Il sequestro di buon mattino non ha l'oro in bocca: i magistrati spieghino ai cittadini i fatti di Airola

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Tutti, ma proprio tutti i 'media' che hanno seguito, anche in tempo reale, quanto verificatosi ad Airola, con il sequestro di buon mattino e al cospetto degli 'utenti' dell'immobile che ospiTa una scuola elementare (plesso Nicola Romano della “Padre Pio”), hanno per un bel po' di tempo brancolato nel buio di un'informazione istituzionale incompleta: non a caso ha goduto di una significativa impennata l'uso dei verbi al condizionale all'interno di ogni frase pestata su un computer. Una nota stampa dell'ente locale caudino (leggi sul Vaglio.it) è infine intervenuta a spiegare i motivi più o meno completi, alle sette della sera, di un 26 settembre avviato col mesto ritorno a casa dei piccoli, inconsapevoli e incolpevoli allievi.

La materia della contesa (sicurezza dell'edificio) è stata, è e sarà oggetto della solita disputa politica, che infatti non ha mancato già d'avviare i suoi motori: siamo alle lettere aperte, alle analisi improntate a una maggiore o minore pacatezza, eccetera. Campionario conosciuto.

Piuttosto, mettendo da parte per un attimo appunto presunte colpe e presunti colpevoli, svuotando cioè il provvedimento del Gip della sua sostanza (che andrà, speriamo in fretta, accertata), resta impressa nel lettore e, prima ancora, in chi l'ha vissuta in prima persona, la modalità con cui si è consumato l'accidente del sequestro: all'atto del suono della campanella, diciamo così. Anche questa riportata in maniera concorde dagli organi di informazione e ribadita con forza dal sindaco Napoletano (destinatario del provvedimento in pratica a 'cose fatte') nonché dai genitori degli alunni, non escludendo l'esternazione 'social'.

Dobbiamo quindi supporre che esistessero motivi così seri, tali appunto da mettere in pericolo estremo e immediato l'incolumità della popolazione scolastica, che hanno richiesto davvero un intervento ad horas: nel caso, non si dovrebbe far altro che ringraziare l'autorità giudiziaria e chi ha eseguito materialmente il sequestro dell'immobile.
Ma sarebbe opportuno che tale racconto dei fatti venisse suffragato, e con la medesima fretta con cui è stato scritto, da una presa di posizione ufficiale, da una spiegazione che promani dal Tribunale beneventano e che aiuti a fare chiarezza soprattutto per rispetto degli involontari protagonisti diretti della vicenda (corpo docente, famiglie, bambine e bambini).

Altrimenti residua dalle righe dei servizi stampa il tarlo di un eccesso di spettacolarizzazione, anche involontaria. E ciò magari non lo dice la cronaca, ma da millenni Orazio:
“Est modus in rebus,
sunt certi denique fines,
Quos ultra citraque
nequit consistere rectum”
(...V
’è una misura nelle cose;
vi sono determinati confini,
al di là e al di qua dei quali
non può esservi il giusto).