Occorre una politica nuova: seria, competente, lungimirante. A difesa dei valori della Costituzione

- Opinioni di Isabella Castelluccio

“E come potevamo noi cantare, con il piede straniero sopra il cuore” si chiedeva Salvatore Quasimodo nella poesia “Alle fronde dei salici” riferendosi all’impossibilità per gli uomini e per le donne di potersi esprimere liberamente e “pienamente” all’indomani dell’occupazione nazifascista del nord Italia. “Cantare” no, ma resistere sì. E proprio dalla Resistenza, dalla lotta di donne e uomini che si sono ribellati all’oppressione e alle ingiustizie sono nati quei valori alla base della nostra Repubblica, uno “Stato di diritto” perché fondato su una Costituzione che ne costituisce l’ossatura e che codifica proprio quei valori. Uno Stato di diritto, dunque, che garantisce leggi uguali per tutti e principi imprescindibili ai quali ispirarsi. Imprescindibili. Chiunque abbia studiato un po’ di storia sa benissimo quanto siano “imprescindibili” questi principi: l’ossatura portante e la sintesi delle nostre conquiste democratiche. Libertà, uguaglianza, integrazione, rispetto per qualsiasi minoranza, per i nostri padri costituenti hanno rappresentato le fondamenta su cui edificare una società nuova, che potesse guardare a un futuro di sviluppo e parallelamente potesse tutelarsi da qualsiasi rigurgito di autoritarismo xenofobo e razzista, di manomissione dei diritti civili, di soppressione della libertà e della partecipazione democratica.

La Costituzione prima di tutto, quindi, l’essenza stessa della nostra identità.
Eppure in questi tristi tempi mi pare che tutto questo non sia proprio chiaro così come dovrebbe. Al tempo in cui nel nostro Parlamento c’è stato il governo più palesemente di destra dalla fondazione della nostra Repubblica, si è assistito quotidianamente a un dileggio più o meno mascherato dei nostri “principi imprescindibili”. Dal Decreto sicurezza al Decreto sicurezza bis, dallo sgombero forzato degli immobili senza provvedere a reali politiche alternative per l’occupazione, al potenziamento della legittima difesa, ai provvedimenti contro la libertà d’insegnamento, appare tutto soltanto un procedere verso una propaganda tesa a seminare odio e a raccogliere consenso e voti, senza avere in alcuna considerazione proprio i diritti che dovrebbero essere alla base di queste decisioni. Prendersela con le vittime e mostrarle colpevoli è quello che le politiche del nostro ultimo Governo sembrano aver fatto ogni giorno, ed è sicuramente molto più facile che tentare di affrontare e risolvere i problemi in maniera competente, ma è sicuramente anche la scelta più funzionale a una politica dell’apparenza che tanti consensi sta conquistando. Mi viene da pensare ad una “politica senza politica”, a un gioco di poteri senza alcuna preoccupazione per la “res publica”. Il problema è che la “res publica” sta andando in frantumi e con essa tutti quei valori che fanno di una società un consesso civile e democratico. Il dibattito pubblico si è imbarbarito nei contenuti e nella forma, le mine dell’odio razziale sono oramai seminate ovunque, gli “escamotage” per eludere i valori dell’humanitas sono all’ordine del giorno, che cos’altro bisogna aspettare per risvegliarsi dal torpore ed agire?

Sono in discussione il nostro Stato di diritto ed i valori fondanti della nostra cultura democratica, è necessaria una protesta forte, non è possibile continuare nell’acquiescenza e nell’indifferenza. Nelle prossime evoluzioni della “politica senza politica” potremmo ritrovarci Salvini un Ministro degli interni premier.
“Quando si tradisce la Costituzione è il momento della Resistenza” ha scritto in una dichiarazione Carla Nespolo, presidente nazionale dell’ANPI dopo l’approvazione del Decreto sicurezza bis e io concordo pienamente. Se continueremo con una politica degli slogan e della propaganda, arriveremo a calpestare del tutto le nostre conquiste culturali e civili, a svilire l’identità della nostra Repubblica e la sua storia. Non possiamo permettere che ciò accada. Abbiamo bisogno di una politica competente e lungimirante, di inclusione e di collaborazione con l’Europa, di lotta alla criminalità, alle mafie e a quell’evasione che sta deteriorando qualsiasi possibilità di sviluppo sociale, economico e civile di questo paese, una politica di investimenti e di riequilibrio del divario Nord-Sud. La propaganda sulle vittime di un sistema che sta andando in autocombustione e la limitazione del pensiero critico sono la degenerazione più becera di qualsiasi forma di politica e anche quella più anticostituzionale in assoluto. Ed è proprio nella resistenza a questa forma di degenerazione politica e culturale che dobbiamo riscoprire la necessità di quei valori che oggi sembrano svuotati di importanza e che invece devono tornare ad essere l’ossatura portante e la base, come sosteneva Quasimodo, non solo per poter esprimere la profondità della nostra cultura laica e civile, ma anche per poter esercitare una politica necessariamente nuova: seria, competente, lungimirante.