Un acquazzone e il già arretrato Sannio torna addirittura a muoversi a passo d'uomo

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La sede della Provincia di Benevento
La sede della Provincia di Benevento

Tra le unità di misura del progresso di una comunità c’è indubbiamente la comunicazione. Intesa come capacità di connettere territori e genti distanti fra loro attraverso via appunto di ‘comuncazione’ che, nel corso del tempo, hanno raffinato il loro stato, passando da sentiero, viottolo o mulattiera a strada vera. Percorsa certo con adeguati mezzi, con quanto – cioè – lo stesso progresso ha prodotto, sempre nel tempo, attraverso lo sviluppo della meccanica: automobili, insomma, anche o soprattutto per accorciare i tempi (sempre con la dovuta prudenza).

Ci sono angoli della penisola – anzi, meglio, della provincia di Benevento – che paiono riscrivere lo storia della raggiunta modernità, a essa facendo compiere un salto all’indietro, forse perché una sorta di neo-primitivismo è del tutto congruo al cima politico, sociale, culturale del bel Paese, oggi. E, per inciso, a ciò s’aggiunga che l’opera dell’uomo, quando è maldestra, non ha nessuno scampo contro la forza della natura.

Insomma, è bastato un temporale coi fiocchi perché la riapertura al traffico della Strada Provinciale n. 45 per Montefalcone di Val Fortore (leggi sul Vaglio.it) entrasse con ogni probabilità nel Guinness dei primati: la colata di fango che - dopo l’acquazzone, dalle fortorine pareti che costeggiano la via si è riversata sul manto stradale - ha accresciuto la pericolosità della circolazione inducendo la Provincia a fissare un nuovo (e temporaneo, fino alla ripulitura del terriccio) limite di… velocità, sull’arteria: 10 km/h.

Balza all’occhio il ritorno al passato: quadrupedi, carretti e garretti, animali e anche umani. Così, un podista ben allenato sarebbe in grado di reggere il confronto con l’auto, se non di vincerlo. Così, anche il viandante ‘normale’ potrebbe ugualmente non patire complessi di inferiorità. Così, un’automobile potrebbe patire lo stress del cambio marce continuo o l’utilizzo della medesima marcia, la prima.

Insomma, per i sanniti esce dalla mitologia televisiva (le autostrade e il famigerato bollino nero) e dalla mitologia cinematografica (gli ingorghi a croce uncinata) ed entra nella realtà il percorrere un tratto di strada a passo d’uomo. Non dimenticando, in aggiunta, l’uso delle galosce perché le essenziali estremità inferiori non rimangano invischiate nel fango…