

Torti e ragioni si inseguono sulla stampa come Totò e Aldo Fabrizi, in maniera estenuante e inconcludente, anche se la 'guardia'/palazzo Mosti sembra voler mettere sul tavolo una sorta di comprensione che non deroghi al rispetto delle procedure e leggi. Sembra, appunto, e lo fa con un intervento in stile “vorrei ma non posso” dell'assessore alle Politiche sociali e servizi (?) al cittadino, Luigi Ambrosone (leggi sul Vaglio.it e "senti le due campane").

Non è il caso di entrare in o suscitare polemica, è sufficiente prestare attenzione alle sue parole. Per inciso: c'è il consueto 'must' dell'amministrazione mastelliana, e cioè la colpa è di chi l'ha preceduta. Lo diranno anche quando saranno sfrattati, dando la colpa dello sfratto a chi avrà vinto le elezioni facendo loro – addirittura - un simile sgarbo.

Amenità a parte, vanno sottolineate l'assenza di “avversità” - per dirla con l'assessore (il termine sta per avversione) - nei confronti della Cooperativa e dei disabili (e meno male) e le asperità affrontate che hanno comportato “la difficoltà della momentanea sospensione del servizio a cui teniamo tantissimo ad erogare e a garantire al più presto”.

Ecco, se ci tenevano “tantissimo” avrebbero potuto trovare una soluzione-tampone evitando che il servizio (rivolto ai disabili non avversati) fosse interrotto, magari attraverso il reperimento di locali nella disponibilità comunale dove andare avanti, in via temporanea e fino alla fine dell'iter burocratico ripetutamente citato dall'assessore.

In caso contrario, che è poi il caso che stiamo vivendo perché il servizio è sospeso e la struttura non c'è, il buon senso politico avrebbe dovuto dettare un opportuno silenzio e non uno sfoggio di “carità pelosa”.