“Ha da passa’ ‘a nuttata”: la temperie mastelliana a Benevento comunque avrà una fine

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Il direttore artistico di Città Spettacolo Renato Giordano
Il direttore artistico di Città Spettacolo Renato Giordano

Alfiere della cultura declinata in salsa ceppalonese, appare piuttosto improbabile che il direttore artistico di Benevento Città Spettacolo, nonché della gemmazione catturaaltrifondiregionali “Città Spettacolo Teatro”, possa essere rimosso dal suo (doppio) incarico da parte del primo cittadino del capoluogo sannita solo per la sollecitazione di un Comitato di Quartiere, quello del Centro Storico (leggi sul Vaglio.it). Sodalizio irritato dall'uso, per così dire, disinvolto dei luoghi storici e residenziali della buffer zone e intervenuto in modo critico in replica appunto alle parole di Renato Giordano liberamente affidate alla cronaca locale del Mattino (“C'è qualcuno che si lamenta per lo svolgimento degli spettacoli? ... Nessuno è costretto a vivere laddove non si trova a proprio agio. Si può sempre cambiare rione”).

Eleganza, sobrietà, delicatezza perimetrano il concetto così profondo e rendono davvero abnorme la richiesta dei cittadini dell'area, che hanno il vizietto di pretendere un contemperamento (almeno) delle varie esigenze sorte oggi con Città Spettacolo, ieri e domani con gli eccessi della movida, eccetera.

Né, per accrescere il disdoro agli occhi dei residenti del centro storico (e non solo il loro), servirà aggiungere altro sotto il profilo artistico: a Giordano, infatti, è riuscito il “delitto perfetto” della mutazione programmatica del Festival ideato da Gregoretti. Non sarà mai Mastella, quindi, a dismetterlo, perché egli ha con fiuto intuito e nel tempo avuto conferma di come il suo direttore artistico si è replicato a distanza rimettendo in pista le “Quattro Notti e la pizza piena” di una volta, e dunque quel sapore nazionalpopolare accattivante che favorisce la partecipazione di massa, musica (anche ad alto volume) per le orecchie della politica. E quindi? Come recare una parola di... conforto?

Rimanendo aggrappati alla materia teatrale cioè, rievocando la Spoleto festivaliera frequentata dal direttore artistico, a suo dire, mentre il popolino beneventano va in pizzeria. Ricordando l'impatto culturale del finale cambiato nella prima mondiale dell'opera lirica diretta da Rota. Prendendo a spunto la lezione di Eduardo e provando a capovolgerne il percorso: dallo scoramento alla speranza. Oggi, infatti, “la guerra non è finita”, ma è certo che la temperie mastelliana volgerà a una fine. E quindi, pur tra rutti, piscio, vomito, vetri infranti, rifiuti, note sparate fino all'una e tre quarti, alcolici serviti fino a tarda notte, cornetti e cappuccini in arrivo per salutare l'alba “ha da passa’ ‘a nuttata”.