Le vere cause dei limiti della commissione liquidatrice del dissesto al Comune di Benevento

- Opinioni di pompeo nuzzolo
Palazzo Mosti, sede del Comune di Benevento
Palazzo Mosti, sede del Comune di Benevento

Non è la mancanza di personale la causa dell’inefficace decollo della commissione liquidatrice del dissesto al Comune di Benevento, ma di una insufficiente presa di coscienza di autonomia della predetta commissione dalla quale deriva un’inerzia nell’esercizio pieno dei suoi poteri la cui causa, a sua volta, é nella tassa sui rifiuti: la Tari. I rifiuti sono la palla al piede che impedisce qualsiasi sviluppo, se non quello dell’emergenza con tutti i suoi nefasti effetti. La mancata tempestiva consegna (da una nota della ragioneria sembra che siano stati consegnati nel 2018) degli elenchi dei residui attivi, passivi e delle entrate vincolate ante dissesto, non dipende dalla penuria dei dipendenti affidati all’OSL, ma semplicemente dalla mancata spedizione dal Comune alla commissione liquidatrice. Non credo che non siano stati spediti per mancanza di personale del Comune, ma piuttosto per pigrizia. Ma perché il servizio rifiuti, insieme alla relativa tassa, condiziona la gestione della macchina comunale e i rapporti fra istituzioni e soggetti pubblici e privati?

Il servizio rifiuti è un servizio pubblico come un altro per cui non dovrebbe produrre difficoltà insuperabili nella sua gestione. Il problema non è solo nella gestione del servizio ma, direi, anche in quella della tassa. Mentre la prima è stata vista come l’occasione per realizzare la politica clientelare, la seconda come l’occasione per finanziare il bilancio di parte corrente e per sopperire ai minori trasferimenti che, nel susseguirsi degli anni, sono sempre più diminuiti.

La tassa sui rifiuti, unica tassa non bloccata nei suoi limiti massimi dal legislatore, è stata usata anche come leva per finanziare i bilanci in particolare dai comuni che hanno gestito il servizio da soli e non in modo associato. L’assenza d’impianti è un effetto della gestione del servizio all’interno dei limiti territoriali comunali e della relativa tassa applicata in funzione della tenuta dei propri conti. Le ATO se avessero svolto il loro compito avrebbero almeno verificato il piano finanziario della Tari ai fini dell’approvazione delle tariffe. Non avrebbero potuto approvare, se realmente autonome, un piano con due totali diversi perché hanno il compito di verificare i costi. Il controllo non avrebbe consentito ciò che è accaduto ovvero avere un piano dei costi con un importo maggiore rispetto a quello che è indicato come somma che dovrebbe andare a ruolo.

Il ruolo è documento sconosciuto al Comune di Benevento. Non credo sia stato mai elaborato, approvato e pubblicato perché altrimenti verrebbe a conoscersi l’importo della tassa che versano i contribuenti che, se superiore al costo del servizio, dovrebbe essere restituita ai cittadini sotto forma di risparmio nel piano dei costi del successivo esercizio finanziario. Il metodo è già stato descritto su questo giornale ma, in questi ultimi tempi, si è arricchito di altri elementi che mi sembrano utili a descriverlo, non tanto come denuncia, ma per rappresentare che il procedimento, che oggi si appalesa, nato da anni, si è perfezionato nel tempo e costringe le future amministrazioni a continuarlo, senza avere la coscienza che rendere strutturale una spesa, finanziata impropriamente da una tassa di scopo, rende gli equilibri finanziari fragili e provvisori.

Il metodo è semplice e si basa su un gioco di parole e finte compensazioni. Nel contratto stipulato con il concessionario del servizio di riscossione è scritto:” Il gettito previsto per l’anno 2015 era pari ad €15.599.952,52 ( al netto delle riduzioni tecniche) gli incassi al 31 12 2015 sono stati pari ad €9,849.131,97.”

Dalla frase si desume che il gettito della tari è di 15,5 ml, mentre quello delle riduzioni tecniche è a parte e ammonta a €1.720.000,00 (del. cc. N.41/2015) per un totale del costo del servizio e un’entrata totale pari a €17.390.351,97. In sintesi delle entrate del tributo, 15 milioni sono ritenuti quelli destinati al servizio, mentre il ml 1,7 come riduzione tecniche, nonostante incassato per versamenti effettuati dal contribuente per il servizio rifiuti perché inclusi nella tariffa perimetrata sull’importo maggiore. Quest’ultimo non è ritenuto gettito. Non si sa in quale capitolo sia appostato e quale sia l’aggio che compete al concessionario, credo come entrate di altra natura. Le riduzioni concesse agli aventi diritto dovrebbero essere già comprese nei 15 milioni (gettito) perché se non fosse così non potrebbero essere concesse ai contribuenti cui spettano ovvero calcolate nell’importo richiesto.

La nuova amministrazione ha tarato il metodo intervenendo sul linguaggio. Tramite alcuni documenti, pubblicizzati per la buona volontà del consigliere comunale di opposizione Italo Di Dio, si è avuta la conoscenza della causa dell’elevato costo del servizio. La prima informazione che ha aperto uno squarcio di luce è stata la determina a firma del dirigente competente n. 54 del 20.06,2018, senza numero generale, senza parere e senza pubblicazione, relativa alla Tari 2017. La determina ci dice che gli avvisi ammontano a 27.216 “ad oggi”, (data in cui si scrive e che fa presumere che il ruolo non ci sia) il totale complessivo del ruolo ammonta a €15044913,90 al netto della tassa provinciale. Dalla determinazione sembra che sia stato fatto un ruolo che, per essere esecutivo, andrebbe pubblicato e firmato, ma apprendiamo che sono stati inviati gli inviti bonari al pagamento della tassa.

Se è stato fatto il ruolo perché il concessionario invia le ingiunzioni di pagamento e non le cartelle, considerato che il ruolo è un titolo esecutivo?
Con gli avvisi, in presenza del ruolo, si fanno pagare al contribuente spese ulteriori che non gli competono. Se, viceversa il ruolo non c’è, perché si afferma che c’è?

La determina fornisce un’altra informazione ovvero che €1.740 000 sono compensati con una spesa di pari importo relativamente alle riduzioni che sono previste nel costo del servizio. Se sono inserite nel costo del servizio, come risulta dagli atti di approvazione del piano finanziario, sono coperte dalle entrate della tassa e quindi per un totale di €17.517.172,16 al netto dell’ulteriore tassa provinciale, ma comprensivo di € 1,7 milioni delle riduzioni.

La determina n 173 del 4 luglio 2019, tari 2019, afferma che il totale complessivo del ruolo ammonta ad €16.692.922,15 compreso Tefa per €794,911,36. Infine, determina di “prendere atto dell'elenco contribuenti TARI anno 2019 trasmessi dal concessionario Andreani Tributi Srl, in data 04/06/ 2019, per un importo complessivo di € 15.898.010,79; di dare atto che le somme relative all'addizionale provinciale, come specificato ammontano ad €794. 911,36.
Si prende atto, cosa non prevista dalla legge, degli elenchi inviati dal concessionario, ma non si approva il ruolo. Il ruolo per essere tale va pubblicato. Non si comprende il perché di ciò. Questa volta non c’è alcuna indicazione sulla compensazione delle riduzioni, né come si giustifica che il costo del servizio ammontante €17,638.063,68, come risulta nel piano finanziario, possa essere coperto da una entrata inferiore pari ad €15.939,563,68.

Il mistero si infittisce per il fatto che le tariffe sono state tarate sulla spesa di 17,638.063,68 il cui importo è maggiore ma producono un gettito inferiore nel ruolo che non c’è. Questi sono i misteri della controriforma contabile come da me già espresso sul Vaglio.it.

Ci sono altri misteri. Le liste di carico consistono in un documento compilato da un ente pubblico per l’accertamento dell’entrate relative a fitti, censi, canoni, livelli e ogni altra prestazione periodica, e trasmesso agli organi incaricati della riscossione. Il documento è certificato dal responsabile del tributo. Al Comune di Benevento avviene il contrario, si prende atto di quanto comunicato dall’agente della riscossione. Inoltre, l’assenza del ruolo che deve riportare il visto di esecutorietà, rende l’ingiunzione fiscale nulla, se non riporta il visto di esecutorietà a firma del funzionario pubblico, per giurisprudenza costante, lo ha detto anche una sentenza la Cassazione.

Non credo che il funzionario pubblico abbia apposto la sua firma sulle ingiunzioni. L’inversione della redazione degli elenchi che attendibilità ha se non è redatta e certificata dal funzionario pubblico in una data anteriore all’invio degli inviti a pagare?

Alla fine di questo lungo articolo, vorrei dare un contributo per innervare la controriforma contabile con alcuni suggerimenti senza alcuna pretesa di vederli accolti, ma semplicemente come un’ipotesi di scritturazione contabile. Si prevede la spesa che copre tutti i costi sul cui totale si elaborano le aliquote per avere quel gettito, ma il gettito è minore senza che le aliquote diminuiscono. Ribadito il principio che il totale è la somma degli addendi, al fine di far quadrare i conti la soluzione potrebbe essere la seguente. Il gettito di 15,8 ml entra in un capitolo che trova la corrispondenza in un capitolo di uscita. La rimanente parte, la differenza fra il totale dei costi che coprono anche le riduzioni, come afferma lo stesso Consiglio, Comunale va in un altro capitolo in entrata che finanzia altre spese. A mio modesto avviso, suggerirei l’allocazione al titolo terzo. Aggiungerei, di scrivere sul diverso capitolo, del titolo terzo, le reali somme versate al fine di dare certezza all’entrata. In questo modo però si altera la percentuale del non riscosso perché è calcolata su 15 milioni e non sul totale. I cittadini sono meno furbetti di quanto dicono gli amministratori.

E’ il principio di origine latina “divide et impera” che ispira la controriforma contabile A differenza del principio che la somma degli addendi dà il totale, il principio del “divide et impera” sottrae. Non è un caso che l’addizione è alla base della moltiplicazione, mentre la sottrazione è parente della divisione. Il costo del servizio, come da conto consuntivo del 2018, è stato di €14.008.298,30 con le seguenti economie, 2.572.271,68 ECP 693725,72 EC. Il costo approvato, si ribadisce, è 17.517.172,16 al netto della tassa provinciale. L’emergenza attuale dei rifiuti porterà altri costi nonostante la data di chiusura per manutenzione del termovalorizzatore fosse conosciuta da circa un anno.