L’incredibile vicenda della RSA di Molinara: lodata per come assiste gli anziani malati ma che rischia di chiudere

- Economia Lavoro IlVaglio.it

La provincia di Benevento nello scendere anno dopo anno, sempre più in basso, nelle classifiche sulla qualità della vita, paga non solo i mai effettuati superamenti delle proprie, croniche arretratezze e mancanze, ma anche – se non soprattutto – la continua perdita di quanto di buono, nel corso dei decenni, è pure riuscita a realizzare.
Rischio che sta per correre, a chiaro esempio dell’andazzo, la Residenza Sanitaria Assistita di Molinara.
Essa dipende dall’ASL di Benevento, in particolare dall’Unità Operativa del Distretto Alto Sannio-Fortore, ed è una struttura che da anni funziona bene. Lo testimoniano le tante attestazioni di lode e gli encomi che chi vi opera ha ricevuto e riceve dai familiari degli assistiti: pazienti anziani. In genere, ne sono ricoverati 18 su 20 posti disponibili (uno va destinato alle eventuali emergenze) ma le richieste sono sempre molte di più. Quasi tutti i degenti (l’80%) sono allettati, sofferenti per varie patologie: dall’Alzheimer, alla demenza, assieme a malati terminali e provenienti dalla ex strutture manicomiali. Tutti necessitano di cure assidue e continue, che comprendono anche il lavare e il dare da mangiare agli assistiti che non possono farlo da soli.

Con l’invecchiamento della popolazione in atto, la RSA, quindi, è un presidio che non solo è stato ed è necessario, ma che in futuro probabilmente servirà ancor più. Ebbene, cosa vi sta accadendo?

Succede che coloro che vi operano, con tanta premura e abnegazione, dal 2005 in una pesante situazione, giuridica ed economica, di assoluta precarietà, ora debbono anche paventare la chiusura della RSA. Stiamo parlando innanzitutto dei 14 OSS (Operatori socio-sanitari) e 2 animatori di comunità che dipendono dalla cooperativa ‘Pro Vitae’ (ex Modisan). Ma nella struttura lavorano anche 6 infermieri e una geriatra dipendenti dell’ASL. Per non parlare dei 5 lavoratori addetti alle pulizie (pure dipendenti della citata coop) e di quelli esterni che badano al servizio di lavanderia.

Un rischio-chiusura che non preoccupa certo di meno sulle famiglie dei pazienti ricoverati, ma che, come detto, deve preoccupare tutta la società. LA RSA di Molinara è, infatti, l’unica struttura territoriale pubblica per tali patologie, le altre sono tutte private.

I lavoratori insomma sono in una situazione di assoluto precariato: lavorano, dopo la scadenza del primo contratto nel 2008, solo in base a continue proroghe, semestrali. Sono entrati giovani, ma adesso sono tutti al di sopra dei 40 e fino a 60 anni. Perdere il lavoro sarebbe un dramma e tanti sono monoreddito.

Non solo quindi non hanno visto migliorare la loro situazione economica, con il passar degli anni, ma ricevono pure lo stipendio con mesi di ritardo. Ad esempio, a luglio scorso gli è stato pagato quello di maggio!

Eppure a questo intermittente e tardivo saldo delle loro spettanze, oramai cronico, si sono dovuti abituare. A spaventarli e non poco ora è una sorta di strisciante tentativo di ridimensionamento, se non di chiusura della RSA.

Gli infermieri sono diminuiti di due unità non sostituite, altri stanno per andar via. Non c’è più una caposala, Non ci sono più in servizio i due fisioterapisti che c’erano prima. Né dai dirigenti del Distretto locale e dall’ASL di Benevento arrivano segnali positivi, anzi. Corre voce addirittura che si vogliano tagliare i turni di notte per gli infermieri, da affidare ai soli OSS, con la conseguente diminuzione del numero di ricoverati, essendovene non pochi che degli infermieri in servizio proprio non possono fare a meno.

L’assurdo è che mentre per i 5 operatori delle pulizie una gara di appalto è stata poi indetta, e quindi vivono una condizione lavorativa migliore con tanto di tredicesima e quattordicesima mensilità pagate, per gli OSS nemmeno questo è stato fatto, né si è trovata una qualsiasi soluzione che rendesse i dovuti riconoscimenti al lavoro svolto. Che è davvero pesante, in queste circostanze c’è quasi necessità del rapporto uno a no tra pazienti e operatori.

Ebbene, stando all’ultima, il 31 agosto prossimo scadrà l’ennesima proroga e dal 1° settembre i lavoratori dovrebbero abbandonare lavoro e malati. Non lo faranno, ovviamente, come già non lo hanno fatto in passato, ma è un assurdo che per 14 anni si sia andati avanti in questo modo e si continui ancora, prefigurando il peggio: per chi non vede riconosciuti i propri minimi diritti di stimato lavoratore e per la qualità della vita e dell’assistenza sanitaria per i più deboli nel Sannio che con questo modo incredibile di agire giorno dopo giorno peggiora.