Segreteria Regionale del PD, De Caro va all'attacco (ma qualcuno poteva avvertire i dirigenti locali...)

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Umberto Del Basso De Caro
Umberto Del Basso De Caro

Non c’è più religione… anche in un partito una volta laico, almeno in qualcuna delle componenti che in esso sono state, più o meno, assemblate. E’ questione del giorno nel centrosinistra targato Partito Democratico la querelle sorta intorno al disvelamento della Segreteria regionale di recente varata dal neo-eletto segretario Leo Annunziata. Il quale prevalse, col decisivo appoggio del presidente campano De Luca, su Armida Filippelli e Umberto Del Basso De Caro, i due che oggi ne contestano apertamente tale operato.

Si tratta di un organismo composto da ben 25 persone, 9 donne e 16 uomini (“pletorico”, nella odierna valutazione separata ma coincidente dei due sconfitti di allora), in cui hanno trovato posto tre sanniti non proprio di primo pelo: Raffaele Del Vecchio, Cosimo Lepore, Italo Palumbo.

Qui nel Sannio s’innesta un curioso “strabismo politico”, per citare De Caro, tutto in chiave locale. “Auguri di buon lavoro alla nuova segreteria regionale del Partito Democratico della Campania. Confidiamo tutti in una capacità di sintesi e rilancio politico del Partito affinché si possano affrontare al meglio le prossime dirimenti sfide che ci attendono. Sfide da cui dipendono le sorti della Campania e ancor più delle sue aree interne”, ha scritto in proposito il segretario provinciale Pd, Carmine Valentino.

E gli ha dato manforte il coordinatore cittadino del PD Giovanni De Lorenzo: “Voglio esprimere le più sincere congratulazioni, mie personali ed a nome del Circolo Cittadino del PD, alla Segreteria Regionale varata ieri dal segretario Annunziata e, in particolare, ai tre dirigenti beneventani componenti della Segreteria stessa, Cosimo Lepore, Raffaele Del Vecchio ed Italo Palumbo”. De Lorenzo, inoltre, vede in essa “un organismo ampio e plurale che sarà certamente in grado di raccogliere ed affrontare le sfide che la nuova situazione politica del Paese offre, discutendo ed ascoltando in primo luogo i cittadini”.

Ma un modesto corto circuito s’è imposto nel panorama sannita, stando al contenuto di una lettera indirizzata ad Annunziata da parte dell’ex sottosegretario – unanimemente ritenuto dominus del Partito Democratico sul territorio – al segretario regionale. Ha scritto De Caro che Annunziata, “dopo un parto travagliato, ha dato alla luce la nuova segreteria. Di sicuro pletorica, atteso il numero dei suoi componenti”. De Caro ha proseguito e, come dire, non si è speso in lusinghieri apprezzamenti: “Non è dato comprendere se i temi che animano il dibattito politico debbano trovare ospitalità nell’assemblea, nella direzione o nella elefantiaca segreteria o, come tempo, in nessuno dei tre organismi”.

Il linguaggio della politica risponde, largamente, a canoni consueti, ovvero ben di rado offre spazio a interpretazioni lineari, per cui quando il deputato beneventano ricorda che “se in nessuno dei tre organismo è possibile esprimere il proprio punto di vista” e che “non ha alcun senso la nostra partecipazione ed il nostro contributo” la facilità nel trarre conseguenze (abbandono?) non è scontata.

Converrà prudentemente attendere, quindi, ciò “che valuteremo nelle prossime ore”. Essendo infatti scoccata, oltre i “tatticismi” e le “ipocrisie”, “l’ora della discussione franca, aperta, leale e delle decisioni chiare”.

Intanto, però, qualcuno di tale critico e severo ammonimento di Del Basso De Caro doveva avvertire Valentino e De Lorenzo. A meno che non si sia all’inizio di una rivoluzione, versante fantascientifico, della pluralità in salsa sannita.