Inascoltato l’appello umanitario di vescovo e associazioni: De Lucia e Ricciardi hanno approvato il decreto sicurezza bis

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Il cerchio si è chiuso con una piena assunzione di responsabilità nel respingere qualunque obiezione: assente la berlusconiana sannita Alessandrina Lonardo (il cui nome non figura nel resoconto stenografico della 'chiama' durante il voto di fiducia della seduta del 5 agosto), le senatrici beneventane pentastellate Danila De Lucia e Sabrina Ricciardi hanno aderito ai contenuti delle disposizioni (cosiddette) 'urgenti' in materia di ordine e sicurezza pubblica. Confermando l'adesione altrettanto incondizionata alle politiche dell'attuale leader Di Maio e, soprattutto, rinsaldando il legame contrattuale con la Lega di Salvini. S'è detto tutto.

Più di tutto poté la ragione di governo, e prima ancora di partito con annessa conservazione del posto. Dovesse essere rimasto il dubbio, a don Mimmo Battaglia, vescovo della Diocesi cerretese, e a quegli esponenti delle tante associazioni che hanno sottoscritto l'appello, ecco che l'attuale governo M5S-Lega ha provveduto a spazzarlo via. “Restiamo umani! - si leggeva nel testo - Ne abbiamo la responsabilità e la corresponsabilità. Le nostre coscienze ci gridano che il soccorso di una vita umana non può e non deve diventare un reato da perseguire”.

Di conseguenza, essendo stato licenziato col voto di fiducia a palazzo Madama il Decreto Sicurezza bis, oggetto del ricordato appello, è venuto meno il tratto dell'umanità. E, dunque, se “la solidarietà non può essere un reato”, ecco che i 160 'sì' dei senatori hanno introdotto per legge una nuova categoria da perseguire.

Il gioco dei numeri interessa poco, le uscite dall'aula per far abbassare il quorum, le astensioni e tutti i giochetti possibili d'aula sono tecnicismi di sostanza che l'opinione pubblica, in generale, orecchia e non percepisce fino in fondo: il Parlamento è oggi lo specchio di una parte del Paese vellicato nel senso dei peli sullo stomaco che i rappresentanti istituzionali del Sannio provvedono a non rendere diverso. Omologando se stessi al meccanismo fuorviante della minaccia 'esterna' nel tentativo di trascinarlo verso il fondo. Ma c'è ancora chi si 'appella', per quanto nel vuoto dell'ascolto, e prova a illuminare il buio del tempo.