Sullo sversamento dei rifiuti a Casalduni è opportuno non sollecitare le peggiori pulsioni

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Con un senso di ineluttabilità che pare il preludio di una tragedia, alcuni organi di informazione locale hanno riferito, in cronaca, dell'avvio delle operazioni di conferimento di rifiuti extraprovinciali presso lo Stir di Casalduni. A seguito del programmato stop per manutenzione del termovalorizzatore di Acerra. Era già tutto previsto, all'interno di un’operazione, per così dire, di mutuo soccorso fra le province campane, dalla durata temporale precisa. Accordo politico con condizioni da rispettare in cambio, dunque, tempi contingentati, accoglienza per 12.000 tonnellate di frazione secca tritovagliata.

Il racconto della giornata che sarebbe stata e della giornata che è stata, a Casalduni, ha pertanto meritato la cronaca, magari per segnalare la 'puntualità' con cui tutto ha avuto inizio.

Però un goccio di veleno è stato inoculato nel sentimento di un'opinione pubblica (che legge) piuttosto incattivita, dinanzi all'eventualità di una nuova emergenza rifiuti o di essere considerata figlia di una terra pattumiera della regione (un sentimento, per inciso, proprio di altre comunità destinatarie di medesimi provvedimenti temporanei).

E in effetti, quando si titola del “via libera” ai “rifiuti da Napoli” e si ricorda che “la rabbia della gente non è poca”, interrogandosi sulla maniera in cui “potrà esplodere la protesta”, si rafforza la notizia, rimarcando un senso di appartenenza e una identità territoriale violati. Di fatto allineandosi con la pancia della gente, che di questi tempi borbotta assai...